ma parliamo ancora di voi lettori

sono diversi mesi che nuovi lettori di Pioggia Dorata, ma anche dei racconti pubblicati dal generoso e fotogenico Paolo Baron (80144 Edizioni), si aggiungono spontaneamente alla pagina del romanzo e alla mia personale. e tutto questo interesse non può che lusingarmi, ovvio, roba da genuflettermi, da correre in bagno e infilarmi le mani negli slip per la gioia, così come ricevere i resoconti delle vendite dopo tanti anni ancora in crescita. mica pubblico per Einaudi, eh.

però di una cosa non mi capacito, e mi crea imbarazzo e raccapriccio, ossia questa particolare bulimia del lettore maschio, del suo desiderio, cioè, di sapere come io (e quando, e come, e con chi) faccio sesso.

ieri qualcuno mi ha dato dell’ingenerosa perché non volevo dirgli se amo più prenderla o darla, la Pioggia. nemmeno pretendesse di sapere dalla sua autrice preferita di noir che cosa prova nell’uccidere, dando così per scontato che lo faccia; come se io mi fossi messa a perseguitare Carlo D’Amicis (Il Gioco, Einaudi 2018), con la richiesta di vederlo vestito da Bull, o perché mi mostrasse il suo arnese (oddio), e dai.

capisco che una donna, scrittrice, ancora graziosa e in grado di mettervi le mani nei pantaloni (mentalmente eh) possa originare il desiderio di andare oltre l’immaginazione, però non è giusto mettermi in difficoltà soltanto perché sono una donna. negli anni ho rischiato di perdere molti lettori a causa di dinieghi, della mia resistenza alla seduzione fine a se stessa che si è conclusa per me con l’uscita del romanzo Justine 2.0.; perché il sesso virtuale mi annoia mortalmente; o forse è proprio il sesso fuori dai libri ad annoiarmi. quindi, sappiate che darò il mio meglio sempre per iscritto.

continuate pure a raccontarmi di voi, ma vi prego, non chiedete altro di me.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture

 

 

nuda in chat

bei tempi quando il modem era piuttosto un afrodisiaco, e frizzava nell’etere come la musica di un concertone rock, come il basso in accordatura tra le dita del jazzista inglese a torso nudo,  il charleston del batterista pieno di tatuaggi e sudato, i tasti frementi del pianista fattissimo con la faccia da ragazzone che si addormenta subito dopo.

la chat era un’incognita come fare il giro dei Jazz Club al sabato sera a Roma e cercare qualcuno ancora sobrio che volesse accompagnarmi a casa e forse a letto. anzi meglio, di più. la chat 1.0 era primitiva come un maschione timido, la connessione lenta come dei buoni preliminari, l’aspettativa altissima, l’eccitazione per la novità titillava il nostro cervello di donne e uomini in grado di cambiare il mondo.

poi sono arrivate le APP. tutte quelle che vuoi per fare sesso in tranquillità: quelle che te lo mostrano più vicino, più lontano, più divertente, più sicuro, più grosso. e io mi fermai lì, sulla soglia del 2.0 impertinente, che ti concede connessioni serie, che ti filma così come sei, con tanto di difetti, la faccia accaldata nel grandangolo della stanza d’albergo disfatta. mi sono fermata lì. quando in chat mi raggiungevano curiosi e amanti del brivido, quando le lenzuola digitali erano veramente tutte da immaginare, quando potevo essere ciò sognavo, quando sognavo.

qui il mio ultimo romanzo edito Castelvecchi.

qui il più discusso e amato Pioggia Dorata.

