E’ il tempo giusto

E’ il tempo giusto per passare la mattinata al bar affollato del lido facendo finta di star male dietro gli occhiali da sole. Per ieri sera, quando hai finto di ubriacarti perché lui fingeva di fare il filo a un’altra. Tra l’altro bionda.

E’ il tempo giusto per indossare il bikini sgambato che lui non noterà mai preso com’è a inviare Direct Message a “ladosempremanonqua”.
Pazienza.
Basterà una “selfie” perché gli arrivi la botta di gelosia e orgoglio.
Basta sempre una “selfie” per sentirsi meno falliti, inutili e indebitati.

Questo è il tempo di costruire piste sulla sabbia per farci correre biglie colorate, all’ombra della pineta che sa di resina e baci impacciati. E’ il tempo per leggere topolino senza dover correre a fare i compiti.

E’ il tempo giusto per restare incantata a guardare l’umanità che chatta, posta e tagga. E domandarmi che cosa ci facciano qui anziché guardare il mare direttamente dal monitor di casa.

mi scrivono

fuori dai social la vita è un’altra.
lo sappiamo e non è mai sbagliato parlarne.
distogli lo sguardo dal file che stai correggendo e ti ritrovi nell’affollato mondo delle emoticon, delle risate a denti stretti e del “come stai”, poi, cazzo, prova a fagli comprare un tuo romanzo, e a farglielo leggere, soprattutto: però de Sade era un grande scrittore erotico!, dichiarano senza mai averlo letto.

quello dei social è un orribile un mondo abitato da giganti dai piedi d’argilla nel quale regna sovrana l’illusione di essere amati e di essere speciali.
batte il cuore a ogni approvazione.
perché ognuno troverà sempre consensi nella propria cerchia di “amici”, ma non è così nella realtà.
te ne accorgi quando vedi che tutti dicono la stessa cosa a chiunque: sei brava, continua a scrivere.

senza social molti sarebbero oscuri tizi senza nome, che a incontrali per strada manco ti volti, i cui occhi non brillano, la cui capacità di affabulare è pari a zero.
molti sarebbero rimasti professori di lettere o di fisica applicata, invece suonano gratis, non leggono e scrivono gratis. ok, allora lasciate il vostro stipendiuccio e mettetevi a fare gli artisti a tempo pieno.

la fama dipende soltanto dalla lobbie cui appartieni, è così, siamo scimmie, lo dice anche Desmond Morris.
la fama dipende ancora e ancora e sempre dal cognome che porti.
dal trovarti nel famoso posto giusto al momento giusto.
dal non dire mai ciò che pensi. come io non riesco a fare.

se vi manco così tanto, allora leggetemi.

http://www.giazira.it/it/sezione/articoli/49/pioggia-dorata.htm

11 donne a Parigi

se non avete niente da vedere in TV non guardate neppure “11 donne a Parigi“, orrenda pellicola francese che racconta di  ben 11 donne tutte con problemi ormonali.
la cui regia, brutta, è di una donna. con tanto di incredibile (nel senso di NON credibile) balletto finale, brutto, sotto la Torre Eiffel.
film immagino tratto da un romanzo, brutto, forse scritto da una donna.

e mentre lo guardavo tentando di ridere, pensavo alle ragioni della mia amica Nina, quella che sostiene l’inutilità del femminismo e il fatto che, tutte noi, alla fine, ci areniamo sul primo cazzo buono, quello che può pagare il mutuo, e che, vista la cinematografia che fanno passare in TV, non si può negare sia vero. ma senza annoiarci troppo, basterebbe leggere i commenti degli utenti sotto qualsiasi articolo che parli di chirurgia estetica per capire il livello di cultura generale di cui gli opinionisti da bar sono dotati.

se continueranno a disegnarci a questo modo, hai voglia litigare tra femministe sulle locuzioni da usare e quelle che no.
caratteri bidimensionali con la personalità di una mosca d’autunno, in poche parole fastidiose, ossessive, governate dal flusso mestruale, la cui massima ambizione è non avere la menopausa, liberarsi dal testosterone in eccesso, sposare il belloccio che ci rassicuri, scopare con quello che tutte vorrebbero e noi bruttarelle abbiamo conquistato.
il maschio, sempre e comunque, al centro dei nostri pensieri, non il lavoro, non la testa.
nel 2016 si rinvigorisce l’idea maschiocentrica che la realizzazione passi soltanto da lì, dall’equilibrio ormonale dovuto al sesso.

non si può parlare così di sesso e di femminilità. e forse lo fanno meglio gli uomini come Truffaut; o forse nel ’71 non c’era nessun obbligo a far ridere, a viaggiare per luoghi comuni, a rendere tutto terra terra, leggero leggero, masticabile.

forse nel ’71 c’era anzi l’abitudine ad approfondire, nella politica come nel cinema, come nel capolavoro “Le due inglesi”, che Truffaut arma di una profondità e di una rettitudine, intesa come etica e come pensiero fondante di una esistenza, inimmaginabile oggi.

brave, voi continuate a infilavi le vostre cazzo di Louboutin e a combattere per il diritto a farlo.

