anche da Vinci sarebbe spacciato

svegliatevi, vi prego, siete così instupiditi dalle serie TV da dimenticarvi persino le vostre origini pagane, o il perdono cattolico di cui tanto parlate sui social, la compassione verso chi ha smarrito la retta via: perché noi non puniamo, ricordatelo, il nostro dio non prevede gogne. fate tanto per sentirvi itaGLIani, in piazza, vestiti di nero che rievocate i bei tempi in cui “c’era lui”, con tanto di capocciate ai giornalisti, e poi vi fottete sulla sodomia Made in USA, arricciate il naso come i fratelli oltreoceano sugli scandali sessuali dei divi di Hollywood che hanno contrastato l’ascesa di Trump: ah, non ci avevate pensato? bravi, ecco, fatelo ora.  osannate il re del porno deceduto pochi mesi fa col suo impero di conigliette, e poi godete della cacciata di Spacey dal paradiso losangelino. non so come riusciate a essere così contraddittori.

e poi loro sono quaccheri, ricordatelo, calvinisti, è gente ruspante, sono vaccari, petrolieri. sono vissuti nella casa della prateria tra la loggia del leopardo e quella della lince. sono gli stessi che hanno dato da scrivere capolavori di sofferenza al grande Tennessee Williams, omosessuale represso da padre violento, drammi sul puritanesimo mortifero come Picnic, di William Inge; sono quelli che hanno condannato Clinton per una pompa di stagista sotto la scrivania: noi, invece, facciamo battute sulla nipote di Mubarak e il suo mentore televisivo, lo ricordate. cos’è?, la povera Noemi era meno molestata delle altre?

io continuerò ad apprezzare Spacey, così come leggo Pasolini, nonostante i ragazzi di vita (vero, Diletta?). cosa facciamo?, passiamo un colpo di spugna anche su Leonardo da Vinci?, e Caravaggio? ah, e Shiele?, che si scopava modelle minorenni?, Melville, Rimbaud. E la Woolf?, lo sapevate che nel castello del Kent di Vita Sackville- West, sua fedele amante, si tenevano belle orge?, e Proust, il vostro beniamino, chissà quanti ragazzini si è fatto. oh, dio… non scuotete la testa. e se il mondo dell’arte con le sue opacità vi fa orrore, bene, anzi meglio: finalmente ci lascerete in pace.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi Editore

vecchia zia

qualche settimana fa, su Sky Classic commedia, ho visto L’erba del vicino, 1960, con Cary Grant, Deborah Kerr e Robert Mitchum. una roba asciutta con certi dialoghi da fare invidia a Williams, Tennessee, non Roby o Roy, o che so io. Tennessee, il grande drammaturgo omosessuale con padre repressivo che ha scritto alcuni dei più bei drammi del nostro cinema, e del teatro, quello che facevano un tempo anche i doppiatori nostrani per restituirci le finali delle parole. non come quelli di oggi, impiegati dell’azienda di famiglia che dai banchi di scuola (fatta male) passano ai microfoni del doppiaggio, senza sapere dove sia di casa la capacità di farsi capire, non dico recitare.

comunque L’erba del vicino è una storia piccola piccola che cresce sotto gli occhi dello spettatore senza avere bisogno d’altro che di  un solo ambiente, di parole e non effetti speciali. una storia di una coppia evoluta rispetto a quelle che il cinema di oggi ci rappresenta. una storia che ti resta anche il giorno dopo, una settimana, un anno.

sì, sono avvelenata perché ieri ho avuto la pessima idea di vedere Victor – La storia segreta del dottor Frankenstein, una cagata colossale di cui si capivano il 70% delle battute ma la musica purtroppo si sentiva tutta. eppure so che il 99% della produzione americana è spazzatura. che si può guardare il cinema australiano, semmai, europeo, ma non americano. che anche su quello italiano c’è poco da scherzare nonostante gli Oscar, e che che come afferma Luchini (e ha ragione da vendere), non esistono più Fellini né Antonioni, e nemmeno le Suso Cecchi d’Amico o i Rossellini al tavolo della pizzeria a Ostia a tirar fuori golosità, ma i Muccino e i Piccolo a mettere una dietro l’altra un sessantina di parolacce a pagina, e così si prendono a prestito copioni francesi. che insomma la sera sarebbe preferibile leggere un bel romanzo.

ma dopo sei ore di lavoro su una storia di violenza domestica, preferisco l’idiozia di un film Disney che alla profondità di Trier, e dopo aver scoperto che la nostra guerra, che questo terrorismo individuale e anch’esso senza ideologie e senza Patria, come tanti romanzi e certi film, mi domando anche che senso abbia continuare a scrivere.