E’ il tempo giusto

E’ il tempo giusto per passare la mattinata al bar affollato del lido facendo finta di star male dietro gli occhiali da sole. Per ieri sera, quando hai finto di ubriacarti perché lui fingeva di fare il filo a un’altra. Tra l’altro bionda.

E’ il tempo giusto per indossare il bikini sgambato che lui non noterà mai preso com’è a inviare Direct Message a “ladosempremanonqua”.
Pazienza.
Basterà una “selfie” perché gli arrivi la botta di gelosia e orgoglio.
Basta sempre una “selfie” per sentirsi meno falliti, inutili e indebitati.

Questo è il tempo di costruire piste sulla sabbia per farci correre biglie colorate, all’ombra della pineta che sa di resina e baci impacciati. E’ il tempo per leggere topolino senza dover correre a fare i compiti.

E’ il tempo giusto per restare incantata a guardare l’umanità che chatta, posta e tagga. E domandarmi che cosa ci facciano qui anziché guardare il mare direttamente dal monitor di casa.

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pop corn

qualche giorno fa affermavo quanto l’atteggiamento di Renzi fosse deplorevole, e lo penso ancor oggi: un ex Presidente del Consiglio, e Senatore, deve rispettare anche la forma, e questa è d’obbligo quando ricopri certe cariche e prendi certi stupendi e sei lì come rappresentante del tuo elettorato. ma Renzi è quello che è: non ha ascoltato la base, gli elettori che gli chiedevano il rispetto verso i risparmiatori, la difesa dei pensionati, del lavoro, delle famiglie strozzate dagli interessi di Equitalia, di certi articoli della Costituzione che non andavano cambiati.

non si può accettare di farsi governare da gente che non è nemmeno in grado di dire parola su una strage terrificante come quella di ieri a Gerusalemme, che probabilmente neppure sa dove si trovi Gerusalemme, che parla di galera per gli evasori quando le galere sono al collasso, di respingimenti degli immigrati, di provvedimenti che non si conciliano tra loro, che sottopongono un “contratto di Governo” anziché un “Programma”: il programma puoi cambiarlo, un contratto no, un programma puoi rimetterlo in discussione, un contratto no.

non si tratta di volere il male del Paese, come commenta una tizia che mi dicono abbia militato ovunque le promettessero poltrone, si tratta di una flebile speranza, che il Paese si risvegli, che capisca quanto sia folle far governare l’Italia alla Casaleggio SpA e alla Lega, che in quanto a furti e ruberie non sta meglio del PD e in più è xenofoba.

qui il mio ultimo romanzo edito Castelvecchi.

non competitiva

ho appena iniziato il secondo racconto di Proibito ’60, secondo volume sui cambiamenti architettonici e toponomastici dell’Urbe e le parafilie più bizzarre praticate dagli italiani sotto lo sguardo vigile dei Papi. la mia piccola Ella ieri notte ha avuto un ictus; vorrei fare la marmellata di fragole; mettere in ordine la cantina; pensare alle mie amiche; andare in biblioteca.

e invece perdo tempo a litigare su FB per dimostrare le mie ragioni. perdo tempo su FB a difendermi da giovani giornalisti sessisti che prima mi promettono un’intervista, poi vogliono farmi vedere quanto ce l’hanno duro aggredendomi, poi mi chiedono scusa per avermi insultata, poi spariscono offesi perché li ho scusati ma non gliel’ho data. mi disperdo in azioni infruttuose come litigare con le colleghe, competitor, diciamola tutta e chiamiamo le cose con il loro nome: nemiche. passo le giornate a farmi il fegato grosso per l’ennesima scoperta editoriale che non arriverà mai al secondo romanzo ma è già in ristampa dopo una settimana.

allora mi ritiro. spiritualmente, intendo, senza sparire del tutto e risparmiandovi i penosi proclami alla Aldo Nove che tanto poi torna dopo 4 giorni: perché siamo dipendenti da FB perché narcisisti il più delle volte frustrati. e riconoscerlo, ammetterlo, è già un buon modo per iniziare a guarire.

buona giornata.

(Qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, Castelvecchi Editore, qui Pioggia Dorata, GiaZira Scritture, il long seller molto erotico sempre in ascesa)

 

 

 

 

riti funebri

sono 25 anni che recito mattina e sera un Sutra. no, non appartengo a quella grande setta giapponese che prende l’8 per mille e  vi fa trovare parcheggio sotto casa, per intenderci, ma anche lavoro, giacché il loro fine è quello di crescere e fidelizzare senza approfondire un cazzo. no, a me piace andare alla radice delle cose,  arrampicarmi sulle trame dei romanzi, non accetterei mai una versione facilitata della recitazione del Sutra. una Via facile al posto di una Via ardua, per parlare terra terra.

comunque, ogni tanto, giacché siamo testardi nonostante non si abbia da offrire molti gadget ai nuovi arrivati, organizziamo delle riunioni di meditazione durante le quali si studia e si officiano riti di diversa natura, secondo le esigenze di noi pochi affiliati che preferiamo la versione completa del rito a quella semplificata.

così scopro che un carissimo amico che cercavo da mesi è moro di tumore, a novembre 2017, aveva 51 anni. ci eravamo sentiti un paio di anni fa, lui che lavorava nel cinema, e aveva letto già qualcosa di mio, voleva coinvolgermi in un progetto, io che ero impegnata a scrivere Conversazioni Sentimentali gli dissi di aspettare qualche mese, che quel romanzo sarebbe stato perfetto per quel regista eccetera.

nel vedere l’inaspettata tavola funeraria offerta per lui, mi sono detta: e che cazzo. era bello, giovane, simpatico, generoso, di successo, talentuoso, padre, marito innamorato. accadono cose grazie alle quali mi ricordo quanto la vita sia preziosa, che del salto editoriale no me ne fotte una mazza se ciò m’impedisce di essere felice, e che la vita è un pizzico, e non la si può impiegare facendo strategie.

qui Pioggia Dorata, sei storie per cuori forti

10 sconsigli inutili

10 sconsigli inutili per entusiasti della scrittura.

la natura umana è sadica, suggerisce a chiunque la stessa cosa: di tentare ancora, che si è a pochi passi dal successo, che nella vita ci vuole un gran culo, che faranno tutto gli editor, che sicuramente questo manoscritto farà il botto. un po’ come quando decidesti di andare al mare il 1° maggio con quel caldo torrido, in fila per 4 ore soltanto per uscire dal raccordo.

e sfatiamo subito un mito: per campare di scrittura bisogna avere già un ottimo stipendio o in alternativa vendere milioni di copie tradotte in tutto il mondo. e se pubblicare il primo romanzo non è stato difficile, ormai ci sono più case editrici che librerie, migliorare la propria condizione di invisibili sarà complicatissimo.

se sei scoraggiato alla prima pubblicazione, sappi che la seconda potrebbe andare peggio.
1) se è l’editore a cercarti, 90 su cento non è per arricchire il suo catalogo ma il suo portafogli.
2) per essere credibile dovrai fare il salto dal piccolo al grosso editore, ma ti manca l’asta.
3) rendere conto delle vendite del primo romanzo che è andato di merda sarà come mostrarti nudo davanti a un pubblico di esperti: molte Agenzie letterarie esigono il rendiconto del primo romanzo, oltre il cospiscuo versamento su c/c soltanto per leggere il tuo manoscritto.
4) da scrittore sfigato a scrittore sfigato e bugiardo: non gonfiare mai i numeri, esiste un software che attesta l’esatta quantità di copie vendute.
5) ricorda che se hai vendicchiato faticosamente con il primo, non sarà lo stesso con il secondo: al paesello ti hanno letto per curiosità, per coglierti in fallo, per far piacere a tua madre, le tue ex per vedere se ti ricordi di loro.
6) se conti sui parenti devi averne veramente tanti.
7) anche gli amici latitano. a un certo punto, vedendoti, cambieranno strada.
8) un Agente letterario non rilegge mai lo stesso autore nell’arco della stessa vita.
9) per sapere se la tua storia funziona, hai due possibilità: fare un rito voodoo o iscriverti a una famosa scuola di scrittura.
10) per essere citato su FB dal guru dell’editing, invece, basterà che ti iscriva al suo corso settimanale.

