la smania

senza entusiasmo né voglia eccomi alla vigilia della quarta pubblicazione.

voglio bene al mio editore, lui si fa in 4 e fa le cose per bene, spende per editing e carta, copertine originali e comunicazione, ed è soltanto perciò che ho deciso di firmare, nonostante la brutta parentesi appena trascorsa, che almeno mi è servita a insegnarmi a rifiutare contratti: finita la smania.

la scrittura come massima realizzazione è sintomo di malattia dell’ego, di deformazione del sé. io ho cominciato 10 anni fa, quando, alla ricerca di un lavoro qualsiasi in casa editrice come segretaria o donna delle pulizie, mi sentii dire da Alberto Castelvecchi: hai una personalità immensa e tante vite alle spalle, sai scrivere e sei pure bona. tu devi scrivere un romanzo. anzi, ti regalo il tuo primo titolo: Justine 2.0.

senza fatica trovai il primo editore. ebbi il favore della critica. viceversa non mi sarei mai infilata in questo troiaio di divette e manager, di agenti e sarti. e sì, perché il taglio e il cucito sono tra le specialità dei gruppi dirigenti dell’intellighenzia italica in posa per i giornali o per le TV. perché come scriveva Calvino, i letterati sono brutte persone, invidiose e scaltre.

qui Pioggia Dorata, da leggere con due mani nonostante il titolo

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana (ovvero: come far dimenticare una buona storia)

brutto (capitolo 2)

voi di wordpress siete gente social, con la differenza che molti di loro i miei libri li comprano e li leggono.
inutili. non i miei romanzi, voi.
è vero, penserete: ma tu nemmeno laiki noi.
digitate qualcosa d’interessante anche per me? mettete gli accenti giusti? uno sfondo decente?
eh, sì, senti chi parla”: l’arrogante dalle iniziali minuscole.
ma io lo faccio per vezzo e voi non avete senso dell’ironia. non come una che ha recitato Artaud e Ionesco, sul palco eh, magari del Piccolo di Milano. Beckett invece era quello che vendeva meno di 300 copie e che fosse vissuto tra gli youtuber avrebbe smadonnato di brutto anche lui.

scrivere tre cartelle poco interessanti non è vezzo. è sadismo.
e la fotina con poesia? misero strumento di promozione social: quindi uno si fa l’account qui per fare il santino da mettere sui social.
minchia di senso ha? fate il santino sui social direttamente.

ma non mi riferisco a te, dai. non fare l’offeso!

se pensi invece di essere tu bersaglio di queste critiche oltraggiose, non ti devi offendere ma smetterla di evitare confronti.
giuro che ci ho provato. ma sapete come la penso? no, non lo sapete: avere gli stessi diritti o gli stessi strumenti di comunicazione non significa essere uguali. e per me che faccio da anni il curatore editoriale per case editrici a pagamento e di merda ne maneggio tanta, non tutti possono scrivere.

e veniamo quindi a ciò che è brutto, il capitolo 2.
brutto è tutto ciò che inutile. che è involucro e apparenza.
brutto è la mancanza di senso critico che nasce dall’ammirazione di ciò che è BELLO.
è sedere dalla parte sbagliata, che non è quella del torto. lì ci si sedeva Brecht con i suoi amici, ma quelli facevano politica sul serio.

ah, a proposito di miti, segreti svelati e apparenze che ingannano: Romain Gary racconta della Monroe come di una bagascia alcolizzata e che a una cena in Ambasciata pisciò sulla sedia della sala da pranzo. pensate a quanto fotte la simpatia e la tenerezza, e al perché io preferisca la crudeltà della schiettezza.

wordpress

questa piattaforma non è diversa dai social network.
mi sento in trappola. ancora una volta stretta tra un’umanità che fa a gara per ricevere consensi.
sarà per questo che più scrivo più cerco di rendermi incomprensibile.
e il meccanismo di reciprocità è tanto elementare che mi fa tenerezza il blogger che tenta di commentare l’incommentabile per seguirmi ed essere a propria volta seguito.
soltanto per avere un numero in più.
ognun dal proprio cuor l’altrui misura: la buonafede non vuole giustificazioni. perciò non sentitevi accusati di opportunismo se non lo siete. se lo siete, sappiate invece che è triste.

i tipi wordpress sono gli stessi dei social.
tolti i “cicisbei” e i pescatori a strascico di fica, gli esibizionisti della propria arte ci son proprio tutti.
quelli che correggono bozze ma se la tirano manco fossero Franchini e che non ti seguiranno nemmeno fossi Philip Roth, quelli con scritto sul curriculum: si occupa di editoria, così, generico, come se io dopo 12 anni di direzione d’azienda e comunicazione (fondai anche un giornale di didattica musicale), mi permettessi di eleggermi a Ufficio Stampa ed esperta musicale.
ma qui basta tirarsela per essere dio.
basta arrangiarsi per crearsi un mestiere.
poi vince chi arriva. in un modo o nell’altro.

poi ci sono quelli che, come su FB, “laikano” soltanto se le “laiki”, quelli che, in altre situazioni, magari, ti leccano soltanto se li lecchi. quelli che scorrono la home e clikkano “mi piace” su ogni bestialità: avete la foto, vi si riconosce a colpo d’occhio.
invece io mi sento generosa. la mia vita lo testimonia. anche quando sono finita sul lastrico l’ho fatto per bene.
mi diverto a leggere tutto.
voglio palpare quotidianamente il disagio di stare al mondo espresso attraverso poesiole, luoghi comuni e banalità.
questo mondo domina ogni eccesso trasformandolo in prodotto commerciale, moda e tendenza.
questa realtà prende le oscure ossessioni dei poeti per farne piccanti perversioni da supermercato.
guardate cosa è successo alla povera Alda Merini.
l’aveste fatta campare degnamente, almeno.

mi si nota di più se non ci sono

il meccanismo dell’amicizia social è chiaro: finché ci sei, esisti.

poi qualcuno mi ha anche raggiunta di qua. fuori, off line. ma una manciata microscopica di persone. altre mi hanno scritto preoccupate e poi, rassicurate, si sono eclissate tra i post di FB.
la cosa più triste? che di tutti quelli che scrivevano commenti e e-mail sulla mia validità di scrittrice e amica e presenza confortante, ed erano un numero non proprio esiguo, non abbiano mai sentito il bisogno di venire qui fuori a leggermi, commentarmi, condividermi.
perché il 2.0 è tutta una menzogna.
perché la memoria non esercitata si perde.
perché il 2.0 è un po’ come l’eroina, finché ci si fa insieme siamo amici.
per fortuna lo sapevo già. averne la riprova serve a voi che ci state dentro.

comunque mi stanno telefonando alcuni amici famosi, quelli che per un paio di appuntamenti promettono note di copertina. mai copertine, quelle le devi trovare da sola.
e ciò un po’ mi conforta.
pensavo fossero tutti senza cuore.
come i turisti che, a Shanghai, negli anni settanta, si appostavano con macchina fotografica e naso all’insù sotto i grattacieli in attesa che un cinese si buttasse di sotto.

comunque è sempre bello leggervi. istruttivo per me sapere che mentre io vado avanti voi digitate ogni giorno le stesse cose. che gira e rigira tritate sempre gli stessi argomenti lavorando di copia incolla e che, tutte le mattine, cercate di voi l’immagine più giusta da postare senza domandarvi più dove sia finito il tempo per la riflessione.

(p.s. wordpress non è immune dal like superficiale e dal do ut des di facebook. almeno per voi. io no, io leggo, ma sappiatelo, non restituisco favori).