E’ il tempo giusto

E’ il tempo giusto per passare la mattinata al bar affollato del lido facendo finta di star male dietro gli occhiali da sole. Per ieri sera, quando hai finto di ubriacarti perché lui fingeva di fare il filo a un’altra. Tra l’altro bionda.

E’ il tempo giusto per indossare il bikini sgambato che lui non noterà mai preso com’è a inviare Direct Message a “ladosempremanonqua”.
Pazienza.
Basterà una “selfie” perché gli arrivi la botta di gelosia e orgoglio.
Basta sempre una “selfie” per sentirsi meno falliti, inutili e indebitati.

Questo è il tempo di costruire piste sulla sabbia per farci correre biglie colorate, all’ombra della pineta che sa di resina e baci impacciati. E’ il tempo per leggere topolino senza dover correre a fare i compiti.

E’ il tempo giusto per restare incantata a guardare l’umanità che chatta, posta e tagga. E domandarmi che cosa ci facciano qui anziché guardare il mare direttamente dal monitor di casa.

scienza e grammatica

capisco che di fronte alla scienza medica bisogna tacere, il mio medico della mutua è talmente stronzo che, quando necessario, i farmaci preferisco pagarli per intero, ma sarebbe opportuno faceste questo esercizio di umiltà anche in altre occasioni, o comunque non vi elevaste a giudici competenti, ad esempio durante le gare canore, quando pur non conoscendo la differenza tra un FA e un MI, vi mettete a fare gli esperti di musica pop, a dare giudizi su vocalità, qualità di un pianista, talento: anche la musica è scienza, a suo modo. ma nessuno rispetta la professionalità degli altri in questo caso. e i dopolavoristi si permettono di suonare gratis nei locali, al posto di giovani professionisti. perché anche il meno dotato sulla terra possa dirsi un creativo.

quindi, se io che ho un’ottima memoria mi permetto di porre qualche dubbio sulla specchiata onestà del nostro sistema sanitario, o semplicemente mi pongo dei quesiti sulla effettiva necessità di tanti vaccini, sono ignorante, arrogante e un pericolo per l’umanità intera; se esprimo perplessità sul talento di una scrittrice di libri estivi Einaudi, che scomparirà dopo sei mesi dalla pubblicazione, sono invidiosa; se correggo gli svarioni su un post pieno di stupidaggini di un anonimo tuittero sono arrogante. 

per la maggior parte, l’intellettuale è un coglione se vi sbatte in faccia la vostra ignoranza e la presunzione di scrivere romanzi orribili, mentre il medico resta un guru anche quando prescrive inutilmente antibiotici.
populismo alternato sull’importanza della laurea. ci si affida ciecamente alla scienza ma non alla grammatica, e si vede, anzi si legge. 

una cosa posso affermarla senza che mi si dia della presuntuosa: le nostre opinioni su FB, riguardo pro o contro i vaccini e politica, resteranno lettera morta sempre e comunque.

qui il mio ultimo libro

bontà dei vaccini, cattiverie della Grünenthal

i nativi digitali, ma anche quelli nati nell’ottanta, non sanno di che cosa parlo. l’Ufficio d’igiene era il terrore di ogni marmocchio analogico in età scolare, il luogo orribile dalle mattonelle verde acqua preposto alla profilassi, freddo e inospitale, davanti al quale ci dibattevamo urlanti, tentando l’ultima via di salvezza con la fuga verso via Giulio Petroni.

non credo di aver mai visto i miei genitori discutere sull’opportunità o meno di vaccinare me e mia sorella. a settembre, quando l’aria del mattino frizzava e la nostalgia delle vacanze era meno forte del desiderio d’iniziare la scuola, mamma ci caricava sulla cinquecento per accompagnarci all’ufficio d’igiene. mia sorella era ligia, la maggiore, la condannata al “buon esempio”. io, come da copione, iniziavo a frignare appena sentivo puzza di disinfettante, forse dalla sera prima, viste le mie qualità profetiche.

per convincermi, mi si terrorizzava dicendomi che sarei morta dopo la prima caduta dalla bicicletta, alla prima slinguazzata dello spinone Lappi, che insomma esistevano infezioni mortali cui non saremmo scampati.

l’idea che a causa di certi farmaci molti bambini non avessero braccia e gambe, o portassero strane scarpe con la zeppa a compensare la diversità degli arti, dovuta alla focomelia, mi terrorizzava. e forse qualcuno se lo ricorda il caso Grünenthal, casa farmaceutica che, nonostante gli allarmi e le prove concrete, nel 1958 portò a un consumo del talidomide in ogni categoria e gruppo di età e al lancio del prodotto sul mercato internazionale.

non sono infettivologa e non ho figli, so però che i vaccini sono il progresso e salvano la vita anche a chi come me è troppo vecchio per la profilassi, inoltre, l’idea di vivere in una società contaminata da mocciosi non mi piace, ma nemmeno dare tanta libertà a un Ministero che non ha mai brillato per trasparenza, che ha ucciso per trasfusioni e nascosto lingotti d’oro nel puff del salone, fottendosene della nostra incolumità.

Vaccinare ma evitare l’uso totemico della scienza, (come mi suggerisce Antonella da FB), almeno finché essa sarà legata al profitto delle case farmaceutiche. insomma, non lanciamoci in pericolosi proclami sulla magnanimità di chi ci cura, siamo sempre in Italia, ma non demonizziamo la sanità pubblica manco fossimo in un film dell’orrore.

