che cosa è stato di #twitter?

dopo anni dalla mia #deriva http://www.bibolotty.blogspot.it/2012/08/la-deriva-di-twitter.html, qui non è cambiato niente, con l’aggravante che i VIP sono sempre meno reperibili, e le twitstar non più giornalisti e attori e scrittori ma poco originali impiegati della P.A.
sul social dall’uccellino azzurro ho accumulato comunque pochi follower rispetto ai veterani che passano le proprie giornate a digitare, e che allevano assieme all’account principale almeno una dozzina di alias cazzuti pronti a difenderli e pubblicizzarli in giro.

i miei follower, l’80%, sono emeriti sconosciuti, persone che di me non sanno nulla, gente che la curiosità forse non l’ha mai posseduta, rituittatori compulsivi di banalità accessibili.
ora che la massa ha il totale possesso del mezzo, ora che tra gattini e pranzi orrendi su tovaglia quadrettata non è nemmeno più possibile trovare frasi salaci e non copiate, non so quanto convenga perderci tempo.
talvolta riesco a scrivere robetta adatta.
ma giuro, non è facile surclassare la massa.

ricordo un tempo di twitter durante il quale giravano soltanto notizie che nemmeno l’ANSA, e battute originali.
twitter faceva veramente notizia, oggi tutt’al più fa opinione, ed elegge la Leosini a reginetta della TV.
e i nuovi koan che leggo ogni giorno? tentativi mal riusciti di ermetismo,
frasi incomprensibili che rituittate da ragazze discinte con boccuccia (che magari si chiamano Cesare e hanno “il muscolo”) vanno manco fossero Montale.
e le slave?, sempre in prima linea, che non passano mai di moda e ci propinano foto in bianco e nero con la solita donna cagna e sotto l’orrenda poesiola?

e poi ci sono i gruppetti che hanno rovinato tutto, i clan del malaffare di casalinghe disperate che RT soltanto i propri amici.
e poi ci sono gli amici. che prima di comprare il tuo libro vogliono sapere cosa ne pensi delle loro performance erotiche.

il gioco del misero ha vinto.
e noi proviamo a capire se valga la pena restare.

non rimane

l’amarezza di aver speso una giornata intera per incontrarti, di non aver dato retta a chi mi diceva che eri una piccola insignificante cercatrice di retweet e inseguitrice di twitstar.
si cerca l’amore, si cerca la fede, un lavoro, si cerca un amico con cui parlare, non un retweet.
esiste un mondo intero che nemmeno sa cosa sia un retweet.
esiste un mondo che ha ben altri pensieri. che si occupa di questioni vitali. che lotta per far valere i propri diritti, che scende in Piazza, che legge i giornali, che discute di politica, che compra libri, li legge, e in più ne trae giovamento.
esiste un mondo dove conta la sintassi, il curriculum, la vita vera.
esiste una realtà dove è importante soltanto ciò che sei, non ciò che avresti voluto essere.
c’è una realtà, fuori da lì, che non fa del pettegolezzo una ragione per stare al mondo. che non parla male di chi non conosce. c’è un mondo dove il numero di follower non conta niente.
e il fatto che qualcuno perda tempo a parlar male di me non mi lusinga, purtroppo.

siamo miseri pezzetti di umanità di cui resterà poco e niente. di cui forse, alla resa dei conti, si valuteranno azioni buone e pensieri compassionevoli.
il livore fa male soltanto a chi ce l’ha. e si vede tutto, nelle pieghe amare della bocca della tua ultima PIC ritoccata con photoshop.