Gli ostaggi di Parigi siamo noi

scusate se arrivo tardi ma chi mi conosce sa che qui la televisione è sempre spenta.
ci sono i giornali.
on e off line.
almeno per i pochi non analfabeti rimasti.

sono stata tele dipendente durante gli anni ottanta, avevo il culo grosso, la faccia gonfia e mangiavo schifezze tutto il giorno nutrendomi di telenovelas.
è stato dopo un periodo di disintossicazione da un professore Rosacrociano, nella sua masseria sulla Murgia, che ogni volta che vedo la tivù sento puzza di merda di vacca.
siete pazzi.
tutti.
voi che la tenete accesa tutto il giorno avete veramente le rotelle fuori posto.

di cosa parlo?
del fatto che a guardare di continuo un cadavere non si vede più la morte.
che la nostra informazione è monotona, è vecchia, ricattata dal sistema politico.
SkyTg24 è in grado di mantenere un servizio per novanta minuti facendo scorrere sempre le stesse immagini e dicendo le stesse cose, solo cambiando ordine alle parole. e basta. sempre le stesse: GIP, GUP, attentatore, ministro.
E io dico: bravi, complimenti, fantastici.
ma basta.
l’informazione dovrebbe aggiungere, approfondire.
e invece no.
i servizi di questi giorni mi fanno lo stesso effetto della scrittura di E.L. James, all’inizio dell’intervista so già come andrà a finire.
tutta la solidarietà ai cugini “mangiabaguette” ma anche noi siamo ostaggio di Parigi, dei terroristi e dei media.

Guerra

Il mio malessere non nasce soltanto da quest’ultima sanguinosa guerra. Una delle tante che si combattono con più o meno violenza e che non hanno mai cessato di mietere vittime.

La guerra è dentro di noi e la combattiamo ogni giorno. Combattiamo il cancro, le sofferenze bancarie, i creditori, i debitori, i detrattori.
Quelli che un tempo erano stupidi giochi a premi oggi sono talent show, reality studiati ad arte per mettere i concorrenti uno contro l’altro e perché avvenga lo scontro, che piace tanto. I rovesci temporaleschi diventano bombe d’acqua. Gli “eventi” e le “tendenze” funzionano se virali. Come non fosse abbastanza siamo sottoposti alla violenza quotidiana dei tiggì che non risparmiano mai immagini raccapriccianti, le stesse che poi, pur non volendo, siamo costretti a guardare sui social, tra le riviste in edicola mentre corriamo da qualche parte ancora una volta combattendo contro qualcosa: il tempo, il traffico e l’ansia. La visibilità del successo l’unico vessillo da conquistare: sui social, sul lavoro, in casa.

Ovunque vedo macerie, sparatorie, corpi riversi nel proprio sangue. Chissà per quanto ancora saremo in grado di distinguere la sofferenza reale da quella virtuale.
Il ricordo più violento della mia infanzia è stata l’immagine di una Renault bianca in via Caetani e mia nonna che si voltava dall’altra parte, soffocando elegantemente un gemito di terrore.
Non so se sta andando peggio, se è un’impressione soltanto mia sarò eternamente grata agli dei. Comunque, nel frattempo e tra un tweet e l’altro: amiamoci un po’ di più e se non ce la facciamo impariamo a tollerarci e a non giudicare gli altri restando fermi sul nostro punto di vista.

Forse Robin Hood ci potrà salvare.

E’ di questi giorni la notizia di una ripresa degli ordini da parte delle aziende, ordini di materie prime, immagino, aperture di contratti, credo. Naturalmente la disoccupazione no, quella non è in ripresa dice il giornalista.Ed è anche ovvio. Tra Alitalia e l’Unità non so in quanti si ritroveranno nella mia condizione, a quarant’anni e a fare appello agli inutili servizi degli uffici di collocamento della Provincia di Roma.
Basterebbe comunque, prima di fare un servizio di approfondimento così superficiale, ragionare un attimo, prendere i dati sulle chiusure per fallimento degli ultimi cinque anni e fare un calcolo rapido. Elementare, direi. E forse nemmeno c’è bisogno di prendere in esame alcun dato.
Non c’è nessuna ripresa del settore manifatturiero come urlato ai quattro venti in questi giorni. C’è soltanto che, come è ovvio, le aziende sopravvissute al fallimento stanno beneficiando del fallimento dei loro competitor suicidi. Troppi, tanti, ignorati.

La colpa non è certamente degli imprenditori che ce l’hanno fatta. Ma non scambiate pan per focaccia. Non date speranze laddove non ce ne sono. Non c’è nessuna ripresa. La stretta della pressione fiscale e lo strozzinaggio di Equitalia faranno del nostro un Paese del terzo mondo. Pare che a Settembre ci sarà il rialzo dei tassi d’interesse… noi lo sappiamo, ed è per questo che abbiamo chiamato Robin Hood.