sesso telefonico

sono abbastanza vecchia da ricordare telefonate ansimanti di maniaci locali, e ne ho anche fatte, nel cuore della notte, per lo più ad amiche stronze. sono così anziana da aver fatto sesso telefonico chiusa in un armadio, avvolta nella prolunga, tenendo la cornetta del “rotellone grigio” tra spalla e orecchio, che certo, per le buongustaie avrebbe potuto anche fungere altrimenti, ma si sa che certe cose non tutti le maneggiano con fantasia.

quindi il rotellone e poi i Bell più moderni, ma che comunque dovevi tenere tra le mani dimenandoti sul letto in solitaria, mentre dall’altro capo del filo, con quello che costava una interurbana, qualcuno avrebbe passato una settimana con il torcicollo e il desiderio di sesso. poi arrivò il Videotel e le prime comunità di sesso condiviso, che facevano roba attraverso un apparecchio a metà tra un fax e un computer che il mio Master usava con grande entusiasmo. quando lavoravo all’144 noi ragazze indossavamo le cuffie, sebbene fingessimo, comunque io le mani libere le usavo per sfogliare il Manifesto, mentre all’altro apparecchio, un impiegato ministeriale consumava minuti a molti zeri che avrebbero pagato i contribuenti.

ricordo internet dal modem spaziale e le prime foto che a caricarle ci voleva un’ora. poi i Mac colorati e MySpace, e quando beccai il mio primo marito impegnato a guardare un streap tease durante l’orario di lavoro, che nemmeno si preoccupò di nascondere l’immagine o di giustificarsi, quanto di comunicarmi con esaltazione adolescenziale: vedi?, ora basta un click.

video, selfie, auricolari, texting, il sesso telefonico è una vera una pacchia.

ma noi umani, incontentabili, in talune situazioni continuiamo ad aspirare alla deità di Khalì e le sue numerose braccia. o all’omicidio passionale, perché nonostante l’offerta in rete, è sempre ciò che non possiamo avere a toglierci il sonno.

e niente, vi piacciono assai i pettegolezzi

lo scrive Desmond Morris in più d’uno dei suoi trattati che il momento migliore per fare pettegolezzo è durante lo spidocchiamento, parlo delle scimmie, che si scambiano versi a noi incomprensibili ma che significano all’incirca: Tizia ha scopato con Caio, Sempronio ha rubato l’albero a Giovannello, eccetera. ma noi non stiamo messi meglio.

nel 2015, durante le invasioni barbariche, di ignoranti, cafoni e burini, di conferenzieri del web, quelli che tralasciano volentieri l’uso corretto degli accenti, ma anche di giornali e libri, tutto è gossip; non più voli di fantasia ma racconti al presente e in prima persona del nostro rapporto con la ginecologa, come se lifting, malattie, tossicodipendenze e disordini alimentari, fossero per il lettore questioni prioritarie. i social non ne parliamo nemmeno, e nessuno ormai si pone il problema della veridicità delle notizie, né della riservatezza, propria e degli altri. si scrinsciotta, si fotografa laGGente senza chiedere permesso. tutti blaterano inutilmente e inutilmente tutti concludono di aver ragione.

ci si masturba quotidianamente sulla cronaca nera. su quei giornali patinati che mia nonna, per pudore, perché era una donna perbene, perché “stava male” cibarsi della morte altrui, teneva nascosti sotto il bancone del negozio, pregandomi, se sorpresa a leggerli, di non dire niente a mio padre.

fa più notizia il falso appello di Natalie Amyot (e andate a cercarvi chi è), che l’uscita del nuovo romanzo di Franzen. ci vuole una corazza per sopravvivere.

