tra assorbenti e salvaslip

quando si parla di letteratura, non immaginate Balzac che chiacchiera per gli Champs Elysée sottobraccio a Victor Hugo sul destino di Flaubert e dei suoi capolavori, e di quanto quest’ultimo fosse schivo, e disgustato dalle cronache mondane, dalla critica e dalle invidie tra colleghi, tanto da voler tenere soltanto per sé anche la Bovary.

togliamoci dalla testa che l’editoria sia  punto di osservazione o di arrivo di persone come Paolo Volponi, ingegnere prima di tutto e uomo politico interno al PCI, sostenitore dell’autonomia delle regioni e dell’organicità dell’intellettuale, che negli uffici Olivetti disquisiva assieme a Carlo Emilio Gadda sulla lingua italiana, i dialetti, e la funzione dell’intellettuale nella società.

non pensiamo a Calvino, che nella redazione Einaudi faceva riunioni fiume con Munari per decidere la nuova grafica di una collana editoriale. no. immaginate due ventenni prive di qualunque pulsione vitale non sia twittare sciocchezze su se stesse, i propri umori e amori, litigare circa la paternità di una cosa, un affare, un oggetto che starebbe bene, non fosse così spesso, sotto la gamba di un tavolo, e che loro definiscono romanzo, con buona pace di Kundera; un prodotto che ha venduto milioni di copie a milioni di figli di milioni di genitori incapaci di mettere loro in mano qualcosa di più formativo.

è così che tal @dueditanelcuore, Denise d’Angelilli, di cui non trovo né biografia né titoli pubblicati, venti ore fa su twitter digita “La storia è questa: “Succede” di @sofia_viscardi. Pensate che lo abbia scritto lei? No. Sapete chi lo ha scritto? IO. L’HO SCRITTO IO“.

e tra screen shot e maiuscole si scatena un putiferio cui partecipano fan increduli, fan addolorati e fan insultatori. una discussione così terra terra, che farne un riassunto sensato mi pare impresa titanica, non di certo il carteggio tra Gary e Geneviève Dormann sulla paternità dei romanzi di Ajar, e che non verte su sintassi, vizi di forma o voce poetica, ma su mestruazioni e nervosismo, ipocrisia e sete di celebrità.

una cosa soltanto l’antagonista della spalla di Augias in TV l’ha detta giusta: “Basta gente di talento messa in disparte da ‘sti quattro youtuber. Ma trovatevi un lavoro vero“. ecco, cara “dueditanelcuore”, tu che a 20 anni e sostieni di aver vissuto mille vite, mettiti una mano intera sul cuore, e prova a trovartelo anche tu un lavoro.

 

 

commenti una tantum

sappiamo che, se l’amico non lo frequentavamo allora, prima di FB, non lo frequenteremo neppure adesso. ma almeno io ci ho provato, soprattutto con le donne della mia giovinezza con le quali in quel tempo, troppo presa dall’amore, non avevo legato. ma forse hanno altri gusti letterari. nonostante infilino complimenti a ogni post di scrittrici più famose ma sicuramente meno fertili di me, e si dilettino in poesie, e si esibiscano in critiche approfondite su pessimi romanzi contemporanei, leggono tutti fuorché me. pazienza. l’importante è che non s’imbarazzino quando le contatto per far loro gli auguri di compleanno. che tristezza essere consapevoli del torto fatto e non desiderare di ripararlo, mostrandosi però compassionevoli verso il resto del mondo. 

segreti della simpatia, e del sorriso che meglio se incapsulato di fresco, sopravvalutata dall’analfabeta funzionale abituato dai programmi TV, e dai politici, a giudicare tutti secondo il proprio metro: si nun sorido nun amo.
ed è così che vita privata e pubblica dell’artista s’intrecciano secondo la nuova moda dell’autofiction, e tu sarai letta soltanto se rispetterai le regole, e corrisponderai alla moda corrente e al gusto degli altri, così sarai chiamata in TV dalla Bignardi nonostante non tu abbia un cazzo da insegnare agli altri, o più semplicemente da dire, ma soltanto perché fai audience.

su tremila contatti almeno duemilacinquecento non mi conoscono, o comunque non commentano mai. mi domandarono l’amicizia anni fa forse con entusiasmo per dimenticarmi tra le cose troppo serie, come si fa con le cose che possediamo, troppe, inutili. presto lasceremo tutti Facebook. presto, l’incubo degli youtuber sarà passato.

quanto vendi?

siamo tutti sotto l’ala di mamma USA, e getta. in libreria troviamo youtuber con la faccia da imbecilli a soli quindici anni (cazzarola io a 15 anni leggevo Benjamin), brutti prodotti che durano un anno,  o vecchi tromboni del giornalismo (con rispetto per lo strumento musicale), che scrivono cose date in un buon italiano e basta. o gossippare che vogliono fregiarsi di essere scrittrici dopo aver già scippato il titolo di giornaliste a professioniste con meno tette, e che buttano giù un solo titolo nella propria esistenza e che giustappunto, guardacaso, è un’autofiction di merda che parla dell’esistenza della solita ragazza madre. che palle. ma vende.

quanto vendo io? appena più di Beckett.

oggi niente muove libro, anche in Francia non illudetevi, a meno che non sia il prodotto di una cretina che ha il nome di una catena di alberghi e che scrive banalità messe assieme da un gruppo d’imbecilli pagati per concepire roba che faccia cassa. e poi soltanto la televisione, e soltanto quell’orrendo Fazio, oppure i fenomeni di cui sopra e le cui parole solite i ragazzi si passeranno per qualche mese tra i piercing, il tempo che arrivi l’autunno e un nuovo youtuber con tante banalità di da dire.

