ancora a proposito di cunnilingus

al mio recente post su questa trascuratissima pratica orale https://bibolottymoments.wordpress.com/2015/10/27/il-cunilingus-solo-nei-film/
c’è stata una vera e proprio sollevazione: amici di FB volevano correre qui a darmi prova della loro buona volontà e della loro capacità di far godere una donna. ma come detto, scrivo di sesso perché un po’ ne capisco, perché non voglio fare numeri o nomi ma ho iniziato a esplorare questo Luna Park da giovanissima e ne vado fiera. ho avuto buoni maestri, ho viaggiato in autostop raccogliendo esperienze anche per strada e non mi sono mai vergognata di affermare che per me, l’amore e il sesso, sono l’unico divertimento della vita.

ho attraversato alcune generazioni, conosciuto biblicamente uomini che hanno fatto la guerra, uomini che hanno fatto e disfatto il ’68 e uomini che quel giorno erano alla Diaz. il maschio non è mai cambiato, e dal tempo in cui sedeva a capotavola dettando legge, preferisce stendersi sul letto con le mani dietro la nuca e guardarci mentre ci distruggiamo la cervicale sul loro preziosissimo attrezzo. non altro. togliendo loro quel pizzico di fascino da maschio, che è tutto mentale, non rimane granché.

e i numeri ci sono, sono quelli del mercato del porno, che secondo un articolo dell’orrendo Cosmopolitan http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/cunnilingus-se-uomo-non-piace-leccare-figa-sotto-sotto-112243.htm, sono il 50% i meno di quanto sondaggisti evidentemente maschi hanno fin qui dichiarato. leggete e inorridite, amici cari.

e poi, a fare da ciliegina sulla torta al machismo già imperante, l’affermazione  inequivocabile, con seguito di milioni di commenti, di chi non trova altri argomenti per ottenere attenzione come il giornalista William Lloyd che, in un inno maschilista, un urlo disperato per quanta attenzione ha ottenuto dai colleghi, invita tutti i colleghi a non ricambiare la fellatio, raccontando perché sarebbe una pratica disgustosa.

dipendenza dal porno

oggi leggo che in Germania un prete si è suicidato perché dipendente dal porno http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/parroco-suicida-germania-dipendenza-da-siti-2328709/. non sono moralista, figuriamoci, anche io mi masturbo guardando video su youporn, lo faccio se sono alla frutta, se proprio ho bisogno di riempirmi gli occhi di volgarità, di culi e tette finte, di stantuffamenti monotoni e di cazzi supersonici. Houellebecq afferma che la maggior parte delle giovani donne faccia pompini pornografici, atteggiandosi a vere pornostar, producendo perfino i loro mugolii un po’ falsi, che non sia cioè più in grado di succhiarlo e leccarlo con eleganza, mettendosi in simbiosi con il partner. ed è così. a guardare troppa pornografia si perde in stile.

è vero, lo ammetto, quando facevo teatro mi chiamavano “dita”. è che ho iniziato a fare l’amore troppo presto, poco più che dodicenne, ovviamente con uomini molto adulti che evidentemente non avevano il chiodo fisso di far godere la donna ma semplicemente di affermare la propria mascolinità. così, quando a 19 anni, casualmente -tra l’altro stavo leggendo il Maestro e Margherita-, m’infilai le dita nelle mutandine e scoprii quella roba fantastica, passai alcuni anni a farlo ovunque. anche nei cessi della RAI durante la registrazione di un programma con Vittorio Gassman, in palestra in Accademia fuggendo dalle noiose lezioni di scherma. anche in quinta, tra una scena e l’altra. capita.

ma poi si cambia. poi si cresce. basta leggere gli esperimenti fatti sulle cavie, cercare sul web, basta capire qual è il meccanismo che trae in inganno il nostro cervello per smettere, per sentirci degli idioti dall’orgasmo supersonico. ed è bellissimo riprendere a farlo in modo naturale, accarezzando il nostro corpo dolcemente, senza bisogno di nessun altro, lasciando che la fantasia vada da sé: con il salumiere, il pompiere, con la commessa della pasticceria dalla pelle bianca come il latte, con quel contatto FB che proprio non riesci a toglierti dalla testa.

il museo dell’horror vacui

forse sono cresciuta abbastanza per non illudermi più che la gente la pensi come me, che sia in buonafede, che mantenga le promesse, che faccia ciò che dice, dica ciò che fa. che paghi i debiti. che promuova ciò che vale per se stesso e non per gli altri. che legga i libri che compra e afferma di aver letto.

però continuo a innamorarmi.
dura di meno e ciò m’intristisce. dura quanto un video breve su youporn e un paio di e-mail.
dura il tempo di capire che l’oggetto dei miei desideri è uguale agli altri, alla ricerca di una sveltina o un paio di foto osé.
di una mano, insomma.
so di uno che le colleziona tutte le foto che gli arrivano.
un giorno ne farà un museo.
il museo dell’horror vacui che s’intravede nello sguardo di chi posa davanti a se stesso e a uno specchio, compiacendosi della propria diversità ma uguale a chiunque.