un uomo di polsino

l’uomo di polsino, twitstar omologa della pseudo femminista aggressiva quarantenne strafiga con Rolex e 8 figli e pancia piatta, è un raziocinante profilo con almeno 15 mila seguaci.

la PIC (Picture/foto) rigorosamente in bianco e nero lo ritrae privo di capoccia, il motivo non è dato saperlo, ma le ipotesi son diverse e fantasiose.

  1. è un Manager russo in missione segreta
  2. è l’A.D. di una Multinazionale italiana in cerca di moglie
  3. è un calciatore di serie A
  4. è tuo padre
  5. è tuo marito in incognito
  6. è Pier Francesco Favino
  7. preferisce non mostrarsi per intero.

il contesto entro cui l’uomo di polsino si muove, ben visibile nella foto, può essere un ascensore dalle pareti in radica e ottone ma anche un bell’open space come in Italia non esistono; in bella vista anche l’orologio di marca che abbraccia il polso autoritario, o il polsino che la povera illusa  immagina apprettato dalla bella Slave oggetto delle sue attenzioni.

sostiene di amare il sesso estremo ma la sua idea di “sadomaso” è fuffosa quanto per l’omologa twitstar  il femminismo. le immagini in bianco e nero, o le gif al rallenti che posta nel primo pomeriggio, si aggirano sempre attorno agli stessi argomenti: culo, tette, culo, lingua e pompe. è possibile che mentre l’omologa con 8 figli e pancia piatta nel suo account discetta di pompini e figli da accompagnare a scuola, lui parli di biancheria di classe e femmine sempre disposte ad allargare le cosce  per lui che, manco a dirlo, risponde ai messaggi diretti in due secondi netti: manda foto.

non lo incontrerai mai. protagonista delle discussioni di politica al baretto in piazza nella provincia di Avellino o Candela, si occupa del negozio di salumi del padre. e sarebbe anche bello a vedersi nel camice bianco, non si vergognasse di se stesso, dei suoi chili di troppo, della casetta con finestre in alluminio anodizzato. perché pur digitando che UNO vale UNO, lui per primo non ne è così convinto

al solito potete dormire sonni tranquilli: ogni riferimento a persona o avvenimento è del tutto casuale. 

qui Pioggia Dorata

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana

qualcosa, qui dentro

non sono una che riesce a prendervi a piccole dosi. sono abitudinaria come i gatti e la mia abitudine, ormai, siete anche voi. ma non riesco a farmi scivolare addosso la crudeltà e il cinismo che esprimete sui social. e non voglio più trascorrere le mie preziose giornate a discutere con imbecilli che non conosco, che non ho scelto di frequentare e che violano costantemente lo Stato di Diritto che qualcuno ha conquistato per me (per noi) a costo della propria vita. violenza chiama violenza e l’ignoranza resta quella, nonostante me e voi. ormai si vive social, si scopa social e si governa social. è così qui da noi ma anche in Inghilterra, in tutto il mondo. le emergenze come i lutti si consumano in 24 h. 

ma io nasco da una generazione diversa, vengo dal mondo classista e onesto degli “ossequi al papà” e del “prima lei” e ho bisogno di tempo, soprattutto per capire a chi affidare i miei romanzi e il mio amor proprio, per trovare un editor competente e onesto che non costi troppo, ma che mi stimi sul serio, per definire le decine di storie scritte in questi anni; devo completare il sito e pregare per diventare più forte e più stronza; leggere di più. voglio stare sola per un po’.

perché c’è qualcosa, qui dentro, che vale più di centomila like.

se non lo avete ancora fatto, tenetevi compagnia con Pioggia Dorata o Conversazioni Sentimentali in Metropolitana .

mi troverete anche qui

non sono morta

un  amico trombonista arrivato indenne (o quasi) agli 80 anni, del quale vi raccomando “Amari accordi” uscito per Arcana, una raccolta di aneddoti sul jazz italiano le sue vergogne, tra cui Renzo Arbore, qualche settimana fa risultò irreperibile telefonicamente: subito fu attivata la catena telefonica. la voce giunse al Man, mio marito, trombonista, il quale, ansioso come una madre ammalata di superdonnismo, chiamò immediatamente l’amico Marcello. lui, celebre per humor nero, non lasciò neppure che il telefono squillasse: ciao, Mario, rispose, no, non sono ancora morto.

basta. mi rendo conto che disattivare FB abbia qualcosa di eroico, stamattina ho disattivato anche #twitter, e vi ringrazio per gli accorati messaggi che mi raggiungono quotidianamente attraverso le  applicazioni telefoniche, ma non sono ancora morta. soltanto, trovo che mai come oggi ci si debba tutelare dal vampirismo mediatico, allontanarsi per impedire alla politica di appropriarsi di ogni istante della nostra esistenza, di ogni spazio vergine della nostra materia grigia: ma ci rendiamo conto che all’inizio sui social si parlava solo di figa e cazzi e ora soltanto di cazzoni?

per cui no, sebbene da quasi un mese io sia fuori da FB, mi sento finalmente viva.

