E’ il tempo giusto

E’ il tempo giusto per passare la mattinata al bar affollato del lido facendo finta di star male dietro gli occhiali da sole. Per ieri sera, quando hai finto di ubriacarti perché lui fingeva di fare il filo a un’altra. Tra l’altro bionda.

E’ il tempo giusto per indossare il bikini sgambato che lui non noterà mai preso com’è a inviare Direct Message a “ladosempremanonqua”.
Pazienza.
Basterà una “selfie” perché gli arrivi la botta di gelosia e orgoglio.
Basta sempre una “selfie” per sentirsi meno falliti, inutili e indebitati.

Questo è il tempo di costruire piste sulla sabbia per farci correre biglie colorate, all’ombra della pineta che sa di resina e baci impacciati. E’ il tempo per leggere topolino senza dover correre a fare i compiti.

E’ il tempo giusto per restare incantata a guardare l’umanità che chatta, posta e tagga. E domandarmi che cosa ci facciano qui anziché guardare il mare direttamente dal monitor di casa.

Annunci

umanità è sostantivo femminile

l’unica volta che ho ottenuto un lavoro con busta paga, e senza molestie almeno in quel caso, fu grazie a un uomo. quando fui licenziata, e senza giusta causa, fu per decisione di una donna. mi accompagnò alla porta dicendo: «il problema è proprio la tua competenza. Qui di capi ce n’è uno solo, e sono io». Capo, appunto, ma fosse stata capa, che pure si può dire, sarebbe stata ugualmente stronza.

avevo otto anni quando la mia amica del cuore mi tradì per consegnarmi a un gruppo di bimbette su pattini, perché mi umiliassero pubblicamente: abbassa la cresta, abbassa la cresta, abbassa la cresta Bibolotta, non sei la più bella del reame! il mio primo marito si scopò tutte le mie amiche e impiegate, e senza molestie. quando vi leggo nelle discussioni sulla lingua italiana patriarcale, su Crusca e altre faccende, quando digitate  infamanti “vai a studiare” a colleghe che non sono d’accordo con voi e ignorate chiunque non la pensi esattamente come voi,  e che magari cerca un solco meno estremo dove inserire le proprie istanze, mi sento estranea al mio sesso. succedeva nei collettivi di un tempo e succede oggi.

siete sicure di volere una Madre Matria?, siete così certe che certe infamie siano appannaggio esclusivo del maschio?, certe al 100% di essere migliori? siete mai state a cena con dieci donne etero e due uomini?, vi invito allora a fare un esperimento anche voi e a godere dello spettacolo agghiacciante del servilismo femminile davanti alla possibilità di conquista del maschio, anche solo in linea teorica, anche solo per uno sguardo. Santo Morris diglielo tu. ma lo vedete anche su FB, avessi la barba otterrei almeno 400 like a post, e sicuramente una pubblicazione migliore.

e comunque, se fai una cosa bella si dice che è una figata, se fai una cosa brutta è una cazzata. la Patria è Madre, perché la terra che dà vita è femmina, il seme è maschio, che lo vogliate o no. io non auspico la disintegrazione della forma maschile, come molte di voi fanno a nome di tutte, ci sono qualità del maschio cui non potrei mai rinunciare, anche certo vigore, se non vi dispiace, e anche tanta letteratura.

qui, qualche approfondimento

qui il mio romanzo appena uscito per Castelvecchi

A darmi il via fu l’amore

così è scritto sul frontespizio del mio ultimo romanzo. è una frase di Sylvia Plath, poetessa prima, suicida poi. ed io non sono stata onesta, l’altro giorno, con il mio interlocutore Francesco e i lettori che mi stavano ascoltando. ho dribblato sulla domanda in questione: cosa fu a darti il via?

in definitiva scrivo anch’io la stessa storia da anni, cerco anch’io la soluzione alla mia infanzia felice, all’adolescenza inquieta. lessi La campana di vetro che avevo quattordici anni, fu la mia insegnante di lettere del ginnasio a consigliarmelo, vista la mia inclinazione alla tragedia. un paio di settimane dopo fuggii di casa. a darmi il via, fu l’amore per il teatro.

e fu per amore che rinunciai alle uscite pomeridiane con le amiche, per restare su Racine, Moliere, Pirandello e Wedekind. per amore ho viaggiato poi, e soltanto per quello, mai per conoscere terre lontane ma per seguire qualcuno. e sono finita in Russia, Indonesia, Giappone. ho girato il mondo alla ricerca dell’amore, quasi sempre un’illusione, un risveglio doloroso, una sconfitta capace di rendermi più forte. è stato per amore che ho dato carta bianca all’uomo in grado di distruggere la mia autostima. ed è stato infine per amore che sono rinata.

qui il mio romanzo edito Castelvecchi.

