bulli

ieri, mentre correvo su una strada pubblica ma un po’ defilata, un giovanotto su auto bianca mi ha inchiodato accanto minacciando: se ti vedo correre ancora qui, ti ammazzo. poi ha aggiunto che se avesse visto chiunque condurre cani a passeggio o correre lì, avrebbe fatto una strage. infine ha accelerato in una nuvola di polvere.

in prima battuta ho pregato andasse a scornarsi contro il primo muro utile, poi ho segnato parte della targa, poi sono andata a denunciarlo ai Carabinieri. stamattina mi sento ancora a disagio come se qualcuno mi avesse messo la mano sul culo: chi ti conosce, la strada è pubblica, che cazzo vuoi? se vuoi vivere da solo, pezzo di escremento umano, cerca di fare carriera e acquista una villa isolata al centro della sugheraia.

pacifismo, tolleranza, pratica buddhista, ogni mio sforzo di essere migliore diventa vano di fronte a questi bulli, perché altri termini per identificarli non ne ho. affidano ogni istante della propria esistenza a Instagram e poi pretendono di proteggere la loro proprietà privata di merda: 70 mq in culo al mondo con giardino pavimentato.  è l’ignoranza che produce questi guerrieri della notte con iPhone ultimo modello, fidanzata sedicenne con la terza media al guinzaglio e un’esistenza da frustrati tutta di vivere.

non ce la faccio a pregare per te, imbecille. spero soltanto che prima o poi capirai di aver sbagliato, la vedrai chiara la tua arroganza da burino: non merito la tua violenza, non ti ho scelto, non ti ho mai cercato.

infine, e non meno preoccupante, la discussione in Parlamento sulla legittima difesa che si sta tenendo proprio in questi istanti: perché, presumendo lo stolto che la strada sia sua, chi gli vieterà un domani di tirare fuori la pistola e puntarmela addosso?

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tutto passa

a un certo punto, dopo tanti anni, passa perfino il dispiacere che l’amica storica di FB non ti abbia mai letto, sebbene sul gruppo di Letteratura contemporanea citi Anais Nin ogni volta che un utente domanda qualcosa di moderno ed erotico, e lo fa con convinzione pur non avendo mai letto la Nin,  pur non sapendo che esistono scrittrici come Mary Gaitskill che raccontano il sesso (estremo) meglio di chiunque, pur ignorando che per leggere una bella storia sadomaso basta leggere Cortesie per gli ospiti di Ian McEwan.

a un certo punto tutto passa, perché passa anche l’idea che la tua amica legga.

 

qui Pioggia Dorata (GiaZira Scritture 2015)

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi 2017)

vanity press

una volta ogni tre quattro mesi un critico letterario si sveglia e scrive la solita analisi su quanto in Italia si pubblichi troppo, (un libro ogni 8 minuti), e si legga troppo poco. stavolta è toccato al Corriere della Sera d’infiammare gli animi degli addetti ai lavori.

la colpa è ricaduta ovviamente su Amazon e sulla Vanity Press, l’autopubblicazione. ma non credo sia così. non sono i volumi di chi a ogni costo vuole raccontare la propria orribile storia a occupare gli scaffali delle librerie, scalzando magari romanzi più validi. i canali di vendita dell’editoria a pagamento sono altri, così il pubblico.

da scrittrice senza Agente, né santi in paradiso, madri senatrici, busta paga in casa editrice o amanti in Parlamento, ma con una nutrita schiera di lettori, ho la masochistica abitudine di analizzare i cataloghi delle piccole e medie case editrici. ebbene il risultato è che il 90% dei titoli finisce fuori catalogo dopo 2 anni e che i fortunati autori si fermano a quell’unica pubblicazione.

la mia opinione resta dunque che, se privilegiate autori in grado di pagarsi Corsi di scrittura, Agenti e Editor Agenti, anziché fare del serio scouting, continuerete a galleggiare nella merda. dell’iper produzione letteraria parlava Bianciardi nel ’57 nel romanzo “Il lavoro culturale”.