anche un uomo

mi dimetto dai social perché non voglio perdere tempo in discussioni post referendarie. in ban, insulti, cancellazioni di amicizie che sembravano basate sulla solida stima professionale e su reciproca simpatia.
ho dei romanzi da leggere e molto da scrivere.
ho speso energie, ho discusso, analizzato e letto.
e si sa che i social succhiano tempo.
ma poiché la politica non si occupa di me, io non ho più voglia di occuparmi di politica per un po’. poco, giacché ho molti amici veri su FB e lascio in sospeso alcune faccende di lavoro.
la politica non si ferma mai, non fornisce soluzioni definitive perché è fatta dagli uomini, che sono fallaci e spesso egoisti.

il Presidente del Consiglio Renzi si è dimesso ed io non sono leghista, né grillina, né berlusconiana.
sono una in cerca della sinistra, quella che difende i poveri e gli emarginati, immigrati compresi.
Renzi è stato coerente. come gli uomini che ti dicono che non ci sarà storia ben prima d’infilarti la mano sotto la gonna e di portarti fuori a cena. ma non per questo è detto che siano grandi uomini. magari vogliono soltanto evitare scenate sotto casa.
la coerenza è il minimo richiesto, e nessuno, tra l’altro, ha domandato a Renzi di andarsene.

chi vuole sa dove trovarmi.

il nonluogo del troglodita

fuori dalla rete non incontro tanta gentaglia. quelle che ti diventano amiche soltanto perché pensano tu sia l’amante dello scrittore tizio, e vogliono saperne di più, e seguono le sue tracce sulla tua bacheca come Holmes; o ti domandano l’amicizia perché sei amica amica di quell’altra, l’attrice che ti mette duemila like, o perché sei cugina alla lontana del giornalista del momento. nella realtà non c’è gente che interloquisce con me per dovere, perché ha bisogno di un favore da mia madre.

nella mia esistenza persone così non entrano.
uso password sicure, non mi mostro, la maggior parte del tempo resto nascosta nel mio studio sul lago. vivo isolata. non perdo tempo.
ho lavorato in teatro abbastanza da sentire la puzza ipocrisia al primo sguardo.

leggo che nella realtà è la stessa cosa!,
no, nella mia realtà nessuno mi invia ogni giorno pensieri via posta, e articoli, o foto personali non richieste, per provarci come ha fatto con altri venti account fino a ieri, e sparire se capisce che non gliela dai.
nella realtà la pesca a strascico è vietata.
così come nessuno ha la faccia di chiedermi favori se non ci si è mai stretti la mano. o domandarmi cosa voto, e insistere.

nella vita di tutti i giorni non mi capita mai di salutare e non ricevere risposta. o di essere insultata da sconosciuti. o di sapere vita morte e miracoli dei miei vicini di casa, se hanno stipsi o ragadi.
non ho mai creduto nell’amicizia via FB, né nella compassione digitale.
facile mettere un like. più complicato uscire da casa e venire a casa mia per offrirmi una spalla su cui piangere.
ho perso troppo tempo a fare accordi per il futuro con persone che poi non ho mai incontrato.
ad ascoltare lodi sperticate di gente sparita nel nulla.
no, la mia realtà non è la tua.

#Sannazzaro

l’incendio è scoppiato alle 16:00 di ieri, una spaventosa colonna di fumo si è alzata dallo stabilimento ENI, i cui vertici aziendali, soltanto a novembre, si riunivano e twittavano dall’account del Direttore Confindustria di Pavia, Francesco Caracciolo, di garantire “sicurezza ai cittadini di Sannazzaro”.

il processo Eternit BIS, che doveva condannare chi ha ucciso più di 200 persone da anni in attesa della sentenza, si è chiuso invece con una condanna per omicidio colposo. tutti gli altri reati cadranno o sono già caduti in prescrizione, nessuno avrà giustizia. perché l’Italia è il Paese del “fammi causa e poi vediamo”, e degli azzeccagarbugli che preferiscono farsi pagare metà in assegno e metà in nero.
ma evidentemente i rivoluzionari di FB e i difensori della sinistra dall’accozzaglia del NO, erano alla toilette ad ascoltare la pancia per capire come insultare chi vota diversamente da loro, perché non uno status, né un hashtag è stato usato per difendere i diritti delle vittime. così come il governo dell’amatissimo Matteo non ha speso una parola, non una,  per la manifestazione del 26 novembre contro la violenza di genere.

perché la vita del cittadino di pancia si svolge tra FB, twitter e il cesso, che sia per il Sì o per il No. se una notizia non è funzionale al retweet o al consenso non val la pena scriverci nulla.
il Referendum sulle trivelle è stato una vergogna, i pochi Verdi sul territorio mi pare siano stati tutti inquisiti, gli ex di Lotta Continua, come si è dichiarata una tizia l’altro giorno, dichiarano che l’industria e le banche sono necessarie alla crescita del Paese.
ieri, alle 17:00, ENI twittava che non c’era alcun pericolo per i cittadini. invece dovremmo cominciare a domandarci perché non abbiamo fatto ancora niente per tiraci fuori da questa nuvola di smog.

ne “Le radici del cielo”, romanzo ecologista per antonomasia e vincitore del Premio Goncour  nel 1956, Romain Gary scrive: gli straordinari progressi del cancro nel mondo, che provavano, se non altro, come l’uomo non fosse il solo a trattare la natura con crudeltà e disprezzo. 

ecco, credo che la vera sinistra si occupasse anche della giustizia nei confronti della natura, non soltanto di partorire slogan e insultare chiunque la pensi diversamente.