gare di femminismo

in questi giorni di outing, confessioni e rivelazioni, ognuno dà la propria opinione e versione dei fatti, con il prevedibile risultato di rendere una faccenda grave come l’abuso di potere, e la molestia, qualcosa che non fa più scalpore. più se ne parla: di fatti avvenuti nel 1980, di fatti che non si possono provare, di approcci che possono sembrare a prima vista innocenti domande più che pretese, più la vicenda si sgonfia. si fa sempre in questo modo per limitare la portata di una notizia, di una moda, di una pratica sessuale proibita: se ne parla a dismisura, si dà voce a chiunque, la si rende familiare, non più pericolosa. è successo con il sadomasochismo, che a mettere la ball gag in bocca alla casalinga anche a me è passata la voglia. 

le specialità della competizione sono state comunque diverse: femminismo a squadra, femminismo a staffetta e il sempre più praticato femminismo individuale.

femminismo a squadra: specialità che ci vede con hashtag # di denuncia in luogo di slogan e striscioni, noi, per lo più anti sorelle, indignate come scolarette che partecipino per la prima volta a una manifestazione, certe di vincere la battaglia a forza di entusiasmo e cori, ignare di renderla inefficace e ridicola: perché più se ne parla meno il mondo ci ascolta. in questa gara che ci ha viste vincitrici, almeno in un primo tempo, siamo state supportate da uomini sensati, come negli anni ’70 quelli che si disponevano a mo’ di cordone attorno al corteo di sole donne.

femminismo a staffetta: da giocare quando la notizia è ancora calda ma la corale enfasi è ormai spenta, quando si chiede soltanto giustizia e più non si domanda comprensione; quando si ragiona a bocce ferme, (che poi mi dovete spiegare se si tratta di “bocce” alla romana intese come tette, oppure “bocce” di bocciofila), insomma si ragiona, si pensa a sangue freddo, si scrivono post e articoli più approfonditi, si aggiungono digressioni, ci si applaude l’un l’altra, ancora unite da un unico scopo e contro un unico nemico.

femminismo individuale: si disputa quando mancano ormai argomenti, quando all’enfasi già vacante si aggiunge il dubbio: ma Hoffmann aveva chiesto la clitoride alla coque o l’aveva soltanto domandata? e poi quanti anni aveva, Dustin, e quanto potere sulla diciassettenne?  produceva il film o ci recitava soltanto?

proviamo prima a pensare perché nasce uno scandalo e, senza nulla togliere alla sacrosanta battaglia contro le molestie, chiediamoci se una società (un Sistema), strutturata per manovrare le nostre menti e guidare le nostre azioni, può permettere di far cadere dalla torre uno come Weinstein se non le fa comodo. 

qui il mio romanzo uscito a ottobre per Castelvecchi Editore, qui la pagina FB