funerali

che sia Albertone, il Papa, la Concordia o il grande Pino, io la gita per camere ardenti continuo a non capirla.

l’idea di accordarmi con mio marito per una partenza improvvisata (la morte non avverte), verso la camera mortuaria di un policlinico qualunque mi fa ridere. e non perché sia una che rimuove il fatto, anzi, pregando per i defunti due volte al dì alla morte ci penso più di qualunque cattolico che abita in questo Paese di merda e che ora è intento a scrivere bigliettini per il bambino ucciso o a comprare palloncini per la madre suicida.

ha ragione Roberto Cotroneo (che mi scuserà se lo cito), siete degli analfabeti emotivi, con i vostri cellulari in mano pensate di avere le emozioni in tasca, di poterle racchiudere lì dentro e essere onnipotenti.
ci si dispiace per il grande artista. si versa anche più di qualche lacrima, è normale.
io resterò triste a lungo, con Pino un bacio in pineta è scappato a tutti, ma lascio il suo corpo ai parenti e agli amici più stretti, com’è giusto che sia, senza clamori e applausi.
sarebbe bello, sì sarebbe umano, sentire la sua voce risuonare per tutta a la città fino al tramonto e nient’altro.
stride la richiesta dei parenti con l’insistenza del pubblico pagante.
crea raccapriccio che si sposti l’attenzione dalla sua morte al vostro dolore.

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