E’ il tempo giusto

E’ il tempo giusto per passare la mattinata al bar affollato del lido facendo finta di star male dietro gli occhiali da sole. Per ieri sera, quando hai finto di ubriacarti perché lui fingeva di fare il filo a un’altra. Tra l’altro bionda.

E’ il tempo giusto per indossare il bikini sgambato che lui non noterà mai preso com’è a inviare Direct Message a “ladosempremanonqua”.
Pazienza.
Basterà una “selfie” perché gli arrivi la botta di gelosia e orgoglio.
Basta sempre una “selfie” per sentirsi meno falliti, inutili e indebitati.

Questo è il tempo di costruire piste sulla sabbia per farci correre biglie colorate, all’ombra della pineta che sa di resina e baci impacciati. E’ il tempo per leggere topolino senza dover correre a fare i compiti.

E’ il tempo giusto per restare incantata a guardare l’umanità che chatta, posta e tagga. E domandarmi che cosa ci facciano qui anziché guardare il mare direttamente dal monitor di casa.

il partito della pancia

combattiamo la pancia gli ultimi 2 mesi prima dell’estate, facendo un paio di flessioni al giorno e mangiando cornetti al bar, e poi ne parliamo manco fosse la nostra migliore consigliera, una che non sbaglia mai. si vede che in Italia le decisioni son per lo più prese per istinto, di pancia. e lo notiamo negli assessorati e nelle università dove personale amministrativo e docente è scelto più per un legame di sangue, e quindi per simpatia, che per effettive graduatorie. la simpatia è il sentimento di comunanza che spinge un organo del nostro corpo ad ammalarsi della stessa afflizione del vicino, è un senso di appartenenza, o lo stupido tentativo di credere che con una risata si risolva tutto. ed io immagino una collettività intera, quella che prende decisioni di pancia, aggirarsi nei pressi delle toilette piegata in due.

perché la simpatia, quella sciocca, è sopravvalutata. la risata anche, l’istinto non ne parliamo. sposai il mio primo marito per istinto, firmai per l’Università della Musica per quel cazzo di istinto, e lasciai il teatro, sempre per dar retta all’istinto. così sui social, dove da quando è approdata la Massa, rituittiamo i battutari a tutti i morti, quelli che muoia Peres o Dalla hanno sempre due parole da ridere da lanciare al pubblico, o quelli che in foto sorridono sempre, che si mostrano mansueti verso il mondo e sempre disponibili. per non parlare dei romanzi, dove da qualche anno a questa parte, da quando il marketing risponde al gusto del pubblico, c’è la pretesa ignorante di avere a ogni costo il protagonista simpatico, sebbene non mi pare che la simpatia porti con sé grandi sfumature psicologiche e caratteriali, sensi di colpa zero, né, mi pare, che i megalitici personaggi della storia siano mai stati simpatici, dalla Commedia dell’arte alla commedia degli equivoci, dall’horror prima maniera ai thriller psicologici.

Eduardo non era simpatico, e nemmeno i suoi fratelli. il grande Totò era di uno snob da fare orrore, e piuttosto stronzo, tanto che quando Davoli andò a trovarlo a casa sua per parlare di Uccellacci uccellini, il Principe de Curtis pensò bene di spruzzare DDT dove l’attore si era seduto. e la Magnani, di cui mostrate foto su foto?, e la Vitti? vogliamo parlare di Italo Clavino? cui all’antipatia si univa una vergognosa invidia per chiunque fosse più bravo di lui? ma l’elenco è troppo lungo, perché la gavetta fatta da chi non ha mariti o amanti illustri è durissima, basti pensare cosa significa avere successo oggi se non hai parenti simpatici in TV, o in Parlamento, a quanta strada bisogna fare, e quanta frustrazione a deformarti quel cazzo di sorriso.

io non mi fido mai di chi sorride troppo.

e poi non c’è niente da ridere, né da dimenticare.

proclami

i proclami su Facebook hanno lo stesso valore delle promesse degli amanti, si dimenticano il giorno dopo, e soprattutto non ci tengono al riparo dalle angherie dei nuovi contatti che nulla sanno delle nostra Netiquette , né della buona educazione di base, di cui i genitori erano evidentemente ignari.

le persone domandano amicizia e non salutano, né ringraziano, né, se sconosciuti, si presentano. perché la buona norma vuole che, se qualcuno mi concede l’amicizia, io ringrazi, così come al supermercato se qualcuno ci fa passare avanti con la nostra singola bottiglia di latte. fu perciò che litigai con la Stancanelli, agli albori di FB, mia ex compagna alla Silvio d’Amico, perché mi domandò l’amicizia su FB e nemmeno salutò. poi chiuse l’account: e minchia, non mi vedi da 20 anni almeno ciao, no?