sesso su FB, nasce una nuova App

è rinata  una settimana fa sul social più puritano del mondo e ha raccolto più di ventimila adesioni. si chiama Bang with friend (fonte http://www.leggo.it/tecnologia/news/app_sesso_amici_facebook_bang_with_friends-2053896.html) , ma è un’applicazione nata in realtà molti anni fa e che di tanto in tanto risorge dalle proprie ceneri, e che consentirebbe di cercare amici che vogliano fare sesso durante la notte, come specificato dall’articolo, perché se uno ha voglia di sesso alle cinque di pomeriggio c’è sempre Youporn.
comunque in queste situazioni parlare di sesso mi pare sempre esagerato, si tratta di sconosciuti che nel silenzio del proprio appartamento, mentre forse i rispettivi coniugi dormono, digitano sciocchezze per i primi dieci minuti e fingono di amarsi per gli altri sei e mezzo, promettendosi di rivedersi presto live, cosa che difficilmente faranno dopo essersi reciprocamente visti in video.

vorrei  avvertire gli amici studiosi di App, innovatori essenziali e instancabili ricercatori della nostra soddisfazione, che già parliamo poco tra noi, se non per darci battaglia su questioni politiche o primeggiare su domande di letteratura ed etica, ma soprattutto che l’applicazione evidentemente non funziona, perché stavolta arrivano in ritardo, giacché l’utente di FB fa sesso su FB da anni, e anche con chi non ha nessuna intenzione di avere rapporti con lui/lei.

tecnicamente si chiama pesca a strascico, ampiamente descritta nel mio Justine 2.0 anni e ani fa e che, pur più faticosamente che usando una App, consente all’utente anonimo di capire chi ci starà. basta vedere un profilo fare una battuta graziosa e domandargli/le l’amicizia, riempirlo di like per i primi dieci giorni da quando si è ottenuto il fatidico sì e scrivergli diversi messaggi che testimonino eterna stima: per la sua scrittura, per la sua persona, per la classe che spande quotidianamente sul social. infine, basta invitarlo in  chat, domandargli il numero di telefono per contattarlo su whatsapp ogni mattina domandandogli: come stai?

Dobbiamo essere in grado di parlare di sesso senza falsi moralismi, perché di questo parlano i giovani nella vita reale“, è scritto sul comunicato.
beh, certo, e se poi si pensa che anche noi ultra quarantenni siamo stati giovani, non credo ci verrà difficile parlare di sesso, e considerando che tanti giovani oggi si prostituiscono, on e off line, (come facevano molti di noi negli anni ’80), ciò darà loro modo di farlo con più rapidità, individuando in pochi attimi, grazie alla App Bang with friend, il cliente più giusto. comunque, garantiscono i creatori della App, stanno pensando anche agli utenti gay, quindi tranquilli, presto avremo tutti la lista completa di chi potrebbe fare per noi.

la scelta, l’attesa, Pessoa, il bruciore di un secco “no”, Rilke, la mancata risposta, la leggerezza, Kundera, sono retaggi del passato.
le fregature, anche. oggi c’è BANG WITH FRIEND a renderci più fragili e passivi.

a vederlo fa impressione

qualcuno sa già di che cosa parlo, sebbene non farò i nomi dei protagonisti della storia, altri ne hanno lette di ogni, ma nessuno ci crede finché non gli capita personalmente, finché non arriva, potente e distruttivo come un meteorite; perché quando le leggiamo, certe notizie ci sembrano sempre lontanissime, riferite ad altri, certi incontri impensabili per delle intelligenze come le nostre, così come le disavventure che si portano dietro e, chissà perché, nonostante siamo tutti consapevoli del pericolo, manteniamo lo stesso gusto per la seduzione e lo strano atteggiamento da super eroi, da intoccabili, cui nulla accadrà.

ma se capita a un’amica fa veramente impressione, e quando qualche giorno fa ho letto sulla sua bacheca: paga, o domani mettiamo on line le foto, mi si è raggelato il sangue. perché succede ogni giorno, a uomini e donne, padri di famiglia, nonni, professionisti, giornaliste e deputati. una delle storie che sto scrivendo racconta proprio il mestiere di estorcere denaro on line al fedifrago, cosa che succede ogni giorno sui Social Network, anche a chi proprio non ci aspettavamo, e a noi stessi.

