eppure Cohen era canadese

«eppure Leonard Cohen era canadese», dice Maria Teresa, la mia amica plurilaureata che fa marchette per fare la spesa.
«e somigliava tanto tanto a un mio ex».
«quale?»
«non importa, forse è morto anche lui».
Marité tratta la morte come un incidente di percorso, anzi, sostiene che il modo in cui muori definisce chi sei stato, che è come una cornice attorno alle tue azioni, ti rispecchia.
infine, saggia: «diciamo che si muore, il guaio è quando come oggi non ci sono sostituti degni ma soltanto cattivi imitatori».

«comunque ne ho lette di ogni in questi giorni», e sento il ronzio nervoso del Silk Epil.
«tipo che la sinistra occidentale del 900 sarebbe stata tutta radical chic. e avrei voluto domandare alla tizia, sicuramente una studiosa di storia contemporanea, sicuramente una scrittrice giacché si commentava sulla home di un noto direttore editoriale, a quale occidente si riferisse, e se dentro i comunisti gauche caviar novecenteschi, (perché radical chic non va più di moda), ci mette anche il Partito del lavoro o il socialismo liberale di Carlo Rosselli, o il Partito di Gramsci. insomma non mi puoi far morire così tutta la classe operaia! il 900 è lungo! », conclude.

«sì, lungo», dico io, affranta, mentre penso ai titoli dei giornali di oggi, che Trump ferma Parigi e la conferenza sul clima e toglierà l’assistenza sanitaria ai più poveri.
«che poi… », e Marité riflette, «la lunghezza per me non è mai così rilevante».
«nemmeno per me», io, che non so mai quando cogliere il doppio senso.
«appuntamenti per oggi?», curiosa di avere dettagli del suo lavoro.
«al venerdì i mariti sono della famiglia, come durante il fine settimana».
«sempre prevedibili eh?».
«come il sole all’alba. e poiché l’ironia si nutre di cultura, sarà sempre e comunque una risata che li seppellirà».

te lo faresti uno come Trump?

«te lo faresti uno come Trump?».
«no, dai, che stupida!».
«ma come stupida? fai marchette in zona centro Milano e un paio di volte al mese a Roma Montecitorio, e non ti scoperesti uno come Trump?».
Maria Teresa, in arte Marité, prende tempo rollandosi una sigaretta:
«io mi scoperei Trump, non “uno come Trump”!».
prima puntualizza, poi ride e rido anch’io.
parla proprio una coniglietta dell’Iowa a un concorso di bellezza.
Marité ha così tanti talenti, che in un Paese che non fosse questo avrebbe potuto fare l’attrice e avere successo.

ma lei preferisce non lamentarsi. non scapperebbe mai da questo troiaio.
così miagola del tizio con tanti capelli che ieri le avrebbe scritto in privato, e che farebbe bene a invitare a casa sua al più presto, saltando l’aperitivo, in modo da togliersi lo sfizio, prima che qualcosa vada storto come è successo con il bellissimo cardiologo modenese che, un mesetto fa, al telefono e prima d’incontrarsi di persona, le ha messo in fila tanti di quei “piuttosto che” congiuntivi che l’unica sarebbe stata rivederlo imbavagliarlo, salvo poi perdersi l’unica attività per cui la lingua di alcuni uomini è necessaria, e che non è mangiare il gelato.

«mi domando soprattutto che senso abbia vivere mummificati, mangiare soltanto verdure crude e stare lontani dai piaceri se si è ormai con un piede nella fossa. una bella bottiglia di rosso, una grigliata mista, per sciacquare la bocca finocchi o puntarelle… una sacher per concludere… roba che forse fa male ma è l’unica cosa per cui valga la pena vivere. cresci figli, paghi il mutuo, vivi frustrazioni e mangi verdure crude?
sì, cioè, se ti fai il mazzo per una vita intera che senso ha evitare il cancro fino al giorno della tua morte?».

balbetto qualcosa di politically correct circa il fatto che ognuno è libero di morire come meglio crede e che su certe cose sarebbe meglio non prendere posizione altrimenti i vegani che sono fanatici iniziano a insultarti…

«sì, però, dai, dimmi che anche tu hai pensato la stessa cosa, che prima di morire una bella grigliata mista Veronesi poteva pure farsela».

marchette sbagliate

mio padre considerava il gossip roba per gentaglia.
odiava così tanto certi giornali patinati da considerarli alla stessa stregua di fotoromanzi e pornografia. infatti, oggi, i giornali di gossip come la pornografia non risentono della crisi.
perché dietro le espressioni scandalizzate per la parola e la pratica limite del “pissing”, è pieno di brava gente che si masturba quotidianamente sui culi dei VIP e nel leggere di stupri, omicidi e corna.
basta digitare “sesso estremo”, o “sesso” e basta, che un elenco di storielle piccanti su personaggi noti e pseudo tali diventa imbarazzante quanto e più delle loro tiepide confessioni.

poi ci sono le storie vere, quelle mai si dovrebbero leggere, quelle tristi da morire: è una ragazza, e si aggira per il mercato di Cigoli in cerca di clienti.
avvicina uomini attempati con la scusa di domandare spiccioli, poi offre loro del sesso. lì, magari dietro un furgoncino o in un portone.
siamo nelle Marche e succede oggi, non nell’ottocento.
magari prostituirsi on line costa meno fatica, tiene al riparo dalle malattie e paga sicuramente di più.
ma forse, l’urgenza di farsi un panino con i cinque euro ricavati da una sega, è più forte di qualunque paura. e che le femministe si battano sui social per attribuirle il marchio di sex worker anziché puttana, penso che alla ragazza di Cingoli importi decisamente poco.