se dicessi “threesome” al mio meccanico

anche il sesso è ormai pieno di orribili anglicismi, con buona pace di De Mauro.

se andassi dal mio meccanico di Tormarancia, per esempio, il ragazzetto cui rifiutai una sveltina anni fa benché il mio primo marito non si occupasse di me da secoli, e gli dicessi di fare un threesome con il suo bel fratellone gommista, invitandolo a fare prima dello spanking nel retro dell’officina, dopo avermi infilato magari una ball gag in bocca e un dildo altrove, mi guarderebbe strano e si rimetterebbe a lavorare sull’auto.

invece che ragazzetti sono toy boy, invece di pompino, blowjob, parola inadatta ai vecchi maniaci in prinz verde che, alla controra del sud levantino, seguivano noi ragazzine uscite dalle scuole medie per spaventarci, tenendo l’infelice membro in mano e la lingua di fuori. e poi ci si chiede perché siamo diventate femministe e fan dello squirt, nuovo sport soprattutto maschile, perché dopo aver passato anni a ignorare la nostra clitoride, certi quarantenni son diventati tecnici del nostro spruzzo e fieri di poterci ancora una volta manovrare.

sono proprio certi tecnicismi che mi spaventano, questo dare un maledetto nome a tutto, quando l’orgia dovrebbe essere confusione. mi disorienta la professionalità accostata all’istinto, mi fa lo stesso effetto respingente di certi editor che ragionano soltanto per programmi di corsi di scrittura creativa, che vanno per schemi, che non riescono a scollarsi dall’idea del successo come unica finalità della scrittura. ecco, per me l’orgasmo non è l’unica finalità del sesso, come la seduzione non è finalizzata alla conquista.