contributi

sulla vicenda della Prof Lavinia, l’antifascismo e la birra in mano alla fine la maggioranza ha vinto e si è avviato contro di lei un procedimento cautelare e la sospensione dai pubblici uffici. in tre giorni ho bannato 20 “amici”, nascosto i post di 50 utenti e altrettanti maleducati. perché se è la forma quella che vi disturba, se sono stati i modi poco urbani di Lavinia a farvi imbestialire, quella deplorevole birra tra le mani, le urla e quel livore, sappiate che voi utenti astemi soltanto quando si tratta di deprecare le esistenze altrui, e che su FB esaltate le qualità anestetiche del mohito, non siete migliori. basta leggere i commenti a certi articoli: quando augurate la morte alla mamma indegna, al papà poco accorto, alla Prof antifascista, appunto.

ciò che intendo, che mi pare non vi sia chiaro della netiquette, è che la violenza verbale dell’utente che vuole contribuire e dire la propria opinione, anche se di avviso contrario al possessore del profilo social, è spesso più disturbante di quella individuale di qualunque contestatore violento. se io so che una mia “friend” è di fede politica avversa alla mia, non le invierò mai un video di propaganda al partito di opposizione, se il post di Tizio avalla la teoria di Sempronio e se vedo Tizio bacchettare chiunque sia di idea diversa, non mi metterò a digitare il mio contributo non richiesto.

il social network è come un immenso supermercato. tutti scegliamo di andare lì a fare la spesa ma non tutti di acquistare gli stessi prodotti, né di farlo lo stesso giorno alla stessa ora; tutti quanti riteniamo sia un ottimo supermercato ma non per questo ci sentiamo autorizzati a dare il nostro consiglio a uno sconosciuto sull’acquisto di un prodotto. il rispetto non è soltanto non augurare la morte a un poliziotto, ma anche non sentirsi in dovere di andare a insegnare la buona educazione a chiunque la pensi diversamente da noi. anche il social network ha le sue regole. un dibattito è interessante se voluto da ambo le parti, diventa noioso se le parti non avanzano verso un’idea comune, se uno si limita a voler convincere l’altro senza cedere neanche un po’. inoltre non mi interessa il confronto con chi arriva sulla mia pagina soltanto per dire che la pensa diversamente da me. e l’ho anche ripetuto per circa 8 ore a un vecchio “friend”, infine eliminato, che insisteva nel darmi dell’intollerante: non puoi pretendere la mia attenzione se ti fai vivo soltanto per contraddirmi; nessuno mi paga per stare a convincerti sul perché io preferisca Marias a Camilleri, soprattutto se tu Marias non lo hai mai letto; è indelicato domandare ascolto se non lo hai mai dato, mai ha messo un like all’uscita di un mio romanzo o di una bella recensione o a una cartolina di Natale.

se volete rispetto, imparate a darlo.  

qui il mio ultimo romanzo, Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, ottobre 2017, Castelvecchi editore.

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le persone dolci si mangiano

così risponderò al prossimo che si dichiarerà una persona dolce senza che nessuno gliel’abbia domandato.
che fastidio. ma poi che vuol dire essere dolci? tutti siamo dolci, in certi momenti. anche io. pare assurdo ma dovreste vedermi con la mie gatte, o con il prugno, o con la stella di Natale che, a differenza delle vostre sicuramente abbandonate mesi fa nel cassonetto, cresce rigogliosa.

la dolcezza va e viene, altrimenti sai che noia. è più o meno arrendevole, appiccicosa, stucchevole. va dosata, sennò diventa remissività. fa più effetto se non annunciata. la dolcezza improvvisa può anche uccidere.

e noi sempre a generalizzare, sempre così manichei da levare sfumature anche al tramonto. una persona tendenzialmente dolce forse non ricerca la verità, non s’incaponisce davanti alle ingiustizie?, non urla per affermare i propri diritti?, e che distanza c’è tra dolcezza e sensibilità?, compassione, altruismo. chi è più dolce, Paperina o Minni? una persona dolce forse non s’incazza se perde il treno?

la verità è che ci piace incasellare tutto così da non dover perdere tempo a interpretare la realtà, ma una volta qualcuno mi disse che le persone dolci si mangiano e quelle cattive si sputano.

le cose che una signora NON (sui social)

Sui social.

Piccolo galateo Politically scorrect.

  • Come nickname Ninfa non va bene, non se hai più di quarantacinque primavere e in marzo prenoti la tua cura per la ritenzione idrica.
  • Non postare la foto di tua figlia al mare come PIC del tuo account anonimo, potresti finire a chattare di sabato sera con il suo compagno di scuola nerd.
  • Non raccontare i fatti tuoi a un perfetto sconosciuto e soprattutto non mandargli primi piani hot. Ricorda che dietro Master ’87 potrebbe nascondersi Rinaldo ’66, il collega di tuo marito.
  • Sebbene l’ultima volta che tuo marito ti ha sfiorato è stato a Natale, per caso, prendendo il salmone dal frigo, non pubblicare la tua foto hot di Pasqua vestita da pulcino e con le trecce. Non tanto per la santità della Pasqua quanto per le trecce.
  • Se l’ultima volta che hai ricevuto un complimento è stato trent’anni fa, da tua madre, il giorno della tua prima comunione, non spifferare in bacheca che questa primavera saresti in grado di darla a tutti gli account anonimi di sesso maschile. Scapperebbero.
  • Se anche odi a morte qualsiasi donna non la pensi come te, ma soprattutto sia più bella, evita di digitarlo pubblicamente, fallo semmai in DM (direct message), tra amiche: l’odio alimentato vale più di quello proclamato.
  • Ricorda che il femminismo è una sciocchezza inventata dalle altre donne perché  becchino loro tutti i manzi in circolazione.
  • Ah, e non chiamare “manzo” qualsiasi ultra diciottenne con barba, quello biondino, per esempio, somiglia proprio a tuo nipote.