qui Conversazioni sentimentali in metropolitana (Castelvecchi Editore)

qui lo scandaloso Pioggia Dorata (GiaZira Scritture)

#IostoconAngela

era il 1° gennaio 2017 quando Selvaggia Lucarelli blogger, giornalista, scrittrice, denunciò pubblicamente, mise alla gogna, un direttore d’Orchestra, forse padre di famiglia, perché al termine di un evento natalizio all’Auditorium di Roma, di fronte alla maleducazione dei piccoli spettatori che non attesero la conclusione del concerto per chiedere rumorosamente autografi, dichiarò al microfono che Babbo Natale non esisteva. alcuni dei mocciosi piansero. tempo poche ore e contro il malcapitato professionista, perché per dirigere ci vuole un diploma e molto studio, per scrivere, purtroppo, no, si levò la temibile spada della nostra intellettuale giustizialista e tutti dietro, a darle ragione: cattivo, cattivissimo, il Direttore va licenziato. e così fu. per aver detto la verità, l’uomo perse il posto di lavoro, come garantito dal suo principale, evidentemente prono al potere mediatico. dell’uomo e di quell’episodio giudicato al momento esecrabile oggi nessuno parla più. lui chissà se ha trovato un nuovo lavoro o fa la fame come tanti di noi.

ben duemila condivisioni, invece, furono riservate dagli utenti social all’articolo di Leggo sulla questione “dell’oltraggiosa Prof Lavinia Flavia Cassaro”, per lei la gogna per aver urlato il proprio odio verso i fascisti e insultato i poliziotti che consentivano loro di manifestare: che schifo; e poi con quella birra in mano; tutti hanno il diritto di manifestare, anche i fascisti; io mio figlio non lo manderei mai a lezione da una così. e giù insulti e l’indignazione di un popolo che cita Pasolini e poi condanna Kevin Speacy, che si scandalizza per un quadro di Balthus con lolita ma è primo nella vergognosa statistica dei pagatori di schiavi sessuali minorenni.

ma veniamo ad Angela Rizzo. pochi giorni fa, contro di lei è stato avviato dall’Arma dei Carabinieri un procedimento per aver per “non aver chiesto l’autorizzazione a rilasciare un’intervista e per aver gettato discredito sul prestigio dell’Arma dei Carabinieri. “Il 10 marzo 2018 – si legge nell’atto di contestazione – nel corso della trasmissione televisiva PRESADIRETTA in onda su Rai 3, è stata pubblicata un’intervista televisiva rilasciata dalla S.V. (…) Con riferimento al contenuto dell’intervista, si rileva una possibile lesione del prestigio istituzionale“. (qui il video  della sua testimonianza)  e di questa raccapricciante notizia si trova qualcosa su testate minori, nessuna diva della carta stampata è insorta, nessun TG l’ha messa in prima pagina, nessuna femminista con padre famoso, nessuna paladina  del #metoo ha fatto il giusto baccano per amor di giustizia e di genere, nessuna, tranne forse chi come me non ha voce, ha scritto due righe per pubblicizzare l’iniziativa di Presa Diretta o lanciare l’hashtag #iostoconAngela.

ora fate il vostro dovere di cittadini e indignatevi per una GIUSTA CAUSA  #iostoconAngela è un hashtag contro la violenza di genere.

qui il mio ultimo romanzo sulla violenza di genere edito Castelvecchi.

le cose che una signora non (perché)

“se non è impegno totale per cambiare la vita degli uomini la cultura perde di senso. Non vuol dire niente, è solo una puttana di alto bordo”. Romain Gary, La notte sarà calma. 

credo che in un’epoca in cui come non mai si bada soltanto alle apparenze, al buonismo a parole, a politically correct, al rispetto delle minoranze soltanto nei TG e soltanto per nutrire le Coop, l’ironia non basti più, anzi, l’ironia non fa che contentare noi pubblico e legittimare una classe dirigente che parla ancora di merito ma persegue a promuovere gente innocua, in musica, cinema, editoria, e che merita quindi di essere sbeffeggiata pubblicamente e senza compassione.

non ho figli e sono stanca della teoria, credo sia ora di passare alla pratica, allo svelamento di ipocrisie insopportabili: che non siamo tutti uguali mi pare acclarato, che si premi il merito è una illusione che soltanto noi stronzi incapaci di ribellarci nutriamo per sopravvivere, ma son sempre le figlie dei senatori che pubblicano romanzi a ventisei anni e senza difficoltà.

così ho deciso di sposare la scorrettezza, di non tollerare le mezze misure, di usare l’umorismo come antidoto alla falsa pietà, alla falsa modestia, alla falsa “inclusione”, come direbbe la nostra Presidenta della Camera così attenta alle parole.

la correttezza a parole non può più giustificare la scorrettezza profonda dei fatti che ci raccontano un’Italia ingessata, culturalmente povera, intellettualmente defunta. la nostra società è come Twitter, vince quello che ha più follower, poco importa se li abbia comprati, se nulla di ciò che scrive è originale.

ecco perché il Piccolo Galateo per Cougar. perché con la dolcezza non si ottiene un cazzo.