selfie d’agosto

ieri ho scrollato la Time line di twitter. il profilo domenicale di una donna  in bikini leopardato davanti allo specchio, esibizione di granitica solitudine, di amaro abbandono di ogni specificità intellettuale a favore della sborra, mi ha fatto pensare.

è possibile non  si riesca a rinunciare alla funzione sociale imposta che ci vede come strumento di piacere? è giusto vivere l’esistenza con la sensazione di essere utili soltanto a quello? o crediamo che la donna in bikini davanti allo specchio stesse ripassando la Critica della ragion pura?

non credo che la libertà stia nel mostrare al mondo le proprie beltà in protesi  (culo, naso, labbra), quanto nel provare a noi stesse di poter fare a meno degli inutili occhi social, di poter stare a braccetto con la solitudine, di non dovere dimostrare un cazzo alla vita, che in definitiva è un dono e non un invito alla guerra. vecchiaia compresa, quando, da gran figa quale sei stata e sei, puoi finalmente deporre il bikini leopardato.

qui Pioggia Dorata (tanto per rinfrescare le idee)

qui l’ultimo mio romanzo Castelvecchi

 

qualcosa, qui dentro

non sono una che riesce a prendervi a piccole dosi. sono abitudinaria come i gatti e la mia abitudine, ormai, siete anche voi. ma non riesco a farmi scivolare addosso la crudeltà e il cinismo che esprimete sui social. e non voglio più trascorrere le mie preziose giornate a discutere con imbecilli che non conosco, che non ho scelto di frequentare e che violano costantemente lo Stato di Diritto che qualcuno ha conquistato per me (per noi) a costo della propria vita. violenza chiama violenza e l’ignoranza resta quella, nonostante me e voi. ormai si vive social, si scopa social e si governa social. è così qui da noi ma anche in Inghilterra, in tutto il mondo. le emergenze come i lutti si consumano in 24 h. 

ma io nasco da una generazione diversa, vengo dal mondo classista e onesto degli “ossequi al papà” e del “prima lei” e ho bisogno di tempo, soprattutto per capire a chi affidare i miei romanzi e il mio amor proprio, per trovare un editor competente e onesto che non costi troppo, ma che mi stimi sul serio, per definire le decine di storie scritte in questi anni; devo completare il sito e pregare per diventare più forte e più stronza; leggere di più. voglio stare sola per un po’.

perché c’è qualcosa, qui dentro, che vale più di centomila like.

se non lo avete ancora fatto, tenetevi compagnia con Pioggia Dorata o Conversazioni Sentimentali in Metropolitana .

mi troverete anche qui

non hai le palle

un tizio che mi perseguita politicamente da mesi ieri mi ha domandato per l’ennesima volta perché sono per l’accoglienza dei migranti, opponendo alla mia idea il solito slogan: preferisci lasciarli nelle mani dei mercanti di morte. gli ho spiegato che è sempre meglio questa morte, i nostri centri di accoglienza piuttosto che le torture nei loro territori, e la morte certa, e che basterebbe leggesse i giornali che leggo io per capirlo e che, comunque. infine che parlare di politica su twitter è come discettare di filosofia nel camerino di prova di Intimissimi in via del Corso un sabato pomeriggio pre natalizio.

ha insistito. allora gli ho detto che stavo lavorando e non avevo nessuna voglia di mettermi a cercare per lui articoli e interviste, e che comunque mi seguiva solo per provocarmi e mai e poi mai una discussione social porta a una dialettica sincera, e che ho imparato a non perdere tempo e quindi sciò, via, alla larga, non superare il limite consentito.

