sobria da 11 anni

il mal di testa nauseante post vigilia natalizia è un brutto ricordo. la cena molesta con famiglia, e conseguenti gaffe da tasso alcolico, è stata messa nel baule di ciò che si può rimuovere senza far danni. dei messaggi crudeli alle ex amiche, delle corse contromano così come degli incontri mercenari al termine della notte, me ne vergogno ancora.

le discussioni con il resto del mondo che mi dice “dai, un sorso soltanto”, sono invece il mio presente.

quando dico che sono un’alcolista ma che non bevo da 11 anni, e devo insistere, allontanando il bicchiere che mi porgono, le persone non si sorprendono per la mia volontà di ferro, non mi dicono “brava, ce l’hai fatta!”, piuttosto mi domandano perché continuo a chiamarmi alcolista se non bevo più, o perché dopo tanti anni di astinenza non mi faccio un bel bicchiere.

la gente, ignorante, scuote il capo incredula e insiste con il suo cazzo di bicchiere in mano, avvicinandomelo fino al naso.
la gente non sa che si rimane alcolisti per sempre. che si dice “non bevo un goccio da anni” perché è quel “goccio” che ci fotte, facendoci tracimare il buon senso.

la gente pensa che bere sia necessario per divertirsi, che la sobrietà sia di chi non sa godersi la vita.
così digita sui social la gente.
la gente non guarda mai le tabelle sulle morti per guida in stato di ebbrezza, o sulle violenze domestiche perpetrate da alcolisti, o sul numero dei decessi per cirrosi epatica.
la gente, come sempre, apre bocca e parla per sentito dire.

si può smettere di bere come ci si può liberare dal gioco della banalità e del luogo comune dei digitatori compulsivi.

io sono un’alcolista, e questo è l’11° Natale che passo da sobria.