artista

«impara l’arte e mettila da parte», mi disse papà quando seppe che ero stata selezionata tra centinaia per la Silvio d’Amico: «la bambina non può fare altro, confermò mia madre», quasi si trattasse di una grave malattia. d’altra parte avevo lasciato il liceo, tentato più fughe da casa con l’idea folle di vivere a Parigi per strada.

«hai un sacco di soldi e un bell’attico in centro?, perché soltanto così avrai buoni e rapidi risultati, giacché teatro e cinema si fanno per lo più durante le cene in terrazza». la veritiera rivelazione di mia zia attrice, che sul finire degli anni ’50 dovette cambiare nome e cognome su richiesta del padre, che si vergognava per quella scelta scellerata, mi fece piangere. eppure anche oggi certi insulsi personaggi della TV del pomeriggio fanno carriera in terrazza, scattando selfie.

gli anziani ci provavano regolarmente con noi ragazzine: attori, registi. la vocazione alla sofferenza andava d’accordo con la perdizione, Justine 2.0 (cioè io) era una piccola ingenua né più né meno che Suzanne Simonin, non faceva calcoli, non metteva in preventivo la ricerca di un buon nome da cui farsi impalmare così da ottenerne i favori. non tutte nasciamo Juliette, purtroppo.

ma oggi basta meno, molto meno. è sufficiente la fantasia di un chiodo arrugginito e il papà che paghi un corso professionale.  basta un diploma per essere artista professionista, per aprire una Partita Iva, dimenticare la vocazione al dolore e correre veloce a occupare ogni ambito, vincere tutti i premi, senza lasciar spazio ad altri.

qui Pioggia Dorata

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana.

 

TV del dolore

sono tonti. non ci arrivano. hanno limiti di comprensione di una frase anche breve. perché quando affermo: non ho nulla contro Nadia Toffa e il suo video (in onda durante -guarda caso- la prima puntata delle Iene e ormai su tutti i siti di notizie e musica e TV) ma mi oppongo alla Tv del dolore, continuano a insultarmi e a rispondere con argomenti insensati e banalità, tipo che la Toffa faceva TV e quindi DEVE andare in TV con il suo ultimo video girato per suo volere a un passo dalla propria morte: ma va? ma dai. perché ognun dal proprio cuor l’altrui misura, e il metro dell’imbecillità social pare infinito.

come ben trattato qui dall’osservatorio di Pavia: si parla di “TV del dolore quando i programmi televisivi affrontano determinati argomenti: casi di cronaca nera, malattie invalidanti, fine vita, declinandoli in un senso che molto concede allo spettacolo del dramma personale o collettivo, si parla di “TV del dolore””. 

mi spiego un’ultima volta: presentare il video della conduttrice all’interno di un programma d’intrattenimento come le Iene, e pazienza se lei ci lavorava, in sovrappiù con il tam tam pubblicitario che se n’è fatto, comunicati stampa atti a titillare la curiosità dei turisti del dolore con slogan del tipo: al termine della prima puntata del programma, in esclusiva, l’ultimo video della nostra Nadia; alla fine di ogni puntata un video esclusivo di Nadia Toffa in punto di morte; a me continua a sembrare nauseante e nonostante voi.

vi vedo correre in direzione Rigopiano per la foto ricordo sul luogo del tragico crollo, vi immagino in posa davanti alla Costa Concordia, vi penso in fila sul raccordo anulare a contare le macchie di sangue, felici di essere al di qua del fiume, ancora in salvo, ancorati a un’esistenza così meschina da ignorare il nonno con la flebo e, viceversa, piangere una sconosciuta famosa.

qui Pioggia Dorata

qui il mio ultimo romanzo Castevecchi

ancora sessismo in TV. TV?

di questi orribili programmi, parlo del Grande Fratello Vip 2016, estremo tentativo di tenere in vita una formula putrescente, si nutre chi non ha mai comprato un libro in vita propria, e se lo ha fatto, durante gli acquisti compulsivi con foto, una puntata dal parrucchiere con foto, una corsa con foto, comunque il romanzo non lo ha nemmeno letto. e sono programmi che, invece, dovrebbero vedere quelli che alzano le mani minimizzando la faccenda sessismo, e fanno battute imbecilli sull’opportunità di smetterla, noi donne, femministe e scassacazzi, di stare con il fucile spianato.

e oggi, sebbene imperi sui social la notizia solita  di Elena Ferrante, il mistero che secondo alcuni giornalisti tutti vorrebbero svelare, e chi l’avrebbe “stanata” (manco fosse un animale), vorrei raccontarvi che in TV, quella che tenete accesa dalla mattina alla sera come una compagna inoffensiva, permettono a campioni Olimpici, in sovrappiù elementi delle forze armate, di dire frasi come “la lascerei a terra morta“, riferendosi alla propria compagna e all’ipotesi che lo tradisca. ovviamente faccio per primi i miei complimenti all’imbecille che ha mandato in onda l’orrore dell’intera conversazione tra il misogeno e omofobo Clemente Russo, che però “ha molti amici gay”, con Stefano Bettarini,  che ha narrato per filo e per segno i suoi tradimenti alla Ventura. ottimo gusto, direi.