ovviamente stamattina mi ha scritto che sono “senza palle”.
e meno male, gli risposto io. ma un fascista ha una visione pallocentrica del mondo, è ovvio che pensi che il coraggio e la forza siano attributi maschili.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture

contributi

sulla vicenda della Prof Lavinia, l’antifascismo e la birra in mano, alla fine la maggioranza ha vinto e si è avviato contro di lei un procedimento cautelare e la sospensione dai pubblici uffici. in tre giorni ho bannato 20 “amici”, nascosto i post di 50 utenti e altrettanti maleducati. perché se è la forma quella che vi disturba, se sono stati i modi poco urbani di Lavinia a farvi imbestialire, quella deplorevole birra tra le mani, le urla e quel livore, sappiate che voi utenti astemi soltanto quando si tratta di deprecare le esistenze altrui, e che su FB esaltate le qualità anestetiche del mohito, non siete migliori. basta leggere i commenti a certi articoli: quando augurate la morte alla mamma indegna, al papà poco accorto, alla Prof antifascista, appunto.

ciò che intendo, che mi pare non vi sia chiaro della netiquette, è che la violenza verbale dell’utente che vuole contribuire e dire la propria opinione, anche se di avviso contrario al possessore del profilo social, è spesso più disturbante di quella individuale di qualunque contestatore violento. se io so che una mia “friend” è di fede politica avversa alla mia, non le invierò mai un video di propaganda al partito di opposizione, se il post di Tizio avalla la teoria di Sempronio e se vedo Tizio bacchettare chiunque sia di idea diversa, non mi metterò a digitare il mio contributo non richiesto.

il social network è come un immenso supermercato. tutti scegliamo di andare lì a fare la spesa ma non tutti di acquistare gli stessi prodotti, né di farlo lo stesso giorno alla stessa ora; tutti quanti riteniamo sia un ottimo supermercato ma non per questo ci sentiamo autorizzati a dare il nostro consiglio a uno sconosciuto sull’acquisto di un prodotto. il rispetto non è soltanto non augurare la morte a un poliziotto, ma anche non sentirsi in dovere di andare a insegnare la buona educazione a chiunque la pensi diversamente da noi. anche il social network ha le sue regole. un dibattito è interessante se voluto da ambo le parti, diventa noioso se le parti non avanzano verso un’idea comune, se uno si limita a voler convincere l’altro senza cedere neanche un po’. inoltre non mi interessa il confronto con chi arriva sulla mia pagina soltanto per dire che la pensa diversamente da me. e l’ho anche ripetuto per circa 8 ore a un vecchio “friend”, infine eliminato, che insisteva nel darmi dell’intollerante: non puoi pretendere la mia attenzione se ti fai vivo soltanto per contraddirmi; nessuno mi paga per stare a convincerti sul perché io preferisca Marias a Camilleri, soprattutto se tu Marias non lo hai mai letto; è indelicato domandare ascolto se non lo hai mai dato, mai ha messo un like all’uscita di un mio romanzo o di una bella recensione o a una cartolina di Natale.

se volete rispetto, imparate a darlo.  

qui il mio ultimo romanzo, Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, ottobre 2017, Castelvecchi editore.

le persone dolci si mangiano

così risponderò al prossimo che si dichiarerà una persona dolce senza che nessuno gliel’abbia domandato.
che fastidio. ma poi che vuol dire essere dolci? tutti siamo dolci, in certi momenti. anche io. pare assurdo ma dovreste vedermi con la mie gatte, o con il prugno, o con la stella di Natale che, a differenza delle vostre sicuramente abbandonate mesi fa nel cassonetto, cresce rigogliosa.

la dolcezza va e viene, altrimenti sai che noia. è più o meno arrendevole, appiccicosa, stucchevole. va dosata, sennò diventa remissività. fa più effetto se non annunciata. la dolcezza improvvisa può anche uccidere.

e noi sempre a generalizzare, sempre così manichei da levare sfumature anche al tramonto. una persona tendenzialmente dolce forse non ricerca la verità, non s’incaponisce davanti alle ingiustizie?, non urla per affermare i propri diritti?, e che distanza c’è tra dolcezza e sensibilità?, compassione, altruismo. chi è più dolce, Paperina o Minni? una persona dolce forse non s’incazza se perde il treno?

la verità è che ci piace incasellare tutto così da non dover perdere tempo a interpretare la realtà, ma una volta qualcuno mi disse che le persone dolci si mangiano e quelle cattive si sputano.