E’ il tempo giusto

E’ il tempo giusto per passare la mattinata al bar affollato del lido facendo finta di star male dietro gli occhiali da sole. Per ieri sera, quando hai finto di ubriacarti perché lui fingeva di fare il filo a un’altra. Tra l’altro bionda.

E’ il tempo giusto per indossare il bikini sgambato che lui non noterà mai preso com’è a inviare Direct Message a “ladosempremanonqua”.
Pazienza.
Basterà una “selfie” perché gli arrivi la botta di gelosia e orgoglio.
Basta sempre una “selfie” per sentirsi meno falliti, inutili e indebitati.

Questo è il tempo di costruire piste sulla sabbia per farci correre biglie colorate, all’ombra della pineta che sa di resina e baci impacciati. E’ il tempo per leggere topolino senza dover correre a fare i compiti.

E’ il tempo giusto per restare incantata a guardare l’umanità che chatta, posta e tagga. E domandarmi che cosa ci facciano qui anziché guardare il mare direttamente dal monitor di casa.

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mio nonno era fascista

alcuni fecero a tempo a nascondere il fez e la camicia nera, molti altri invece no. tantissimi non erano lassù in montagna (oh Bella ciao), ma sotto il balcone, in Piazza, ad applaudire il Duce pieni d’entusiasmo. alcuni abbandonarono prima, è vero, ma molti di più, invece, furono delatori e collaborazionisti fino alla fine, felici di fare quattrini con la borsa nera, con la compravendita di appartamenti abbandonati dalle famiglie in fuga, di occupare i posti liberi lasciati dagli ebrei deportati: primari d’ospedale, professori universitari, scrittori, intellettuali. tanti lo piansero. e lo piangono ancora.

mio nonno era fascista, e probabilmente anche il tuo.

mio nonno era fascista, e oggi io scendo in Piazza anche per lui.

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colpevoli di critica

ce n’è tanti di autori già celebri che vanno di bacheca in bacheca alla ricerca di colpevoli di critica, minacciandoli di querela. per lo più sono gli stessi che sguinzagliano amici e parenti in libreria perché controllino il posizionamento del loro ultimo romanzo, roba di cui personalmente non mi macchierei mai.

certo, sì, è verissimo, hanno ragione da vendere, sebbene scrivano romanzi commerciali la maggior parte delle volte i leoni da tastiera esagerano, sono volgari, ingiustamente offensivi. però, spesso e volentieri la prosa di certuni offende un po’ tutti. il successo immeritato infastidisce l’autore talentuoso ma senza mezzi per pagare editor, corso,  scuola, la cazzo di agenzia che vuole i tuoi cazzo di 300 euro anche se ti conosce da 10 anni.

quando mi domandano come mai non ci sono più critici letterari in grado di non sfoderare la lingua a ogni novità da vetrina degli amici loro, rispondo che è per la stessa ragione per la quale negli ospedali mancano anestesisti: in certi casi è bene avere un ottimo Studio Legale alle spalle.

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oggi è la giornata mondiale del libro

un’immagine apocalittica quella che mi viene in mente quando penso alla Giornata Mondiale del Libro, un girone dantesco per scrittori emergenti, mezzo emersi, emersi del tutto e dimenticati; e quelli noti, vilipesi dai meno noti soltanto perché noti, quelli celebri, che in definitiva non servono più neppure come pietra di paragone dacché abbiamo la tecnica, abbiamo i coach, abbiamo i manuali.

in un futuro non così lontano ognuno avrà scritto almeno un libro mediocre. negli anni, avremo compiuto una inutile deforestazione, quella del senso stesso della letteratura. ognuno pensa di aver scritto un capolavoro, ognuno è maestro, ognuno, per quanto distante dalla buona sintassi è editor, agente, guida.

ognuno, per quanto misero e infelice, con royalty al 5% sul ricavato del libro (al netto IVA, spese di distribuzione, percentuale del negoziante e dell’editore), sarà la forchetta nella zuppa di un altro, più infelice, più misero di lui perché non ha trovato neppure una pubblicazione a pagamento.

i brutti libri non sono il risultato soltanto di cattive letture, ma anche di una mancanza di talento endemica di cui prima o poi si deve prendere atto.

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ricchi e altolocati

questa idea che il ricco altolocato non sia in grado di interpretare i bisogni delle persone, della gente come si preferisce definire la massa indistinta d’individualità, manco Karl Marx fosse nato tra cumuli di spazzatura anziché da una agiata famiglia di avvocati e industriali, futuri fondatori, tra l’altro, della Philips. o vogliamo dire che Marx non ha saputo interpretare le necessità del proletariato, leggere nel cuore del popolo?

penso sia sbagliatissimo far passare il principio che soltanto chi si è fatto un gran culo e ha lavorato in un call center sia in grado di capire, e interpretare, e scrivere la ragioni del popolo. talvolta, invece, ci vuole uno speciale distacco per meglio analizzare e trovare soluzioni. odio il razzismo al contrario. sono fiera della mia natura snob, di aver avuto la possibilità di studiare, senza, peraltro, toglierla ad altri.

se San Francesco non avesse avuto ricchi abiti da togliersi non sarebbe mai diventato una leggenda della cristianità. se San Francesco fosse stato povero, non avrebbe mai ceduto i propri ricchi abiti. e poi Leopardi, Flaubert, Balzac, Ginzburg, Morante, Manzoni, Moravia, ma fino ai più attuali Mari, Covacich, non mi pare abbiano lavorato in fabbrica ma credo, mi sembra, fossero e siano ben calati nel loro tempo e nella loro realtà.

un’ultima cosa, cara Michela Murgia: l’editoria è l’ultimo posto dove trovare meritocrazia e accoglienza, lo vedi anche tu che a parte rarissimi casi si pubblica solo per via parentale.

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gare di lutto per Notre Dame

sono sconvolta, piango. i cugini francesi, la letteratura, la nostra memoria collettiva.

ma i social sono un dolore a parte, una ferita che si riapre ogni giorno alla lettura della  Time Line con la stessa domanda: a che serve parlare se nessuno più ascolta e a che serve scrivere se nessuno più legge. gli antieuropeisti che esultano, ho tanti tanti amici pompieri, esperti d’arte e citatori di Cocciante. non mancano gli atei infastiditi:  è soltanto un simbolo, fanculo la cristianità. infine, i narratori di addii, postatori di foto a testimonianza del viaggio di nozze nella Ville Lumiere.

ma i migliori restano i cinici benaltristi: la vita è tutta schifosa, le guerre sono ovunque e le cattedrali crollano. poi si cagano sotto al primo prelievo di sangue. quelli che ti lasciano il dubbio che “il problema sia un altro”, che come un medico forense si mette a fare analisi, mentre il corpo amato è ancora caldo sotto le braci.

Per me c’è soltanto sentimento personale, intimo, ricordi che non condividerò c perché non siano insozzati.

c’è, forse, un imbecille che ha lasciato la sigaretta accesa vicino ai solventi.

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