se dicessi “threesome” al mio meccanico

anche il sesso è ormai pieno di orribili anglicismi, con buona pace di De Mauro.

se andassi dal mio meccanico di Tormarancia, per esempio, il ragazzetto cui rifiutai una sveltina anni fa benché il mio primo marito non si occupasse di me da secoli, e gli dicessi di fare un threesome con il suo bel fratellone gommista, invitandolo a fare prima dello spanking nel retro dell’officina, dopo avermi infilato magari una ball gag in bocca e un dildo altrove, mi guarderebbe strano e si rimetterebbe a lavorare sull’auto.

invece che ragazzetti sono toy boy, invece di pompino, blowjob, parola inadatta ai vecchi maniaci in prinz verde che, alla controra del sud levantino, seguivano noi ragazzine uscite dalle scuole medie per spaventarci, tenendo l’infelice membro in mano e la lingua di fuori. e poi ci si chiede perché siamo diventate femministe e fan dello squirt, nuovo sport soprattutto maschile, perché dopo aver passato anni a ignorare la nostra clitoride, certi quarantenni son diventati tecnici del nostro spruzzo e fieri di poterci ancora una volta manovrare.

sono proprio certi tecnicismi che mi spaventano, questo dare un maledetto nome a tutto, quando l’orgia dovrebbe essere confusione. mi disorienta la professionalità accostata all’istinto, mi fa lo stesso effetto respingente di certi editor che ragionano soltanto per programmi di corsi di scrittura creativa, che vanno per schemi, che non riescono a scollarsi dall’idea del successo come unica finalità della scrittura. ecco, per me l’orgasmo non è l’unica finalità del sesso, come la seduzione non è finalizzata alla conquista.

se parlo di sesso è meglio

anche se, pure in quest’ambito, bisogna ormai mettersi in fila, sgomitare tra veri e presunti e sperare che l’editore non ti chieda di fargli esempi pratici.
poi mi dicono che se scrivo erotico mi etichettano!!! certo, lo so, è ovvio, ma a parte che mi hanno già etichettata, perché devono etichettà tutto, ma poi lo vedi che appena parlo di fica partono like, commenti e applausi?
se scrivo di mio padre, no.
se scrivo di fede nemmeno.

ma anche in quest’ambito è difficile muoversi.
chiedono poco, si accontentano di una storiella rosa con qualche effetto speciale. roba per casalinghe e impiegati in cerca di frasi da 140 caratteri da postare su twitter.
per il BDSM i nostri Editori si accontentano di tacchi e corpetti, niente psicanalisi per carità. lo spanking è il massimo che certi pubblicatori di libri possano concepire.
pertanto stai serena, mamma.
i miei racconti sul “pissing”, saranno al sicuro ancora per un po’. troppo sconci per Editori normali, poco rosa per quelli di letteratura erotica.

una cosa però l’ho capita. e basta dare un’occhiata alle novità editoriali: niente sesso nero ma soltanto amore (siamo cattolici), lieto fine (siamo ottimisti), un pochino di storia contemporanea (siamo colti), e che sia abbordabile dai giovanissimi editor appena usciti dal liceo: sessantotto, seconda guerra mondiale, nonni partigiani e compagna bella, ma una punta proprio senza entrare troppo nel dettaglio altrimenti rischi di risultare anche saccente.
e basta.
la saga familiare?, dipende.
bisogna vedere se durante l’anno ne sono uscite più di trenta.
malattie genetiche o cancro?, con parsimonia. dipende dal numero di decessi.
insomma, fin qui mi hanno detto tante cazzate, a parte le amicizie tutto dipende dalla trama, mai dal cuore che ci metti.