manciate di retorica

ricordo ancora quella volta che lo trovai a letto con un’altra.
una due, tre volte.
cornute si nasce come si nasce in buona fede.
ma non è su twitter che si viene a riferire dei cazzotti sulle braccia, nella pancia, sulla schiena. dei pizzichi bestiali sulle cosce, della diminuzione di sé che con certosino lavoro e quotidiano scherno alcuni producono: in me, in lei, in tutte noi, e che non ci fa sentire all’altezza, non sufficientemente belle, non sufficientemente alte, non giovani.

la diminuzione del nostro valore è un lavoro che va avanti da anni.
è l’economia che ce lo chiede, è la moda, il cinema, è il bisogno di affermarci.
la mancanza di autonomia è la nostra nemica. l’impossibilità di scappare, la necessità di “arenarci sul primo cazzo buono”, che come dice la mia amica Lara è quello che tu garantisce il pagamento della rata del mutuo.

scriviamo manciate di frasi retoriche per poi insultare la prima che ci capita a tiro; invochiamo il politically correct per l’amica su twitter, ma quando la troviamo a letto con lui la chiamiamo puttana, come non fosse stato lui a tradirci, come non avesse avuto lui la volontà di lasciarsi sedurre, ammesso sia stata lei a iniziare.
siamo sempre le stesse moraliste di allora, quando tagliavamo i capelli a zero a quelle che avevano ceduto al nemico.

il #noallaviolenzasulledonne è ogni giorno.
è impegno civile.
e va applicato alla pessima editoria che ci mostra fragili e disposte a tutto. alla moda che ci vuole scomode e per forza magrissime.
alla politica che ci mostra di successo, belle e giovanissime.
al solito moralismo che ci vuole anche devote.

chissà chi ha ucciso Tiziana Cantone.
so per certo che l’abbiamo già dimenticata, incerte se difenderla ancora.
violenza è sovrastruttura.
violenza è moralismo e cecità.

(i miei romanzi puoi ordinarli qui redazione@giazira.it)

vogliamo un nuovo social

insomma stamattina volevo scrivere di Noah e Alison, la coppia di The Affair, serie TV in onda su Sky, ma ho trovato nella posta il povero Frank, baffuto cinquantenne, che mi salutava da Vancouver, Canada, e moltissimi suoi like a foto chiuse e blindate al pubblico.
il mio uomo stia tranquillo, quelle veramente hot son solo su Instagram, dove in effetti non ho nemmeno un profilo, perché con quello che scrivo sublimo così tanto che non ho bisogno mostrare carne in giro.
comunque, lasciando le dolenti note del mio lavoro ai perbenisti dell’editoria e alle amiche di mia madre,  FB si sta rivelando un nonluogo sempre più pericoloso.

e sarebbe tutto nella norma, sarebbe anche una cosa risaputa, non avesse pagine e pagine sulla nostra Privacy, e manca poco che per la NOSTRA SICUREZZA ci domandi anche il codice fiscale e il gruppo sanguigno, se censura a proprio piacimento foto di atlete danesi nude, delle quali non si vede nemmeno un capezzolo, ma lascia in giro quelle di donnine dall’atteggiamento hot, e le labbra tumide, con il filo interdentale tra le chiappe dorate. insomma niente di male se non fingesse di essere un social sicuro.

da anni mi arrivano richieste di amicizia da parte di signori, militari mai visti né cercati, tra l’altro di stanza in Iran, in Siria, ovunque loro abbiano portato la guerra, che si mostrano fieri su carri armati, alle loro parate del cazzo, giacché io ripudio la guerra, come mi pare anche la nostra Costituzione, e inviano messaggi illeggibili scritti con il traduttore.
ma credo che più di tutto, ciò che dovrebbe indignarci e spingerci a chiudere FB (ma se non lo fate voi non lo faccio neanch’io), sia l’attualissimo caso di Tiziana Cantone, su cui ovviamente non vedo più hashtag né articoli di protesta perché poco hot, cui dovremmo dare rilievo per essere di sostegno alla lotta di sua madre, che è una lotta di tutti, perché una cosa così può succedere a chiunque, e non facciamo le Sante impalate e gli inquisitori, che di scheletri nell’armadio siamo pieni.

