E’ il tempo giusto

E’ il tempo giusto per passare la mattinata al bar affollato del lido facendo finta di star male dietro gli occhiali da sole. Per ieri sera, quando hai finto di ubriacarti perché lui fingeva di fare il filo a un’altra. Tra l’altro bionda.

E’ il tempo giusto per indossare il bikini sgambato che lui non noterà mai preso com’è a inviare Direct Message a “ladosempremanonqua”.
Pazienza.
Basterà una “selfie” perché gli arrivi la botta di gelosia e orgoglio.
Basta sempre una “selfie” per sentirsi meno falliti, inutili e indebitati.

Questo è il tempo di costruire piste sulla sabbia per farci correre biglie colorate, all’ombra della pineta che sa di resina e baci impacciati. E’ il tempo per leggere topolino senza dover correre a fare i compiti.

E’ il tempo giusto per restare incantata a guardare l’umanità che chatta, posta e tagga. E domandarmi che cosa ci facciano qui anziché guardare il mare direttamente dal monitor di casa.

Annunci

al sesso preferisce la palestra

poi, quando lo scrivo su FB che tanti preferiscono la palestra al sesso, che fanno a gara per sverginare tubi di scappamento, che menano le mani piuttosto che giocare pacificamente, che per prendere coraggio si scolano casse di Ceres, che gli basta offrirti una pizza per sentirsi in diritto di provarci, o che parlano e basta, allora corrono tutti a digitare: ma chi conosci tu?, ma dove vivi?, quali uomini frequenti?

fidatevi di me e delle mie amiche, parola di ex attrice di prosa che su FB ha incontrato più falsi campioni in cunnilingus che avvocati. ma io, almeno, ho smesso prestissimo di fare sesso virtuale, tanto da scrivere Justine 2.0 (Ink Edizioni 2013), ovvero le avventure di una donna che vorrebbe carne e trova soltanto parole, invece tanti continuano felicemente ad accontentarsi di un’idea, fidandosi di foto, trasformandosi nella dea Kalì tutte le volte che la signora moglie, fidanzata, convivente, madre, scende a fare la spesa, cambia pannolini al piccolino, va a correre. e lo immagino, quando scrive in privato le solite cose che scrive a tutte: che è bella e che è intrigante, una mano al mouse, una alla tazza di caffè e le altre attorno all’attrezzo. (ah, ecco, a proposito, magari questo aggettivo nel linguaggio comune significa anche “che incuriosisce”, ma si tratta di una parola “calco” che nell’accezione originaria vuol dire “pettegola”).

è sufficiente sbirciare tra i vostri contatti per capire quali gusti avete e se siete o meno pratici di pesca a strascico, tra l’altro illegale; ci basta dare un’occhiata sulla barra laterale di FB per calcolare quanto tempo passate on line, e che se non postate nulla sulla vostra pagina, significa che siete tutto un “cippi cippi”su Messenger.

ogni tanto, sapere che non ci provate a caso, sapere che siamo proprio noi a interessarvi, può essere una buona mossa. ma i più al sesso preferiscono la palestra, e se gli dici che sei stanca del sesso virtuale, tutt’al più ti propongono di cambiare piattaforma.

in uscita per Castelvecchi “Conversazioni Sentimentali in Metropolitana” 

 

#Conversazioni Sentimentali

Paola mi ha scritto poco fa, su Twitter, per dirmi che il 3 ottobre le arriverà a casa il mio nuovo romanzo, Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, il terzo, e nonostante per Amazon risulti in uscita nel lontano 2030.

sono emozionata perché la figura di merda è sempre possibile e io, da attrice, amo l’imprevisto; perché, senza nulla togliere a Francesco Bogliari e Cristiano Marti, anzi editori eroici che hanno deciso di sponsorizzare le mie pagine più dissacranti, (senza contributo spese e pagandomi pure), questo romanzo nasce per Castelvecchi, una casa editrice cui sono idealmente affezionata; perché avrà una distribuzione massiccia e capillare; perché è una storia ripulita da contenuti hot ma non dal punto di vista ideologico; perché parla ancora una volta di Roma, come Justine 2.0 e Pioggia Dorata, ma stavolta vista e vissuta in sotterranea, nel caos che permette soltanto comunicazioni frammentarie come il web; sono emozionata perché affronto uno stile nuovo, più appropriato alla bella Lara, altra eroina della mia storia. sono emozionata perché pubblicare, oggi, è per lo più una perdita di tempo e di soldi, contando le presentazioni che nessuno mi rimborsa, e l’unica gioia che mi resta è veicolare contenuti, parole che credo importati, idee per le quali, da combattente, darei anche la vita.

Lara vi prenderà per mano, e vi garantisco che ha mani morbidissime, per condurvi a spasso per i centri commerciali della capitale, in un mondo di fidanzati spacciatori, gloss alla frutta e profumi cinesi. ascoltatela, e provate a mettervi nei suoi panni.

già ordinabile in tutte le librerie: Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, Castelvecchi Editore.