che poi, una volta stampato e venduto ad amici e parenti devi sbatterti per l’Italia nella speranza di non avere la sala semi deserta, anche se poi su FB si trova il modo per farla sembrare piena. o peggio ancora la sala piena di gente che però non compra. che ringrazia, e saluta, e se ne va.

allora si lavora sodo e su progetti. si aspetta, soprattutto. fanculo la fretta di pubblicare. me lo disse anche Covacich: aspetta. anche se poi si è dimenticato di darmi un’opinione sui MIEI romanzi, prova concreta che anche quando li leggi, gli scrittori blasoné, è tempo perso. qui in Italia stiam tutti col coltello tra i denti, pronti a scannarci per poche copie. e al massimo promuoviamo l’amico poco talentuoso.

allora lavoro su un progetto, assieme a lui, il mio magnifico Editor, e lavoro non su un romanzo singolo ma su una trilogia vera, non un romanzo lungo diviso in tre parti, come fanno certe ballerine prestate al noir, ma tre romanzi diversi che abbiano un comune denominatore, che possano dire qualcosa sia in tre che da soli, e trattino lo stesso problema attraverso punti di vista diversi. come mi portassi a letto tre maschi, in sostanza, o tre femmine, e ognuno avesse da raccontarmi una storia piena di thrilling.

pazienza. aspetterò che mi si levi un po’ di gente di torno. a proposito, ma com’è che Procacci non stampa più?

brutto (capitolo 2)

voi di wordpress siete gente social, con la differenza che molti di loro i miei libri li comprano e li leggono.
inutili. non i miei romanzi, voi.
è vero, penserete: ma tu nemmeno laiki noi.
digitate qualcosa d’interessante anche per me? mettete gli accenti giusti? uno sfondo decente?
eh, sì, senti chi parla”: l’arrogante dalle iniziali minuscole.
ma io lo faccio per vezzo e voi non avete senso dell’ironia. non come una che ha recitato Artaud e Ionesco, sul palco eh, magari del Piccolo di Milano. Beckett invece era quello che vendeva meno di 300 copie e che fosse vissuto tra gli youtuber avrebbe smadonnato di brutto anche lui.

scrivere tre cartelle poco interessanti non è vezzo. è sadismo.
e la fotina con poesia? misero strumento di promozione social: quindi uno si fa l’account qui per fare il santino da mettere sui social.
minchia di senso ha? fate il santino sui social direttamente.

ma non mi riferisco a te, dai. non fare l’offeso!

se pensi invece di essere tu bersaglio di queste critiche oltraggiose, non ti devi offendere ma smetterla di evitare confronti.
giuro che ci ho provato. ma sapete come la penso? no, non lo sapete: avere gli stessi diritti o gli stessi strumenti di comunicazione non significa essere uguali. e per me che faccio da anni il curatore editoriale per case editrici a pagamento e di merda ne maneggio tanta, non tutti possono scrivere.

e veniamo quindi a ciò che è brutto, il capitolo 2.
brutto è tutto ciò che inutile. che è involucro e apparenza.
brutto è la mancanza di senso critico che nasce dall’ammirazione di ciò che è BELLO.
è sedere dalla parte sbagliata, che non è quella del torto. lì ci si sedeva Brecht con i suoi amici, ma quelli facevano politica sul serio.

ah, a proposito di miti, segreti svelati e apparenze che ingannano: Romain Gary racconta della Monroe come di una bagascia alcolizzata e che a una cena in Ambasciata pisciò sulla sedia della sala da pranzo. pensate a quanto fotte la simpatia e la tenerezza, e al perché io preferisca la crudeltà della schiettezza.

usa e getta

lo scrisse Romain Gary nel 1975 che i giovani si erano stancati di star seduti sulle poltrone del teatro a guardare gli attori recitare ricevendo applausi anziché essere loro stessi protagonisti, loro a salire sul palco, tutti, talentuosi o meno.
volevano stare sulle barricate della cultura e ce l’hanno fatta.
il teatro, a corto d’idee, oggi sopravvive a colpi di sovvenzioni pubbliche e di amici volenterosi; la musica ha perso i guadagni milionari a causa della vendita on line, cui contribuii anch’io nel 1999, accompagnando a San Francisco l’allora Presidente della SIAE, Bideri, a firmare assieme alla W.M.C. S.p.A. la prima licenza per la vendita di musica on line.

e ora ecco gli youtuber, che considerano lo studio della materia la fastidiosa appendice di un sogno, che sono scelti dagli editor ventenni delle multinazionali editoriali non per ciò che hanno da dire, ma per il numero dei consensi e dai fan ottenuti con le loro battute (originali o meno poco importa), e che per la stessa ragione saranno buttati giù dal podio, quando non serviranno più, tra dodici o ventiquattro mesi, quando una nuova star attirerà l’attenzione dai giovani in attesa di novità, di qualcuno che rispecchi appieno le proprie caratteristiche, che cambiano alla velocità della applicazioni per Smartphone. perché tutti godranno del proprio istante di celebrità, cui seguiranno un’eternità di giornate vuote, tristi come la sala del veglione di carnevale dopo la festa.

romanzi liofilizzati e scrittori creati a tavolino per durare un paio d’anni appena, come i cantanti, vomitati annualmente dalla televisione spazzatura della De Filippi e dei Talent Show, imitazioni di un successo conclamato, imitazioni di melismi già sentiti.
e la letteratura erotica pubblicata dai clan, sottoforma di diari sgrammaticati di minorenni che, anziché studiare, cercano la strada per il successo facile http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/31/wattpad-i-romanzi-erotici-li-scrivono-e-li-leggono-i-minorenni-tra-strafalcioni-e-smania-di-sesso-dal-web-alle-librerie/2420800/