se un utente domanda che sia rimosso un contenuto, poco importa che loro abbiano soltanto 10 dipendenti in ufficio qui in Italia  e gli altri in Canada o che so io, come puntualizzato dall’espertissima Lucarelli. a me di com’è composta l’azienda non me ne frega niente, e se ancora non si è adeguato alle nostre leggi, deve riparare, come è successo in Germania, dove Zuk è stato accusato di razzismo. l’azienda multimilionaria DEVE assumere ingegneri in grado di far sparire foto, video e contenuti che ledano la persona, chiunque sia.

ah, già, vero. noi non siamo la Germania. e dimenticavo…  Tiziana Cantone, a ben guardare, se l’è cercata. vero?

 

porno a sua insaputa

finalmente la nostra idea di furbetto del cartellino, colui che prende uno stipendio pubblico ma lo arrotonda applicando la propria ingegnosità altrove, è stata noblitata. perché insomma, la figura pingue dell’impiegato di Sanremo in mutande e faccia cisposa, rimarrà per sempre impressa nella memoria dell’umanità, e forse anche sui libri di scuola. l’impiegato in boxer sarà per tutti e per l’eternità lo stereotipo del pubblico impiegato fannullone, quello che dovrebbe essere allo sportello per aiutare te ma lo fa come fosse un favore perché sta facendo la lista della spesa, lui, l’unico che abbia garanzie, quindi il privilegio, di rovinarsi la vita domandando un mutuo per la casa.

comunque il forestale lucano,  (su questo articolo tutti i particolari), ha ora riabilitato tutta la categoria dei pubblici impiegati, pur indagato da giugno per essersi allontanato dalla Basilicata per i 26 giorni di congedo che lo volevano invece accanto a un familiare ammalato. qualcuno, infatti, forse un amico ipodotato, ha trovato in rete le immagini del forestale, pur nell’orgia di video hard, e le ha diffuse tramite Whatsapp.

il ragazzo, e qui il genio italico dà il proprio meglio, ha sporto denuncia per la diffusione del video, dichiarando che sì, quel giorno era effettivamente a Miami, in piscina a fare il bagno, e che c’erano anche due donne bionde che l’hanno evidentemente adescato, e che data la sua scarsa conoscenza dell’inglese, non si è accorto di aver superato il casting per un film hard.
date le modalità di ripresa del video e il coinvolgimento del forestale all’interno della trama, il p.m. ha respinto l’ipotesi del video “a sua insaputa”, accusandolo anche di negligenza verso il parente da accudire.

i giornali non smettono mai di propinarci notizie inutili come questa, e il pubblico non smette di meravigliarci. perché il sesso sta bene addosso a un uomo, meno addosso a una donna. perché la pornografia è a uso e consumo soltanto dei maschi, perché se sei femmina e godi sei una puttana, se sei maschio e in divisa sei invece un eroe. e apprendo dai TG che il primo procedimento a carico di chi ha diffuso i video hard di Tiziana Cantone, è stato miseramente archiviato. e già nessuno si ricorda più di lei.

diritto all’oblio

ieri sera finisco su Vespa che assieme alla cricca di esperti discetta sulla povera Tiziana: il perché del gesto, la consapevolezza, il cosa ha filmato e quando (soprattutto cosa), la sua fragilità, chi fa “certe cose” e chi no. si liberavano lì davanti a tutti noi di certi pruriti che evidentemente la vicenda ha scatenato in loro, come in chiunque abbia clikkato su quei video.
ma certa roba è solo voyeurismo, caro Vespa, e tu dovresti saperlo che il tuo posto è all’inferno.
nessun diritto all’oblio per Tiziana: fai troppi ascolti, non potevi sapere che suicidandoti avresti avuto gli occhi di tutti su di te.

perché succede così anche quando ci si schianta sul raccordo, e gli spettatori restano in fila ad ammirare la nostra brutta sorte, contare le macchie di sangue sull’asfalto e godere, sentendosi fortunati a stare di la del fiume e in salvo, al caldo, così che tutto appaia meno terrificante, perfino le scadenze delle rate del mutuo di una casa che non potevano permettersi, e la moglie nevrotica, che non fa che portarsi le mani alla bocca spalancando gli occhi, atterrita davanti all’esistenza.
ma va bene, piuttosto che finire in quel modo, che sia sfracellati contro un TIR o appesi a una corda, colpevoli di aver fatto ciò che fanno tutti.