Qui il mo ultimo romanzo d’amore “Conversazioni Sentimentali in Metropolitana” Castelvecchi Editore (anche in libreria)

netiquette

in queste settimane ho trovato numerosi articoli inutili sulla buona educazione social, ossia l’ignorata Netiquette (etichetta della Rete). pensare che se ne sente un gran bisogno, soprattuto se neppure il copyright sembra fermare i copiatori seriali di idee altrui. sì, mi rendo conto che ricevere like sia più importante che rispettare la paternità di un’opera e che dare lustro all’imbecille che l’ha scritta non conviene, ma ogni tanto, usare le virgolette e scrivere il nome del coglione cui avete rubato la frase, anziché l’antipaticissima cit farebbe sì che veniste considerati meno cafoni, frustrati, invidiosi, ladri. vi do qualche buon consiglio per non essere bannati dagli intransigenti come me: meglio perdere un lettore e acquisire un nemico in nome della buona educazione.

  1. quando domandate l’amicizia, spiegatene la ragione. non è necessario se si hanno mille milioni di contatti in comune, ma in caso contrario sarebbe come pretendere di entrare in casa di qualcuno senza conoscerlo.
  2. non scrivete mai MAIUSCOLO. è maleducato come urlare.
  3. salutate e ringraziate dopo che l’amicizia vi è stata concessa. cosa fate? vi piazzate sul divano di uno sconosciuto senza neppure dire “grazie dell’invito?”.
  4. per il like alla pagina del vostro ultimo romanzo aspettate pure qualche giorno, non precipitatevi con opportunistiche email pubblicitarie dopo 3 secondi netti che avete avuto l’add: non scappa è lì.
  5. se il nuovo contatto è uno scrittore come voi, o meglio se voi siete uno scrittore come lui, o vorreste esserlo dal momento che non avete ancora pubblicato, non chiedetegli la cortesia di leggere qualcosa di vostro: non è un editor, non è un talent scout, è uno dei tanti che cerca di guadagnare con ciò che fa. e qualunque cortesia abbiate da elemosinare, fate lo sforzo di conoscere l’interlocutore leggendo almeno una sua opera. lo stesso vale per musicisti, pittori, ministri.
  6. se il vostro nuovo amico pare ben tollerare  le altre etnie al contrario di voi che avete votato Lega, consiglierei evitaste battutacce sotto ogni post: toglierlo dagli amici non sarebbe più conveniente?
  7. se non siete mai intervenuti sotto i post del tizio e nemmeno lo avete salutato, credo sia inopportuno fargli la lezioncina come fosse un vecchio amico.
  8. quando vi rode perché quel contatto non ha risposto positivamente a un vostro tentativo di seduzione, evitate di fare dell’ironia sotto ogni suo post.
  9. dopo che gli/ le avete domandato scusa per una polemica inutile che gli/le ha fatto perdere 2 ore di tempo e fatto alzare la pressione, ignorarlo/a continua a essere da idioti come spaccare il capello in 4.
  10. e vale sempre una regola sola: quando sei in casa da solo comportati come se avessi ospiti, se hai ospiti comportati come stessi da solo. la buona educazione non pesa, è naturale come respirare. se ti saluto una volta, non serve che mi ri-risaluti, così che io ti debba ri-ri-risalutare e così via.

 

qui il mio ultimo romanzo edito da Castelvecchi. una storia di ricatti, sesso e amore vissuta tra le fermate della Metropolitana di Roma.