sembrano donne fatte e uomini maturi a sedurci e domandarci un incontro su Skype, ma sono personaggi che nascondono vere associazioni per delinquere. poi cambiano nome e profilo e cominciano a chiederci somme consistenti: sennò metto tutto in rete e ti sputtano a vita. ci stuprano rendendo pubblica la nostra intimità e umiliandoci. alcuni di questi sciacalli dell’eros digitale non mollano la preda, e anzi, alzano la richiesta, altri calano sul prezzo, altri ancora arrivano fin sotto casa. a una donna, ricattata da tre anni da un quarantenne cui aveva inviato qualche selfie, non è bastato neppure l’intervento del marito, perché lo stillicidio, circa 500 euro al mese, finisse.

poche tra le vittime si oppongono, e sono eroiche. perché può capitare a tutti, ed è inutile negare il troiaio che è sempre stato FB, che ha rovinato più famiglie di quante ne abbia unite, e che fa sì che sconosciuti si giurino amore eterno on line soltanto per fare un po’ di sesso. quindi, occhio. fate sesso, ma fatelo off line. e se proprio volete inviare foto hard, ricordatevi di non essere MAI riconoscibili.

oggi vi racconto quella di Pablo

sono da poco sui social. la mia relazione è finita malissimo. tracollo economico, sociale, corna pubbliche, la gente mormora, casino boia. peggio di un dramma brasiliano anni ottanta, del tipo che se quello non si era fatto anche mia ginecologa era soltanto perché non la conosceva.
ovviamente avevo un po’ di situazioni tra le mani ma prima di scegliere volevo esplorare, insomma, la libertà della singletudine la conosciamo.

così metto un annuncio. non vi dico dove ma si può intuire. cerco il peggio del peggio, qualunque cosa riempia la voragine che una presenza ingombrante che se ne va finalmente affanculo ha creato, diciamolo pure, nel mio cuore.
quindi sono assai ben intenzionata. soprattutto dopo che il mio massaggiatore mi ha comunicato della totale chiusura del secondo chakra.
non devo cercare quello con la testa, non badare troppo agli svarioni lessicali, alle banalità che già immagino digiteranno da lì a nemmeno tre minuti. perché gli arrapati stanno sempre on line, che valgano qualcosa o meno è secondario.

Pablo si presenta come un pieno di luoghi comuni. per evitare polemiche letterarie, qui fuori luogo, non farò l’elenco dei suoi scrittori preferiti, e nemmeno degli abitini da sexy shop che mi metteva addosso nelle sue fantasie terra terra.
se cerco il peggio l’ho trovato.
invece no.
lui è un sentimentale. digita messaggi lunghissimi, invia e vuole foto che io però non gli mando.
mollo e lui insiste.
non rispondo ma lui non demorde.

basta. gli do appuntamento. io vivo in centro non c’è problema.
discutiamo a lungo sul luogo dell’incontro, la festa del PD a Caracalla non è il massimo nemmeno per me, ma c’è un “segretario qualcosa” che mi piace, male che vada gli domando un passaggio a casa e chiudo bene la serata.

ma Pablo si nega.
Pablo è uno di quelli che il “suo coso” te lo fa vedere soltanto per foto.
un esibizionista, per usare termini tecnici.
ce ne sono a milioni, e a leggere l’ultimo romanzo di Albinati si capisce anche perché i maschi picchiano, uccidono, fanno finta di venerarci ma ci vogliono ancora sotto.

Stavo per venire da te quando la mia fidanzata si è suicidata lanciandosi dal sesto piano, ho saputo dalla sorella che era incinta di me“, a sua madre è preso un infarto. questo l’sms fantasioso di Pablo l’esibizionista.

arrivo alla Festa del PD felice e contenta.
il tizio “segretario qualcosa” nemmeno c’è.
meglio così.