mentre gioca a Pokemon Go la sorprende a letto con l’amico

no, vabbeh, vi ho fatto uno scherzo, stando alle boiate che scrivono i giornaletti di gossip vi piacciono tanto certe notizie di corna e botte per corna. ma insomma questo gioco è carinissimo, altroché sesso. non l’ho scaricato né lo farò mai, mi sembra di avere già molte perdite di tempo, ma lo dico subito per fugare ogni dubbio, in modo che chi commenta non debba ravvisare in me alcuna frustrazione e quindi rispondermi con trattati di psicanalisi sul sesso compulsivo: trovo bellissima questa follia collettiva dei Pokemong Go, mi piace, è fantastico che si scenda in strada e si giochi assieme. si potrebbe perfino trovare fidanzato tra una battuta di caccia e l’altra, mentre uno allena il Pokemon e l’altro cerca distributori di sostanze dopanti.

non scherzo, giuro. l’Ego dei social dimenticato per un po’ in nome della gara estiva, i selfie con boccuccia sostituiti dai punti ottenuti, il bisogno di apparire intelligenti a ogni costo, soppiantato dalla concreta abilità di catturare i mostrini giapponesi tra i topi di fogna che giocano nelle fontane e carte di gelato abbandonate dai turisti. sicuramente questa gara puerile, ma più genuina che stare davanti al monitor in cerca di follower o sesso gratis, distrarrà per un po’ la Massa dal sogno di scrivere bestseller e diventare popolari.

ma la notizia del gruppo di giocatori che ha sventato un furto d’auto, mi fa però pensare alla sindaca Appendino e all’orrenda idea di fottere il circuito dello spaccio di droga a Torino facendo far fare da delatori i cittadini. e allora è in me subito Apocalisse, subito Blade Runner, è immediatamente tirannia: orde di spie per le strade, innocenti gruppi di ragazzini o di impiegati del catasto in ferie a caccia di possibili terroristi da denunciare in base a semplici sospetti, a cose viste, a conversazioni che si è creduto di ascoltare mentre si portava Pikachu dal dentista in attesa del prossimo combattimento.

attenzione. con la scusa del terrorismo ci toglieranno quel poco di libertà che ancora abbiamo.

 

 

la mia home la pensa diversamente

me ne sto chiusa in casa, le persone mi procurano un senso di soffocamento e pericolo da darmi il panico. ho paura di loro, di tutti loro, ho il terrore del mio prossimo, del mio vicino di ombrellone, bianco, con moglie bianca e sovrappeso, con figlio bianco e pieno di palloni e racchette, il borsone pieno di panini e pasta al tonno comprata in gastronomia. in multisala chiedo sempre posti  vicini alle uscite, comunque ci vado nel primo pomeriggio quando non c’è proprio nessuno; non vado mai negli ipermercati ed evito l’IKEA alla domenica. non vado in vacanza. non posso salire sui treni affollati di gitanti nostrani e sudati. capita a tutti di avere un odore forte d’estate, anche se sei originario di Anagni.

ma non c’è niente di peggio che certi fascisti, quelli che non leggono, che provocano, che parlano soltanto per slogan: casta, lobbie, cultura, girotondi; che alzano la voce. non sopporto quelli ti giudicano in base agli errori che fai e non per i pregi che tiri fuori in battaglia; che ti escludono da una cena tra parenti soltanto perché un tempo sposasti “tizio”. i fascisti dell’ultima ora, insomma, quelli che pensano sia lo straGNEro a levargli il lavoro ma poi fanno pulire il culo alla madre dalla badante rumena, mentre loro se ne stanno sul divano a fare un cazzo, e poi vanno in chiesa a battersi il petto.

io amo e tollero soltanto le provocazioni intelligenti. non le sterili perdite di tempo, e dormo benissimo nonostante ci siano islamici in giro. la differenza tra me e loro, poi, è che io non mi sogno di andare sulla home page di un amico fascista, perché ne ho, a sollevare la questione dell’integrazione razziale o a congratularmi per la nuova Moschea che costruiranno nel suo paese. è una questione di buon gusto oltre che d’intelligenza.

il mio tempo è prezioso, e se invece voi intendete perderlo commentando notizie ancora incerte perché vi prude il manganello, fate pure. ma non qui. siete liberi voi provocare, come io di bannarvi, o di non rispondervi. perché la vostra libertà, nonostante il tono della voce autoritario, finisce dove inizia la mia, sempre.

 

Gli ostaggi di Parigi siamo noi

scusate se arrivo tardi ma chi mi conosce sa che qui la televisione è sempre spenta.
ci sono i giornali.
on e off line.
almeno per i pochi non analfabeti rimasti.

sono stata tele dipendente durante gli anni ottanta, avevo il culo grosso, la faccia gonfia e mangiavo schifezze tutto il giorno nutrendomi di telenovelas.
è stato dopo un periodo di disintossicazione da un professore Rosacrociano, nella sua masseria sulla Murgia, che ogni volta che vedo la tivù sento puzza di merda di vacca.
siete pazzi.
tutti.
voi che la tenete accesa tutto il giorno avete veramente le rotelle fuori posto.

di cosa parlo?
del fatto che a guardare di continuo un cadavere non si vede più la morte.
che la nostra informazione è monotona, è vecchia, ricattata dal sistema politico.
SkyTg24 è in grado di mantenere un servizio per novanta minuti facendo scorrere sempre le stesse immagini e dicendo le stesse cose, solo cambiando ordine alle parole. e basta. sempre le stesse: GIP, GUP, attentatore, ministro.
E io dico: bravi, complimenti, fantastici.
ma basta.
l’informazione dovrebbe aggiungere, approfondire.
e invece no.
i servizi di questi giorni mi fanno lo stesso effetto della scrittura di E.L. James, all’inizio dell’intervista so già come andrà a finire.
tutta la solidarietà ai cugini “mangiabaguette” ma anche noi siamo ostaggio di Parigi, dei terroristi e dei media.