 

 

not in my name

l’ultima frontiera della rivoluzione fai da te è siciliana, si chiama Emilia Clementi e la sua pagina, recitano i giornali (pochi per fortuna) è piena zeppa di “seguaci”. il suo video ed è stato inviato per posta a un imprecisato numero di utenti. ma lei non è nuova a certe esibizioni, scrivono di lei, ed è proprietaria di un centro estetico, incazzata nera contro i parlamentari “fitusi e ladri” che prenderanno il vitalizio dopo soli quattro anni di lavoro ben retribuito. e ha ragione, per carità, povera Emilia.

ho pensato di farlo anch’io tante volte, di andare a urlare in Piazza quando la mia azienda è fallita e sono finita sul lastrico soltanto perché, a Roma, mancava la mappatura dei locali di proprietà del Comune, e il mio investitore milanese, che mi avrebbe salvata dal fallimento, mi lasciò (giustamente) nei guai. ci penso ogni giorno dacché sono disoccupata e ho perso fino all’ultimo euro del mio nutrito patrimonio, ci penso da quando  scrivere non è più un’occupazione remunerativa, come non lo è recitare o suonare. da quando cioè il palcoscenico è stato occupato da gente come Emilia, che siede dalla parte sbagliata ma non sa nemmeno perché, che non ha nessun altro fine se non quello di accumulare consensi per diventare sponsor di qualcosa, che ha un vocabolario così povero da provare vergogna per lei.

io non mi sento rappresentata da Emilia. E non voglio neppure essere infilata tra “tutti i suoi detrattori” come recita sulla propria pagina, anche perché fino a trenta minuti fa non sapevo neppure chi fosse. Non voglio essere rappresentata da lei, perché io e tanti di noi, che manifestazioni ne facciamo da quando siamo ragazzi, e abbiamo stazionato, bambini, in qualche sede del PCI, sappiamo che la democrazia funziona in maniera diversa, che un uomo solo che urla in una Piazza o un esibizionista che accumula “like” o un povero pazzo. e chissà perché, credo che interrogando la signora in rivolta sui quesiti costituzionali o altro, non saprebbe che cosa rispondere.

mi spaventa la rabbia fine a se stessa di chi con l’affanno non fa che ripetere “fitusi e ladri”. mi spaventa una che si presenta in Piazza  così disarmata da far sorridere anche i poliziotti, mi spaventa che la Rivoluzione diventi appannaggio di chi non sa cosa sia.

le persone e le ideologie

FB è una condanna per il creativo, inteso come essere umano passionale di forma e umore mutevole. rimpiango l’antica distanza che ha fatto di Victor Hugo mio padre e di Romain Gary il mio amante ideale.

il maledetto universo social richiede verità, perché, come per XFactor, il pubblico di pancia sniffa i sentimenti a istinto, la verità la legge nello sguardo dell’artista e la brandisce come un’arma. non gli interessa ascoltare cantanti che conoscano la musica, che sappiano leggerla, ma border line in grado di “raccontare la propria storia“, così come non vuole leggere scrittori che conoscano le raffinatezze della lingua italiana, ma simpatici amiconi che abbiano le stesse proprie idee, con i quali interloquire simpaticamente sui fatti del giorno, chattare, cui all’occorrenza sottoporre propri manoscritti per una valutazione gratuita.

il creativo in vetrina, anche detto “artista”, deve sempre aderire ai gusti del pubblico, condannare quando tutti condannano, gioire quando tutti gioiscono, essere gentile, gioviale, modesto (tanto il pubblico non sa distinguere modestia da umiltà), e mantenersi politicamente al centro, non essere mai troppo fascista ma nemmeno dileggiare i seguaci del Duce. insomma, lo scrittore che vuole vendere i propri romanzi e non sia direttore editoriale di nessun grande gruppo o intellettuale di punta dell’intellighenzia salottiera romana,  assomiglia più a un banditore di pentole da Fiera, a un camaleonte social, che a uno in grado di fare le mode, più che di subirle.

lo scrittore/ scrittrice deve genuflettersi al suo pubblico. non manifestare idee diverse, mai troppo femminista, sempre nel giusto, sorella della mansuetudine, nemica della passionalità, che pure serve e fa audience, ma che potrà esibire soltanto attraverso aforismi comprensibili a tutti.

dal 28 settembre, in tutte le librerie, “Conversazioni sentimentali in metropolitana” (Castelvecchi): dal moderno bovarismo alla manipolazione relazionale.

Dieci frasi indimenticabili veramente sentite dire da editor delle case editrici più famose, nel mentre si discuteva di un romanzo da pubblicare o non pubblicare

Bottega di narrazione - Corsi e laboratori di scrittura creativa

1. “Questo è un romanzo normale, capisci, che parla di gente normale con problemi normali, e si rivolge a dei lettori normali perché normalmente ci si riconoscano. Ma oggi stiamo tutti fuori di testa, non va bene”.

2. “Tutte queste scrittrici erotiche qui fanno delle trilogie, ma perché quest’altra qua ci propone una tetralogia? Ti rendi conto? Glielo spieghi poi tu, al marketing?”.

3. “E’ scritto benissimo, ed è il classico capolavoro testamentario di un grande scrittore. C’è tutto: l’infanzia al paesello, l’allontanamento dalla famiglia, l’esperienza della gande città, i viaggi in terza classe, i primi amori, la guerra, il boom economico, la scoperta della scrittura, il matrimonio, la pubblicazione, la fama, il secondo matrimonio, i viaggi all’estero, il terzo matrimonio, la scoperta – in vecchiaia – di essere stato molto più stronzo della maggioranza degli umani, l’autoassoluzione in nome dell’arte. In sostanza: cinquecento pagine di meravigliose pippe. Non possiamo…

View original post 327 altre parole