la benedizione dell’eros

– comunque l’eros è una benedizione
– non per me, giacché ti ho già scritto che non lo leggo e non lo scrivo.
perché sesso non è necessariamente quello che ci impongono, non è un gioco divertente, non sempre. può essere anche solo disperazione, o fobia, accanimento, tic nervoso, un modo come un altro per affermare se stessi, per trovare lavoro e apprezzamento. è moneta di scambio lo sappiamo tutti. prova di coraggio e di forza. gioco tra carnefice e vittima.
Simenon doveva fare sesso almeno due volte al giorno, lo racconta chiaramente nelle sue Memorie intime. non poteva farne a meno. e che cos’era, eros o nevrosi? una mia amica viaggia per tutta Italia per la sua scopata settimanale con sconosciuto. poi torna a casa dai bambini e dal marito e cucina torte torte giganti. più sono umilianti gli incontri fuori casa più lei cucina e prende chili. che cos’è questo? calze a rete e seduzione rosa o qualcosa che si può scrivere senza essere etichettati?
forse no.
non io: sono una donna.

 

abitudini creative

quando sono sola posso lavorare fino alle 22:30, talvolta fino alle 23:00. la vicina ha smesso di passare l’aspirapolvere, il telefono non squilla, in TV c’è Cacciari.

mi comporto con la scrittura come col teatro, che mi vedeva, seppure giovanissima, tra le attrici più pignole, puntuali e cacacazzi della prosa italiana.
tutta la mia giornata si svolge in prospettiva di quelle 4/5 ore di profonda concentrazione. la corsa, lo yoga, sono attività propedeutiche alla scrittura. anche la Yourcenar faceva meditazione trascendentale.
che lo sforzo creativo possa far ammalare, e non soltanto d’invidia e frustrazione, lo sosteneva Simenon che stipendiava un cardiologo. pare che anche la sua bulimia sessuale -George non poteva vivere un giorno senza avere almeno 2 rapporti sessuali meglio se mercenari- fosse strettamente correlata con la scrittura.
lo scrittore belga compiva riti particolari, sceglieva sempre le prime ore del mattino per scrivere, indossava un’ampia camicia bianca che l’assistente metteva a lavare ogni sera per fargliela trovare asciutta all’alba. accanto alla macchina da scrivere mezzo litro di vino rosé.
io d’inverno indosso calzettoni pesanti, mi circondo di candele e incensi. non voglio musica, né voglio che ci sia qualcuno che mi gira attorno.

le mie gratificazioni son più solitarie, ma non meno soddisfacenti di quelle di Simenon. per esempio, verso le 17:00, dopo almeno un’ora di meditazione e la recitazione del Sutra, faccio una merenda sostanziosa, uova fresche e tonno, formaggio e pere, gelato. poi cucino qualcosa che in tarda sera, finito di scrivere, potrò scaldare, così da non ridurmi all’ultimo istante con i morsi della fame che non fanno mai bene. metto in forno cavoli pan grattato e capperi, o acciughe, patate al forno con mozzarella e prosciutto cotto, zucchine ripiene di melanzane, melanzane ripiene di zucchine, patate; riso nero e fave, riso rosso carote e sedano; polpette vegetali. piatti sostanziosi ma integrali. e dolci. semplici crostate, morbidi ciambelloni, quelle 2 cose che so fare.

la scrittura, l’atto creativo, è un sempre stato un culto per me.
la pubblicazione vale nulla in confronto al prima. come il sesso. le aspettative e i preliminari sono tutto. o la fede, che basta pregare per sentirsi subito meglio. che il miracolo avvenga è un fatto del tutto accessorio.

Pioggia Dorata potete comprarlo qui, anche in ebook
Conversazioni Sentimentali (Castelvecchi 2017) è qui

orgasmo sensoriale

credo ne parli Luigi Pirandello ne L’uomo dal fiore in bocca, quando descrive il piacere che il protagonista prova, e dovrà abbandonare con la propria imminente dipartita, nel seguire le mani della commessa che impacchetta un regalo, il rumore prezioso dell’involto, il fruscio del nastro tra le sue dita. si chiama ASMR (Autonomous Sensory Meridian Response), e pare si tratti di orgasmo cerebrale dovuto al rilascio di dopamina all’ascolto di certi suoni, fruscii o mormorii.

e confesso di averlo provato spesso anche io, soprattutto da ragazza, e di averlo messo tra le cose che avrei confessato a mia madre una volta cresciuta: portatemi in un’agenzia viaggi tra i depliant profumati e un’operatrice che m’illustra pedissequamente i confort dell’hotel, o in treno, tra viaggiatori che sfogliano quotidiani, meglio ancora patinati settimanali scandalistici. chiudo gli occhi e mi lascio percorrere da brividi di piacere duraturi. in sostanza, mi basta rimanere in Agenzia viaggi per andare in vacanza. acquistare per un’amica un regalo coi fiocchi, può darmi un duplice orgasmo, e non si tratta di generosità verso l’amica.