passarsi foto, video. avere storie a tre. partecipare a festini. masturbarsi davanti a sconosciuti. infilarsi quattro dita in bocca mimando un rapporto orale a una telecamera muta.
sono anni che raccolgo confessioni e racconti intimi, foto e video. anni che leggo storie di omicidi e ricatti, eppure si finge ancora che la storia di Tiziana Cantone sia un’eccezione.

ma ci sarebbe un modo per liberare Tiziana dal pubblico ludibrio, dall’ipocrita compassione, e dalle repliche post mortem per le quali lei non ha mai firmato contratti e non guadagnerà neppure il denaro per le spese legali, perché la vita sia ingiusta fino in fondo.
facciamole compagnia!, dimostriamo a Vespa e alle criminologhe bionde sadomaso, che siamo tutti Tiziana, giriamo filmini hard e mettiamoli in rete, gioiosi come nella realtà del nostro privato, quando ci riprendiamo nel bagno dell’azienda per inviare sconcezze al nostro capo, o al collega; uomini e donne in un’orgia globale, amici, amanti, vicini di casa.

invadiamo la rete di sesso sfrenato, tutto quello che abbiamo fatto di nascosto o che avremmo voluto fare.
poi, però, chiediamo a Google tutto il guadagno che ci spetta.

non credo nella vendetta né nel perdono

mi pesa scrivere questo post perché sto leggendo un meraviglioso romanzo di Gary che educa all’amore, perché ho paura di ritorsioni, un paura folle come della violenza in generale, ossia l’azione volontaria di un soggetto su un altro che lo porti ad agire in modo contrario alla propria volontà; perché temo che quel qualcuno, di cui non farò il nome per paura, vada a scovare un mio peccato capitale di gioventù, facendomela pagare poi con la pubblicazione di una mia vecchia foto e conseguente gogna pubblica, gettando così discredito su di me; o che, (dio non voglia), trovi uno dei sette refusi presenti in Pioggia Dorata e che lo mostri al mondo intero, o peggio, decida di parlar male di ciò che scrivo senza mai avermi letto e soltanto perché dissento da lui e da ciò che ha fatto, distruggendo nel giro di mezzo minuto ciò che in sette anni ho faticosamente costruito dopo il mio fallimento imprenditoriale (e senza neppure arrivare a tanto); temo che quel qualcuno possa decidere di “educarmi al rispetto”, pur non avendolo io insultato e neppure citato, facendo a pezzi in nemmeno mezza giornata la fragile stima di cui godo, al contrario di lui, che appunto ha mille milioni di fan al seguito.

ora è ovvio che sto esagerando, è il grottesco della vicenda che mi affascina e mi repelle, quindi non importa sapere di chi parlo, né a quale vicenda io mi riferisca, se al licenziamento di un orchestrale a seguito di un insulto irripetibile, quindi da punire sicuramente, o di un operaio edile o di un insegnante. parlo dei social in generale, e del peso che iniziano ad avere nella vita di ognuno di noi, e del fatto che, come scrissi sul post in difesa di Tiziana Cantone, non credo nella vendetta né nel perdono, come il Maestro Borges, e non credo neppure nella giustizia fai da te, soprattutto se perpetrata da chi è più forte di me. perché l’etica è una soltanto, e se la violenza mi è insopportabile sulla vittima, mi è insopportabile anche sul colpevole. non ho due bilance diverse. son troppo povera.

pensate che incubo, immaginate per un attimo soltanto se ogni VIP della terra, giornalista o “influencer”decidesse di occuparsi dell’educazione di ognuno di noi, o di ciò che votiamo: perché per molti anche un “NO” al Referendum può essere disdicevole, roba da trogloditi e ignoranti. immaginiamo se dovessimo affidare l’applicazione della legge non più alla Giustizia (lenta ma inesorabile) ma chi ha più potere, a chi ha più seguito, che sia il Papa o Fedez non ha importanza, e che ognuno di loro potesse decidere di fare giustizia come più gli garba, purché puniscano pubblicamente il malfattore di turno, senza che il proprio giudizio sia vagliato da una giuria o deciso unitamente ad altri.

non so, immaginate, e poi ditemi se vi sembra salutare, o civile.