anche da Vinci sarebbe spacciato

svegliatevi, vi prego, siete così instupiditi dalle serie TV da dimenticarvi persino le vostre origini pagane, o il perdono cattolico di cui tanto parlate sui social, la compassione verso chi ha smarrito la retta via: perché noi non puniamo, ricordatelo, il nostro dio non prevede gogne. fate tanto per sentirvi itaGLIani, in piazza, vestiti di nero che rievocate i bei tempi in cui “c’era lui”, con tanto di capocciate ai giornalisti, e poi vi fottete sulla sodomia Made in USA, arricciate il naso come i fratelli oltreoceano sugli scandali sessuali dei divi di Hollywood che hanno contrastato l’ascesa di Trump: ah, non ci avevate pensato? bravi, ecco, fatelo ora.  osannate il re del porno deceduto pochi mesi fa col suo impero di conigliette, e poi godete della cacciata di Spacey dal paradiso losangelino. non so come riusciate a essere così contraddittori.

e poi loro sono quaccheri, ricordatelo, calvinisti, è gente ruspante, sono vaccari, petrolieri. sono vissuti nella casa della prateria tra la loggia del leopardo e quella della lince. sono gli stessi che hanno dato da scrivere capolavori di sofferenza al grande Tennessee Williams, omosessuale represso da padre violento, drammi sul puritanesimo mortifero come Picnic, di William Inge; sono quelli che hanno condannato Clinton per una pompa di stagista sotto la scrivania: noi, invece, facciamo battute sulla nipote di Mubarak e il suo mentore televisivo, lo ricordate. cos’è?, la povera Noemi era meno molestata delle altre?

io continuerò ad apprezzare Spacey, così come leggo Pasolini, nonostante i ragazzi di vita (vero, Diletta?). cosa facciamo?, passiamo un colpo di spugna anche su Leonardo da Vinci?, e Caravaggio? ah, e Shiele?, che si scopava modelle minorenni?, Melville, Rimbaud. E la Woolf?, lo sapevate che nel castello del Kent di Vita Sackville- West, sua fedele amante, si tenevano belle orge?, e Proust, il vostro beniamino, chissà quanti ragazzini si è fatto. oh, dio… non scuotete la testa. e se il mondo dell’arte con le sue opacità vi fa orrore, bene, anzi meglio: finalmente ci lascerete in pace.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi Editore

Oggi parliamo con… Fabrizio Borgio

io non amo i noir, ma per lui faccio uno strappo.

gialloecucina

Intervista a cura di Adriana Rezzonico

Accogliamo oggi nella nostra cucina Fabrizio Borgio. Benvenuto!

Grazie di cuore per l’ospitalità
Vuoi raccontarti ai nostri lettori?

Sono un piccolo autore con grandi ambizioni, un piemontese alla soglia del mezzo secolo di vita che non riesce a vedere se stesso senza lo scrivere storie e che vede nella narrativa la più introspettiva delle forme d’arte
Come mai senti l’esigenza di scrivere?

Perchè considero lo scrivere uno strumento privilegiato di conoscenza e introspezione oltre a essere una delle attività creative più belle e importanti della mia vita. Nutro la convinzione profonda che se non fossi stato un lettore forte prima e uno scrittore dopo, in conseguenza, sarei ora una persona peggiore.

View original post 694 altre parole

fate le vostre scuse alla D’Addario

lo ricordo come fosse ieri ed è invece dieci anni or sono. io vivevo ancora in centro, nella fatata casa di via Merulana, single per la prima volta in vita mia e disposta a innamorarmi, avevo soldi in banca e non scrivevo. così accorsi in una piazza Navona gremita, palpitante all’idea puerile che lo scandalo sessuale e il re nudo avrebbero cambiato le nostre esistenze, migliorato i nostri destini, riportato gli intellettuali al loro posto, le signore di sinistra a sinistra, le zoccole sulla Salaria. beh, no, questo magari non lo avevamo detto ma soltanto pensato, perché la donna di sinistra a letto prende appunti, come sostiene Gary, ma non è detto che riveli i propri piani pensionistici alle amiche.

Ottavia Piccolo, stimata attrice, in testa alle altre donne in divisa femminista, la cacciò dal palco: scenda, signora, le disse. ricordo che mi dispiacqui per lei, che cercai d’intervenire, che mi sentii derelitta come lei, Patrizia D’Addario, che, fresca di parrucchiere ed estetista, sventolava fiera il libro scandalo del mese, lo scoop sul Cavaliere (chissà quante copie vendette agli italici segaioli, chissà se fu ristampato), il libro scandalo che lo proclamò satrapo e impotente. ricordo che io mi opposi a quel brutto gesto: siamo tutte donne unite nella lotta.

ma lei, Patrizia la escort, non c’entrava con la sacrosanta battaglia delle donne senza macchia che sposano bene e divorziano anche meglio, grazie all’amico avvocato dell’attico accanto. così, Patrizia fu fatta scendere dal palco delle vergini, che oggi, invece, fanno di tutta l’erba un fascio, di ogni collega una santa immacolata, di ogni corteo una giusta processione. dissero che se l’era cercata, Patrizia, che erano incerti del mestiere: pazienza se Silvio l’aveva avuta senza averla poi ripagata, pazienza per le lacrime di Patrizia truffata.

sono alcune settimane che i miei giudizi distanti dal coro fanno storcere il naso alle compagne femministe. non è la prima volta. mi piace, anzi, illuminare le loro intelligenze. perché ogni tanto rifletto sul maschio annichilito, ed evito di fare, ancora una volta, di tutta l’erba un solo fascio. 

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi Editore