ESTATE

in estate si sa, ci son quelli che sbroccano alla controra e prendono a pistolettate il vicino di casa perché i panni stesi gocciolano sul balcone. uno cui la vita puzza di merda, e forse ha anche ragione visto dove vive.

io invece sono sempre stata fortunata con i vicini. in via Cavour, parlo sempre di Roma perché è qui che abito da 30 anni, ci fu il bordello al terzo piano la cui tenutaria, Lavinia, preparava crostate in cambio del pesce che andavo a comprare per lei a Piazza Vittorio.

quando andai a vivere in “culonia”, sulla Cassia, in via Gradoli, nello sprofondo di Roma e della storia dei nostri anni di piombo, avevo per vicini dei graziosi sposini viterbesi. all’epoca dividevo l’appartamento con M., doppiatore figlio di doppiatore che però non voleva fare il doppiatore ed io ero l’attrice giovane dai lavori saltuari che per pagare l’affitto lavorava invece all’144 (linea HOT in voga negli ani ’90). la coppietta ci provò i tutti i modi a farci capire che una cosa a quattro sarebbe stata auspicabile. un giorno, Sonia mi telefonò chiedendomi di guardare nel cassetto della loro stanza da letto, avevo chiavi, e vedere se c’era il suo passaporto. nel cassetto trovai due video dai titoli espliciti, uno s’intitolava: vicina bollente. e poi alcuni sex toy interessanti. al telefono finsi nessun imbarazzo e la cosa finì lì.

a via degli Ibernesi, un piano sotto, un manager bellissimo e ovviamente gayssimo subì la mia persecuzione per un anno intero, e fu dura, grantisco, e glissò elegantemente sulle mie battute e doppi sensi, respingendo con dolcezza i miei inviti a cena e chiudendo le persiane sui miei spogliarelli.