 

un vago punto d’arrivo

tra i tanti libri che affollano la mia scrivania, un istruttivo Cechov, “Né per fama, né per denaro“, Minimum Fax, (casa editrice che non accetta manoscritti da sconosciuti). si tratta di un manuale di scrittura davvero istruttivo, una raccolta di lettere, diari e articoli attraverso cui, il drammaturgo scrittore russo traccia una linea ben precisa tra intellettuale organico e impiegato dello storytelling, per usare un termine caro alle nuove generazioni di editor e addetti ai lavori che affollano le fiere.

il mio lavoro è raccontare la realtà così com’è, non come dovrebbe essere. disgiungermi dal sentire comune. perché contrariamente a quanto recita uno spot Mondadori, la letteratura non deve divertirmi quanto pormi quesiti e indicarmi soluzioni, perché almeno il mio punto d’arrivo (non so il vostro), non è tanto cavarmela, arrivare al traguardo sana e salva, magari avere successo e diventare celebre, ma capire il senso di nascita e morte.

rinunciai a fama e denaro quando a quattordici anni decisi di fare l’attrice di prosa, e a questo punto lascio agli altri la ricerca della felicità in terra e di un personaggio papabile per una fiction, io preferisco quella dei termini più appropriati, sebbene sappia quanto poco influisca la scelta della parola giusta sul giudizio di chi siede dalla parte del torto ma sente di aver sempre ragione, anche quando discetta di questioni che non conosce. purtroppo, con la scomparsa della classe media abbiamo perso anche il senso della misura, e il metro per tracciare la linea di partenza e di arrivo, così da illuderci di sembrare tutti uguali. 

qui il mio ultimo libro

mamme

faccio gli auguri a tutte le donne che per ragioni diverse hanno rinunciato alla gravidanza, ma che per questo non saranno meno madri quando vorranno esserlo. felice festa a quelle che, confuse, violentate, in guerra con la vita e con se stesse, hanno abbandonato la propria creatura e poi l’hanno pianta, noi non sapremo mai quanto. auguri alle donne che hanno cercato un figlio e non l’hanno trovato. a quelle che l’hanno perso e a quelle che lo hanno dimenticato. auguri a tutte le madri dentro, a quelle in potenza, alle madri di cani, gatti, uccelli in gabbia. auguri alle mamme dei propri mariti. alle mamme delle propria mamma, alle madri di un’idea. auguri alle mamme che non si sono sentite all’altezza.

auguri a quelle donne che non saranno mai madri ma va bene così. perché donna non è solo mamma.

qui il mio ultimo libro

 

di femministe intolleranti è pieno il latte

un anno fa, una scrittoressa pugliese con bandiera di femminista sulla fronte, mi aggredì per la storia del “bourquini“. pur in disaccordo con l’usanza, sostenevo che ogni credo andasse rispettato, anche da noi in Europa. le mostrai la Carta dei Diritti dell’uomo, lei m’insultò con ferocia indescrivibile. la Corte dei Diritti, dopo nemmeno un giorno, mi diede ragione.

ieri questa sentenza del Tribunale, che non è legge ma fa giurisprudenza, e dio non voglia che, a colei che per costrizione, tradizione, o perché non ha trovato un impiego, (questione non da poco), capiti una giudice che abbia un compagno che mantiene la ex moglie o una nazifemminista come quella che, ieri, ha scambiato un bellissimo brano di Romain Gary sull’amore di coppia, che avevo postato come segno di pace alle agitate interlocutrici di FB, per la pubblicità di un romanzo rosa.

le parole messe a postilla dell’articolo erano chiare, lungi da me, che scrivo di autonomia da anni, fare la paladina del popolo delle gatte morte di cui il mondo è pieno, e che  vanno a caccia di mariti con i quali “sistemarsi” e da “spennare” poi. (che odiosi termini mi tocca digitare nel 2017, ma sono quelli che ho imparato ieri da voi); avevo parlato di “fragilità” comprovata del coniuge; avevo fatto il mio esempio, di donna che non soltanto ha sempre lavorato (ho iniziato a versare contributi ENPALS a 15 anni), ma ha anche mantenuto il primo coniuge, e adesso, dopo un fallimento imprenditoriale che avrebbe fatto sbroccare chiunque, pur lavorando da 10 anni come correttrice di bozze, non sarei in condizioni di mantenermi, in caso venisse applicata questa sentenza. per non parlare delle royalty dei mie romanzi, da far tremare i polsi.

ma niente. aggredita da diverse parti e da donne, causa cecità della femmina con ciclo mestruale che difende il territorio e non è in grado di leggere nemmeno lo risposte che davo, menzionando pure. perché la nazifemminista scambia la difesa delle ragioni dell’interlocutore per un tentativo di persuasione occulta, perché la nazifemminista non è lucida, ricorda la propria nonna che sfregava il bucato sulla tavola di legno e prova odio per lei e tutte quelle come lei, perché poi la nazifemminista conclude che “odia i rapporti etero”.

e allora dillo che dall’alto del tuo pulpito giudichi sciocca qualunque ragazza si realizzi nel disporre fiori in un vaso, e che l’intolleranza è il tuo unico credo. se tu sei femminista, io no.

questo il mio ultimo libro da ora anche in ebook