guardoni

da settimane leggo titoloni sulle coppie che fanno sesso per strada, sui tavoli dei bar, a Roma, al mattino, davanti allo storico cinema Sacher a Trastevere, sotto i tunnel della metropolitana.
sono anche d’accordo sia sconveniente.
sebbene io abbia fatto l’amore più per strada che a letto, penso si debba essere cauti, e usare una cosa che non è da tutti: il buon gusto.
il buon gusto ti porta a farlo a Trastevere, sì, anche, per strada è veramente eccitante, ma magari in un posto meno affollato di automobili e spazzatura di quello scelto dalla coppietta fotografata qui http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/roma-sesso-in-strada-a-trastevere-tra-i-rifiuti_2115179-201502a.shtml, notizia che si è accreditata anche un lancio di agenzia.
che assurdità.
un lancio di Agenzia per due zozzoni.
quando basterebbe ignorarli gli zozzoni.

eh, sì, perché se a cattivo gusto ci si aggiunge cattivo gusto siamo fottuti.
in molti tra i guardoni di passaggio non saranno d’accordo, ma io sono all’antica, e quella coppia, mio nonno l’avrebbe semplicemente presa a calci nel culo. ma forte forte forte. dal cinema Sacher al Ministero della Pubblica Istruzione! ve lo immaginate il “man” sorpreso dai calci di un bel paio di scarpe lucide di nonno e dai suoi baffetti alla Gable? mio nonno non avrebbe chiamato la Polizia né tantomeno li avrebbe fotografati, come non avrebbe dovuto fare chi invece ha deciso di sbatterli in rete, come gli amici di Fuorigrotta http://www.ilmattino.it/NAPOLI/CRONACA/video-napoli-sesso-sottopassaggio-fuorigrotta/notizie/1421658.shtml che indignati si son presi la briga di andare a guardare loro stessi, di proposito, nel tunnel chiuso al pubblico. o sbaglio?

e tutto per ottenere consensi.
per star lì al primo banco a fare i bravi cittadini: clap clap clap…
continuo a vederla diversamente, magari, se i guardoni ci risparmiassero certe immagini ci sentiremmo meno bestie.
e forse, meno imbecilli emulerebbero gli esibizionisti.
scopare per strada è romantico, ma bisogna farlo con discrezione, come nel tempo lontano in cui si evitava di sbattere in rete anche le ragadi del vicino di casa.

Festa, Farina e Forca

Potrei lasciare questo post in bianco tanto è forte il disprezzo che provo per chi non pensa prima di parlare, di digitare, soprattutto prima d’insultare chiunque.

Il web, la rete, l’inesistente popolo di Twitter che un giorno affianca l’oppresso e il giorno dopo scompare: perché il titolo non è da prima pagina, perché si è stancato, perché c’è altro per cui lottare, incidono sulla vita politica meno che un gambo di sedano su un panetto di burro appena uscito da frigorifero.

Plotoni di cittadini civili, che pagano le tasse, timbrano scontrini e rispettano le leggi, affiancano l’uomo della strada e insieme, nascosti dal monitor mostrano al mondo digitale i pettorali e un coraggio da far paura: fanculo, morte agli oppressori!, bastardi!, in galera!

Ogni giorno una lotta.
Ogni giorno un gradino in più verso la meta.
Ogni giorno una maschera aggiunta sull’espressione beota di chi non ha nemmeno la tessera elettorale.

Lottare per #Daniza, certo, per un mostruoso omicidio, ma con la coerenza di chi NON comprerà mai più petti di pollo: questa sarebbe una lotta ancora più giusta e sacrosanta. Oppressi lo sono anche i polli che vivono in lager speciali per polli. Ma certo, forse un pollo non merita retweet.
Svegliamoci da questo torpore mediatico.

A morte!, Cattivi!, A morte!
Ogni giorno un rogo diverso, ogni giorno una nuova battaglia, eppure siamo ancora tutti qui a sperare in un domani diverso senza accorgerci che il nostro oggi è già ieri, e che alla fine, non fosse per il web e l’esibizione di buoni propositi che fa tanto democratico, ce ne fotteremmo di tutti, come faceva nostro nonno.
L’importante che ci siano Festa, Farina e Forca.
Il resto non canta un cazzo.