accarezzatrici

un amico di GL, Giustizia e Libertà, gruppo extraparlamentare, mi scrive stanotte ponendomi un quesito su disabilità e sesso. adoro questa promozione da scrittrice erotica a sessuologa, anche il ruolo di esperta, pur prendendo ancora sòle colossali in ambito editoriale, mi piace assai, ma credo che qui in Italia siamo ancora indietro sulla comprensione della disabilità, e se facciamo tanto per non ferire nessuno dal punto di vista formale, facciamo pochissimo per renderlo felice dal punto di vista sostanziale.

i quesiti che l’amico mi pone sono diversi e interessanti. il primo riguarda la masturbazione. e se questa, nel caso in cui un individuo abbia la possibilità di praticare l’autoerotismo da solo, possa bastare sia all’uomo che alla donna.
a naso direi proprio di sì.  a parte che ci hanno svelato da poco che il punto “G” è una bufala, ci sono donne sposate che fanno tranquillamente a meno del marito e dell’amante per soddisfare il proprio desiderio, e che anzi aspettano con ansia che l’uomo esca di casa per fare da sé.
ma viviamo in un Paese ancora oppresso dal senso di colpa papale, diversamente, i sex toy si venderebbero anche dal cinese sotto casa, e non penseremmo a masturbazione e autoerotismo come un ripiego un po’ triste, o la seconda scelta al sesso di coppia, ma come fonte principale e gioiosa della nostra soddisfazione sessuale.
quindi direi che sarebbe efficace una guida. qualcuno che insegni al disabile come recuperare la propria sexability.

nei Paesi civili, (pur così poco compassionevoli e fraterni verso i migranti, è bene ricordarlo sempre), ci sono esperte ed esperti di settore. in Olanda, Svizzera, Germania e Inghilterra i numeri di telefono delle strutture di questo tipo sono alla portata di chiunque e hanno convenzioni sanitarie. ci sono “accarezzatrici”, “maestri del piacere”, “assistenti sessuali”, fisiatri e sessuologi a disposizione di famiglie e disabili per assisterli e guidarli al piacere attraverso pratiche alternative.
perché tutti abbiamo desideri e nessuno va penalizzato.
in Italia c’è un disegno di legge a firma PD (qualcosa di buono ogni tanto si fa), ma è ancora disegno e quindi non so che futuro avranno da questo delicato punto di vista i 2,6 milioni di disabili (dati La repubblica).

esistono in Italia preziose iniziative pubbliche, a Imola (la segnalazione arriva da un mio lettore) c’è un grande centro per le lesioni spinali, il Montecatone Rehabilitation dove specialisti seguono le persone con gravi traumi spinali guidandoli anche verso il recupero della sessualità (quella che possono, a seconda del livello di lesione ovviamente). esistono delle Onlus private ma convenzionate come Luce sul Mare e iniziative interessanti come Lover Giver, ma da qui a far sì che la figura dell’Assistete sessuale, che non è un sex worker, sia accettata in un contesto così fortemente moralista e falsamente “inclusivo” mi pare una utopia.

grazie quindi all’amico di Giustizia e Libertà per aver sollevato il problema,  e… diamoci una mano.

nomade

papà me lo diceva sempre che il DNA della gente di frontiera ce l’avevo anch’io nel sangue, che avrei continuato a viaggiare fino alla fine dei miei giorni, che non avrei mai messo radici. il nomadismo mi sta bene addosso. stare in compagnia di giro a far valigie ogni giorno, lasciare la città all’alba, come un’assassina salpare di notte, era ciò che amavo di più della vita del teatro.
ogni giorno s’incontra l’ignoto.
ogni giorno si provoca il destino.
da ragazzina andavo in giro con una grande sacca piena del necessario per la sopravvivenza. credevo di dover essere sempre pronta all’apocalisse. più probabilmente mi sentivo in colpa. c’era sempre qualcosa per cui avrei dovuto espiare. pensavo, credo avessi meno di dici anni, che se tutto fosse andato storto avrei risolto la mia esistenza terrena facendo un viaggio a piedi fino al Polo Nord.
dormire sotto cieli diversi mi fa rivedere la strada percorsa attraverso prospettive diverse e a darle ogni volta nuove direzioni, a esplorare le infinite opportunità che la vita mi offre.
sono nomade, non avrò casa, non avrò legge. e soprattutto non sarò mai schiava di un mutuo.