finitela di dare del “genio” a chiunque

è un genio assoluto!, scrive una signora sotto la pubblicità di un libro di autore a me sconosciuto: eppure leggo tanto. e vi vedo entusiasti, troppo, verso qualunque cagata esca in libreria. un po’ come quando l’amica, diciamo non bellissima, pubblica la foto e tutti accorrete a darle della gran figa.

per genio, dal latino genius, sostantivo derivato dal verbo geno, quindi “forza naturale produttrice”, si intende quella speciale attitudine naturale atta a produrre opere di importante rilevanza artistica, scientifica, etica o sociale, scrive il wikidizionario.

per me, dunque, geni sono Einstein, Alfred Hitchock, Alexander Fleming, anche Ian Fleming, perché il suo 007 era veramente innovativo, pieno di suspance. genio era Mozart, al primo posto anche nel paradiso dei geni. Giacomo Leopardi, che ha allargato l’infinito panorama del nostro sentire. Edgar Allan Poe. Pina Baush. Kafka, che ci ha regalato un termine preciso per indicare situazioni del tutto assurde. e come non dire “genio” a Leonardo, o a Gesù. genio è stato Orwell, ma anche Kubrick, chiunque abbia visto il futuro al di là della fitta e chiassosa cortina del presente. geniale anche Dame Barbara Mary Quant, l’inventrice della minigonna. Dario Argento. Mary Shelley. ma perché non includere Luisa Spagnoli con i Baci. Hedy Lamarr, di cui ho già parlato tanti post fa, attrice seducente con il pallino per le invenzioni, che durante la seconda guerra presentò alla Marina Militare USA il prototipo di uno strumento di comunicazione che ha fatto sì che arrivassimo alla telefonia mobile: invenzione che non le fu mai pagata e riconosciuta soltanto quando era prossima alla morte. come dimenticare King tra i tanti che non riesco a menzionare in questa breve pagina di diario?

vi prego, lasciamo almeno la genialità a chi la merita, giacché i superlativi li abbiamo dissipati già.

qui Pioggia Dorata
qui il mio romanzo Castelvecchi

letture

per riavermi dalle letture della fase finale del Torneo letterario di #ioscrittore, e dal linguaggio piano delle trame banali dei dieci testi da valutare, ho fatto un tuffo nella fantascienza.
il mio libraio esperto è stato felicissimo di iniziarmi a questo genere letterario. ma fin qui, e sono pagina 220, a parte i due racconti rispettivamente di Wells e Bradbury, della prima antologia Einaudi a cura di Carlo Fruttero e Sergio Solmi, “Le meraviglie della fantascienza”, mi è piaciuta soltanto la lunga introduzione di Solmi.

una cosa comunque sento di dirla, che la letteratura di genere, nonostante i tentativi fatti, non mi piace. e sono anche stanca discutere con chi afferma convinto che nanetti, ninfe e palle rotanti sono degni di rispetto come e più del principe di Salina. non è così. non è vero. quando si ha a che fare con la plausibilità di un personaggio e la sua storia, è assai più complicato mettere assieme i pezzi e far sì che collimino alla perfezione.

qui si parla di mostri e alieni, finora mai un problema etico, mai un dubbio, mai un astronauta che da lassù, nel nero universo, rifletta su ciò che ha lasciato sul pianeta terra, perso o ritrovato, sulla propria esistenza o su quella di dio.
non so, non capisco e non mi piace.
io ci provo, come feci lo scorso anno con King, e giuro che leggerò anche Asimov. confido naturalmente in Philp Dick, ma ho la sensazione che il mio giudizio cambierà di poco.
aspetto suggerimenti dagli esperti.