ho sempre trovato parassitario questo tipo di piacere: pago il parrucchiere perché mi faccia un bel taglio, non perché mi faccia anche godere.

qui il mio ultimo romanzo edito Castelvecchi: violenza domestica, amori clandestini, Lara e Carola e la via per la libertà. 

qui qualcosa di assai piccante, soltanto per chi crede che il sesso sia una via di guarigione. Pioggia Dorata, edito GiaZira Scritture, non è un libro natalizio ed è anche in ebook.

l’uomo chianca

è bello.  un cinquanta sessantenne che ha assolto ai propri doveri familiari giovanissimo, liberandosi rapidamente dalle incombenze di uomo fertile e lasciando in diverse città almeno due mogli e numerosi figli. talvolta ce li ha ancora tutti in casa, ma li considera soltanto rumorose appendici che mette a tacere con un paio di viaggi all’estero e l’ultimo IPhone; spesso è lui che occupa il territorio mogliesco, ma soltanto perché, da artista (scrittore, attore, musicista, regista), non potrebbe mai vivere con il proprio stipendio. lei lo ama ancora e lo tollera, però lo controlla.

è bello, l’uomo chianca. brizzolato e abbronzato. misterioso e introverso. su FB posta poco, in chat, invece, è sempre collegato. risponde con garbo a tutte ma preferisce dialogare con i maschi, colleghi, amici, fratelli: la menopausa non è appannaggio solo delle donne, è seccante farsi nuove amiche, prenotare il ristorante, l’albergo, rifare per l’ennesima volta il solito percorso: corte, richiesta, orgasmo (sempre più lento ad arrivare).

si sorprende per l’interesse che suscita nelle giovani professioniste come nelle affermate manager. sta lì, immobile in un account non troppo movimentato, in una icona sempre uguale, e ottiene consensi per un nonnulla, tramonto banale o gattino. è il potenziale che è in lui ad affascinare, la possibilità che un giorno si muova, parli e dimostri di avere un cuore. l’uomo chianca è lento a capire, lo conosci che hai appena tagliato i capelli cortissimi, ti rivolge la parola che ce li hai lunghi al sedere. se anche gli inviassi un paio di slip sexissimi e usati, chiamerebbe la polizia postale per fare un reclamo.

(chianca o anche chiancone: tipica pietra bianca, liscia e pesantissima, usata per le pavimentazioni di alcuni territori del sud)

(qui il mio ultimo romanzo edito Castelvecchi)

al sesso preferisce la palestra

poi, quando lo scrivo su FB che tanti preferiscono la palestra al sesso, che fanno a gara per sverginare tubi di scappamento, che menano le mani piuttosto che giocare pacificamente, che per prendere coraggio si scolano casse di Ceres, che gli basta offrirti una pizza per sentirsi in diritto di provarci, o che parlano e basta, allora corrono tutti a digitare: ma chi conosci tu?, ma dove vivi?, quali uomini frequenti?

fidatevi di me e delle mie amiche, parola di ex attrice di prosa che su FB ha incontrato più falsi campioni in cunnilingus che avvocati. ma io, almeno, ho smesso prestissimo di fare sesso virtuale, tanto da scrivere Justine 2.0 (Ink Edizioni 2013), ovvero le avventure di una donna che vorrebbe carne e trova soltanto parole, invece tanti continuano felicemente ad accontentarsi di un’idea, fidandosi di foto, trasformandosi nella dea Kalì tutte le volte che la signora moglie, fidanzata, convivente, madre, scende a fare la spesa, cambia pannolini al piccolino, va a correre. e lo immagino, quando scrive in privato le solite cose che scrive a tutte: che è bella e che è intrigante, una mano al mouse, una alla tazza di caffè e le altre attorno all’attrezzo. (ah, ecco, a proposito, magari questo aggettivo nel linguaggio comune significa anche “che incuriosisce”, ma si tratta di una parola “calco” che nell’accezione originaria vuol dire “pettegola”).

è sufficiente sbirciare tra i vostri contatti per capire quali gusti avete e se siete o meno pratici di pesca a strascico, tra l’altro illegale; ci basta dare un’occhiata sulla barra laterale di FB per calcolare quanto tempo passate on line, e che se non postate nulla sulla vostra pagina, significa che siete tutto un “cippi cippi”su Messenger.

ogni tanto, sapere che non ci provate a caso, sapere che siamo proprio noi a interessarvi, può essere una buona mossa. ma i più al sesso preferiscono la palestra, e se gli dici che sei stanca del sesso virtuale, tutt’al più ti propongono di cambiare piattaforma.

in uscita per Castelvecchi “Conversazioni Sentimentali in Metropolitana”