(P.s. questo Piccolo galateo per MILF e Cougar è spudoratamente ispirato al  Piccolo galateo per fanciulle dello scrittore francese Pierre Felix Louis. Il Galateo, che mi fu regalato quando avevo 14 anni da un satrapo che cercava di sedurmi, mi fu molto utile allora e spero anche oggi. Sebbene non lo conosciate si trova in libreria, ciò che in libreria non troverete, è tutto il resto).

 

Qui il mio ultimo libro (ora anche in ebook)

essere come sei

rituitta frasi banali su semplicità e pienezza della vita, sul volere  e potere di cui, da quando ci sono i reality show, ha fatto una bandiera; manda avanti cuore e pancia ma non fa mai la carità, caccia a male parole il venditore di rose e insulta chiunque non parli la propria lingua; si dice generoso e quando può occupa il parcheggio al disabile; sostiene che il bello non debba essere mai artefatto, che “sticazzi il piuttosto che con valore disgiuntivo sei una supponente di merda se mi correggi“, ma poi umilia nei commenti la donna over ’50 con degli inutili “guarda che collo di merda”; vive nel mondo fatato di photoshop ma sta per sposare la sua vecchia fidanzata fuori taglia perché incinta.

il suo modello, quello su cui di tanto in tanto (quando non sta sui social o non è fatto di Ceres) si masturba,  è depilata fin nelle orecchie e tutta ossa, a parte le tette finte, strafiga, telegenica, che si tratti di una pornostar o di una giornalista non fa differenza: “lasciamole parlare che tanto a tutte piace il soffocotto“.
ma se l’hashtag chiama, Donna è anche #AnnaMagnani e le sue rughe (magari soltanto per un par d’ore), e i suoi film che “sticazzi se non ho visto fa lo stesso”, poi si torna a insultare, tutti fuorché sua madre. e prepariamoci all’8 marzo e al “perché lo sciopero”. 

 

qui Pioggia Dorata, trasgressivo, ironico, senza filtri.

mai sputtanarlo, potrebbe servire.

insomma, la mia amica mi telefona ieri a ora di cena per raccontarmi di un suo ultimo contatto che, per mancata esibizione di tette via email, l’avrebbe defollouata.

lei, Maria Teresa che con tre lauree fa marchette per fare la spesa, sta su FB e Twitter con il proprio profilo familiare, quello semplice con tanto di nome, cognome, selfie campagnoli e marittimi e una biografia da rendere fieri i suoi, pensionati tarantini e timorati di Dio.
attualmente, Marité  lavorerebbe per una famosa catena di librerie, a Milano, o supermercati del libro, come le chiama lei che preferisce i mercatini dell’usato per trovare bei romanzi, invisibili nell’oceano di (anche pessimo) noir italiano.

ed è proprio uno scrittore di noir il tizio che ieri l’ha defollouata, oltre che giornalista per uno dei più famosi quotidiani peninsulari.
e pensare che l’uomo, tarchiato e occhialuto, non ha mai neppure incontrato la Marité professionista che trafigge cuori su piattaforme più adatte a quel commercio, e su Instagram, (non svelerò il suo nickname, non domandatemelo), dove mostra senza indugio, e a chiunque, le proprie tette naturali, grandi e sode, generalmente fasciata da una luce in bianco e nero, con tacchi vertiginosi ai piedi e corpetti stile Romance americano, come il pubblico maschile vuole, nemmeno un bulbo pilifero a opacizzare la perfezione di una puttana da pagare a rate.

ma Marité non gliel’ha detto. non gli inviato per email il pieghevole con tanto di tariffario delle proprie prestazioni garantite, sull’affidabilità e la discrezione di una puttana che abita nel cuore di Milano e serve da più di dieci anni per lo più uomini d’affari.
perché a Marité piace negarsi ogni tanto, dire di NO, ha per lei lo stesso sapore della meringa con panna a Piazza Castello, a Torino, chi si concede una tantum, quando sua cugina suora sale a trovarla.

«e tu che cosa hai fatto?», le ho domandato curiosa.
«sputtanarlo non serve a niente», ha affermato lei sgranocchiando un grissino.
«perché come dice la mia amica Nina, c’è sempre il rischio che un maschio diventi famoso, e allora potrebbe servirmi. non sai quanti incapaci che nel Partito Comunista erano relegati nel servizio d’ordine, ora siedono in Parlamento».

qui, compri Pioggia Dorata

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