la responsabilità è tutta di editori e critici. i primi hanno la grave colpa di non leggere più manoscritti (per risparmiare) e di affidarsi esclusivamente agli agenti letterari, i quali, però, prendono in carico soltanto autori che possono pagare i loro servizi, o amici, o che semplicemente stanno loro simpatici. e i soldi, lo sanno anche i gatti, non fanno il talento. i secondi, invece, sono responsabili di non essere sinceri, e di usare le pagine dei giornali per lo più per mettere a segno misere vendette personali o assicurarsi l’amicizia di qualcuno.

qui il sempre scandaloso Pioggia Dorata, GiaZira Scritture 2015

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, Castelvecchi Editore 2017, una spremuta di cuore tra i binari della metropolitana di Roma. Continua a leggere

non competitiva

ho appena iniziato il secondo racconto di Proibito ’60, secondo volume sui cambiamenti architettonici e toponomastici dell’Urbe e le parafilie più bizzarre praticate dagli italiani sotto lo sguardo vigile dei Papi. la mia piccola Ella ieri notte ha avuto un ictus; vorrei fare la marmellata di fragole; mettere in ordine la cantina; pensare alle mie amiche; andare in biblioteca.

e invece perdo tempo a litigare su FB per dimostrare le mie ragioni. perdo tempo su FB a difendermi da giovani giornalisti sessisti che prima mi promettono un’intervista, poi vogliono farmi vedere quanto ce l’hanno duro aggredendomi, poi mi chiedono scusa per avermi insultata, poi spariscono offesi perché li ho scusati ma non gliel’ho data. mi disperdo in azioni infruttuose come litigare con le colleghe, competitor, diciamola tutta e chiamiamo le cose con il loro nome: nemiche. passo le giornate a farmi il fegato grosso per l’ennesima scoperta editoriale che non arriverà mai al secondo romanzo ma è già in ristampa dopo una settimana.

allora mi ritiro. spiritualmente, intendo, senza sparire del tutto e risparmiandovi i penosi proclami alla Aldo Nove che tanto poi torna dopo 4 giorni: perché siamo dipendenti da FB perché narcisisti il più delle volte frustrati. e riconoscerlo, ammetterlo, è già un buon modo per iniziare a guarire.

buona giornata.

(Qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, Castelvecchi Editore, qui Pioggia Dorata, GiaZira Scritture, il long seller molto erotico sempre in ascesa)

 

 

 

 

turno pomeridiano

non c’è nulla di più invernale di una giornata grigio scirocco. ed è subito Bari mille anni fa, mandarini profumati, fastidiosi maglioni a collo alto di lana gialla, mia madre con foulard in 500 bianca, la chiesa di Santa Fara, compiti e doppi turni alla elementare Zingarelli, e tutti i morti che abitano ancora la mia esistenza, e che mai mi hanno abbandonato, si animano di passato nella mia stanza dei giochi per salutare la maestra Maria, che ci ha lasciati qualche settimana fa per unirsi al gruppo dei non più.

quanto è affollato il mio al di là. eppure sembra ieri che cercavo lacrime da usare per i miei rimpianti, che oggi invece abbondano sulla lista delle cose che non farò mai, su quella di tutto ciò che avrei voluto ma poi no: come preoccuparmi di un futuro che si occupa in definitiva da solo di me e d’impedirmi di raggiungere i miei obbiettivi, che di propria iniziativa si frappone tra me e la conclusione che avevo scelto da bambina assieme al corredo, con l’unico finale alternativo possibile, e ostinatamente continua a indicarmi la strada maestra: quella dei leccaculo per convenienza e non per piacere sessuale, quella dei “sei bravissima” a seconda dell’editore, quella dell’avrai successo  soltanto se troverai un’Agenzia, una strada troppo affollata da gente in cerca di successo per non defilarmi su una parallela deserta e riandare ai miei fantasmi, al turno pomeridiano, ai miei stivaletti rossi, all’inevitabilità della morte, alla presunzione d’immortalità degli imbecilli.

qui il mio ultimo romanzo edito da Castelvecchi.