direi quindi che è uno spreco di energie proclamare la propria indignazione verso l’umanità e i suoi comportamenti assurdi, a meno d’inserire tali richieste tra le info personali: non scrivete in privato se non avete letto i miei romanzi; no perditempo analfabeti; no frequentatori del “piuttosto che” congiuntivo, no aspiranti scrittori; no scassapalle lamentosi, no chiunque sia fuori “dal giro”. meglio sarebbe eliminare quei contatti che ci stanno proprio sullo stomaco e che ledono la nostra serenità social.

invece ogni giorno scorro la Time Line di Fb e leggo appelli, decreti e dichiarazioni ridicole, contro fan, fake, troll e lol. e fa un certo effetto sapere che gli addetti ai lavori  sono veramente acidi come alcuni dicono, e certi scrittori stronzi come tanti pensano. io non affiderei mai un mio manoscritto a qualcuno che spiffera ai quattro venti le evitabili defaillance del malcapitato che si è permesso d’inviare la bozza senza domandare. mai e poi mai darei fiducia a uno stronzo che invece di rispondermi in privato, anche per le rime, racconta a tutti che mi sono permessa d’interpellarlo.

qualcuno di voi sa che io edito romanzi?, no. perché l’editor è un po’ come il medico, non svela segreti, non racconta le nostre vergogne, non giudica con piglio di superiorità. scrivere un romanzo, anche orribile, è complicatissimo. e il fatto che si sia in tanti, in questo mondo di merda che è l’editoria, dovrebbe rendere ilare colui che ha la fortuna di lavorare e di guadagnare, e anche grato ai coglioni che gli domandano aiuto.

il Partito dell’arroganza

non m’interessa difendere Odifreddi, non lo conosco granché e poi lui è pieno di soldi e fama ed io no, caratteristica che, stando al nascente Partito dell’arroganza, composto da chi considera stronzo chiunque abbia cultura, già sarebbe motivo valido per lanciargli pomodori in faccia; prendo le parti del matematico per quell’assurdo desiderio di verità che mi spinge a essere obiettiva, e a non giudicare mai di pancia, perché di pancia si va anche al cesso.

sì, lo capisco, il filosofo matematico, afferma che il 90% degli italiani è stupido, ma su CINQUANTADUE righe, e le  ho contate, parla di questa faccenda in un paragrafo di sole due e righe e mezzo, per il resto dell’intervista analizza il fenomeno 5Stelle, della Sindaca Appendino, di Renzi, delle Feste de l’Unità, delle banche, della Fiat, del Papa, della Russia, dell’Unione europea. e invece, per l’abitudine un po’ infantile di credervi al centro dell’universo mondo, avete immaginato parlasse proprio di voi, atteggiamento tipico del narcisista, o di chi giudica un pezzo giornalistico solo dal titolo. ma lasciatevi dire che, a cinquant’anni, non sapere che i titoli li scrivono apposta per attirare l’attenzione dei lettori, è un tantino da imbecilli.

Odifreddi ha presentato il proprio libro e lo ha fatto lanciando una provocazione che ha trovato terreno fertile nel 70% della popolazione analfabeta, (non so cosa ne sappiate voi ma i dati ci mettono tra i primi in Europa), e nel popolo dei 5 stelle (tali i miei insultatori di twitter), cui Odifreddi ha dedicato lo stesso numero di parole che agli elettori del PD, ma che si sono sentiti chissà perché più offesi.

come non lo sapeste, e infatti non lo sapete, il tizio in questione, che comunque ha più lauree di molti di voi messi assieme e anche una certa esperienza scientifica, non è nuovo alla polemica, anche all’interno dei Festival, che ora se lo contendono ora lo escludono dal cartellone. è tipico dell’intellettuale lanciare questo genere di provocazioni, lo fece anche Eco, e infatti.

e comunque, dopo aver letto questo articolo  sugli infermieri che fanno a gara “di aghi” sulla pelle dei pazienti, io qualche domanda sull’imbecillità degli italiani me la farei, perché conosco milioni di imbecilli, quelli che picchiano i  bambini all’asilo, che tengono a digiuno gli anziani negli ospizi,  che affermano che la Cannabis sia letale perché è “canna due volte” ossia un derivato della vera Canna, pianta allucinogena, quelli che timbrano il cartellino in mutande a tornano a dormire e si fanno riprendere dalla telecamera, che guidano ubriachi fradici, che picchiano le donne, che si fanno branco e violentano, che vanno in Piazza si esaltano e picchiano i giornalisti, che criticano scrittori mai letti solo perché hanno successo, che scrivono e non sanno leggere.

Odifreddi avrà anche usato parole dure, ma la realtà è che siamo un Paese senza futuro né alternativa politica, e se non ve ne siete accorti è un vero guaio. personalmente, se non so qualcosa non me la lascio scappare, cerco di conoscerla, perché la curiosità è l’unico strumento propedeutico al ragionamento, e con la testa, contrariamente a tanti, preferisco pensare più che scopare.