il giornale Metro ha perciò deciso di censurare la cronaca settimanale programma, ed è già molto. così come il provvedimento disciplinare verso il “signore” Russo.  eppure, per alcuni ex amici “influencer”, e scusatemi ma la faccenda mi ha colpito nel profondo, ecco, secondo le amiche perfette che ogni giorno ci propinano la ricetta del cuore con tanto di pubblicità ingannevole, la vita è una giungla dove non esistono scelte etiche ma soltanto bisogni che vanno soddisfatti; e il confine tra lecito e illecito è labile se non inesistente laddove si parla di 8 milioni di euro l’anno o di un bel viaggetto ai Caraibi, e lo stesso vale per un VIP, chiunque esso sia, che soltanto perché VIP può dire un po’ ciò che gli pare, giacché conta l’impatto sul pubblico e non le parole che dici, giacché meglio essere schiavi ma celebri, piuttosto che liberi e sconosciuti. 

commenti una tantum

sappiamo che, se l’amico non lo frequentavamo allora, prima di FB, non lo frequenteremo neppure adesso. ma almeno io ci ho provato, soprattutto con le donne della mia giovinezza con le quali in quel tempo, troppo presa dall’amore, non avevo legato. ma forse hanno altri gusti letterari. nonostante infilino complimenti a ogni post di scrittrici più famose ma sicuramente meno fertili di me, e si dilettino in poesie, e si esibiscano in critiche approfondite su pessimi romanzi contemporanei, leggono tutti fuorché me. pazienza. l’importante è che non s’imbarazzino quando le contatto per far loro gli auguri di compleanno. che tristezza essere consapevoli del torto fatto e non desiderare di ripararlo, mostrandosi però compassionevoli verso il resto del mondo. 

segreti della simpatia, e del sorriso che meglio se incapsulato di fresco, sopravvalutata dall’analfabeta funzionale abituato dai programmi TV, e dai politici, a giudicare tutti secondo il proprio metro: si nun sorido nun amo.
ed è così che vita privata e pubblica dell’artista s’intrecciano secondo la nuova moda dell’autofiction, e tu sarai letta soltanto se rispetterai le regole, e corrisponderai alla moda corrente e al gusto degli altri, così sarai chiamata in TV dalla Bignardi nonostante non tu abbia un cazzo da insegnare agli altri, o più semplicemente da dire, ma soltanto perché fai audience.

su tremila contatti almeno duemilacinquecento non mi conoscono, o comunque non commentano mai. mi domandarono l’amicizia anni fa forse con entusiasmo per dimenticarmi tra le cose troppo serie, come si fa con le cose che possediamo, troppe, inutili. presto lasceremo tutti Facebook. presto, l’incubo degli youtuber sarà passato.

razzismo estetico

perché vedi, amica mia, le ho detto per consolarla, non è vero che oggi in Italia si cercano soltanto personaggi. non è vero che abbiamo bisogno dell’imbecillità di Zalone per elevarci. non è vero che si cerca soltanto il prodotto che funziona e mai quello che vale.

In Italia c’è posto per tutti. anche per i perdenti. Paolo Giordano viene intervistato per le stragi a Parigi perché ha scritto tre romanzi importanti, non perché sia bellino con tutta quella giovinezza in faccia e la barbetta bionda, e se anche quello che ha vinto lo Strega per te non è un gran romanzo, poco importa, ha venduto. e poi non lo vedi come buca lo schermo, lui? qualcuno gli ha suggerito un titolo fantastico e lui ha fatto Bingo. gli altri, se gli altri non ce la fanno è soltanto per colpa loro, certamente non del loro aspetto, né della fortuna che comunque è bendata, né del rapporto con il direttore tale o il critico talaltro. e levati anche dalla testa che sia il tuo parlare chiaro a impedirti il passo.

l’aspetto fisico, qui da noi, è influente né più né meno di una buona raccomandazione, cioè poco e niente, insisto io, mentre lei piange per l’ennesimo rifiuto. mentre singhiozza bagnando la mia spalla. avere più di 40 anni ed essere una donna pensi sia un impedimento al successo? sei proprio convinta che gli scrittori maschi, tranne quelli intelligenti che però non sono abbastanza influenti, ti impediscano di riuscire?  ah, non ti aiutano?

e tu perché cerchi ancora aiuto? e perché lo domandi a loro? pensi di essere veramente così brava? non ti hanno ancora fatto passare la voglia di metterti a paragone con chi pubblica trilogie impeccabili? non ti hanno insegnato ad abbassare la testa e dire “sissignore”? non ti hanno ripetuto mille volte che chi ha successo, cioè loro, ha sempre ragione?