 

sesso on line con donne uccise

se formi il numero che appare sotto la foto e chiedi di parlare con una delle ragazze, ti risponde un operatore del Mouvemant du Nid , che da settant’anni lavora in difesa delle prostitute, e  ti racconta come la escort che hai scelto sia morta; se invece clikki sulla sua foto ti compare la sua faccia tumefatta. ma non è un telefilm né una montatura, si tratta del sito dal titolo allusivo Girl of Paradise, l’indirizzo cercatelo voi stessi se ci tenete, pensato dal Movimento per indurre i clienti a non sfruttare la prostituzione.

fermare la prostituzione!, il mestiere più antico del mondo!, diranno i maschiacci presenti, allevati a suon di informazioni sbagliate e frasi fatte. infatti, qualcuno, sentendo dall’operatore che la Escort Marie era morta, ha elegantemente chiesto un’altra ragazza, come se morire fosse un rischio del suo mestiere, o la sua voglia di farselo venire duro superasse ogni principio di pietà. alcuni hanno riagganciato, altri ancora hanno domandato agli operatori del Mouvement di Nid maggiori chiarimenti.

la presentazione è quella di un sito di incontri con Escort come tutti gli altri, diviso in categorie: domina, escort VIP, trans, la differenza è che se clikki su Live chat ti appare in poche righe la storia di Inès, 19 anni, o quella di Monica, 30 anni o di Julia, 26. sul video del Mouvemant du Nid  si dice chiaramente: lavorare nella prostituzione oggi significa avere a che fare con la violenza, e i clienti sono complici di questa violenza così abbiamo voluto evidenziare le conseguenze del loro atto. 

la vera particolarità di questa azione di consapevolezza, è che il cliente inizia a chattare regolarmente, è soltanto dopo un po’ che l’operatore gli svela la verità: Inès è stata trovata morta accoltellata nell’appartamento dove riceveva i suoi clienti, stasera tu e la tua compagana dovrete fare a meno dei sui servizi. Con circa 600 contatti solo la prima settimana, il sito Girls of Paradise sta cambiando la percezione dei clienti, risvegliando il senso morale dei francesi: il 6 aprile 2016 il Parlamento francese approva la legge che penalizza i clienti delle prostitute. 

se deciderà d’intraprendere la stessa azione civile, spero che il nostro Governo non affidi l’iniziativa alla Ministra Beatrice Lorenzin, rischiando così di vanificare anche il lavoro dei cugini francesi.

#vivalalettura

ogni giorno leggo questi hashtag e ogni giorno leggo di librerie che chiudono, case editrici in rosso, scrittori alla canna del gas.

un tizio scrive #vivalalettura qualsiasi essa sia. io invece sostengo di no, perché non c’è niente di meglio che un brutto libro per scoraggiare un potenziale buon lettore. la lettura deve essere di qualità per giustificare quella che qualcuno definisce oggi una fatica: la lontananza per alcune ore da amici e social, le veglie fino a notte fonda quando la storia ti prende proprio, la spesa, che se leggi almeno due libri al mese e non lavori diventa notevole. i dati Nielsen 2015 parlano di una chiusura in positivo per il mercato dell’editoria, ma quali sono i romanzi che tengono? io lo so e voi anche.

qualcuno dice che il romanzo rischia l’estinzione e che dovremmo scrivere allo stesso modo che per la TV. io credo invece si parli di settori diversi. se parliamo di “Gomorra” non parliamo di “Il teatro di Sabbath”, anche se per alcuni una inchiesta giornalistica romanzata ha lo stesso valore letterario di un capolavoro che narra la crisi d’identità del maschio americano maturo. qualcuno vuole pagine di solo “fatto”, si confondono alla prima digressione e danno di matto per i flash back. altri chiedono metafore eccessive, ricerca a ogni costo,  giochi di parole, autoreferenzialità.

i critici latitano sommersi da montagne di novità letterarie che nemmeno leggono; alle scuole di scrittura, nel frattempo, insegnano a plotoni di potenziali “prodotti editorali” da una sola stagione il mucchio di cazzate che giustifichi il prezzo del corso, e che i neo scrittori ripeteranno alle noiose presentazioni dei propri romanzi: che devi cercare la verità, mettere le mani nella merda, essere autentico e fottertene degli altri, mentre tutto dipende dal fisico del ruolo, dal clan cui appartieni, dalla scuola frequentata e da quale genere andrà di moda al Salone 2016.

per me la scrittura è espressione di concetti condivisi, il racconto di una vicenda interessante e possibilmente originale attraverso parole giuste. non ho verità in mano, non amo speculare sulle mie disgrazie, faccio tentativi, cerco Maestri e regole da seguire.

Infine, sentendo inutili tutti i miei sforzi e  tormentandomi invano, ho preso l’unica risoluzione che mi rimaneva, quella di sottomettermi al destino senza ribellarmi oltre alla necessità” (Rousseau)