sovrastrutture nonnesche

avrò avuto dodici anni. ero a  Matera con amici e parenti per un debutto teatrale. Paolo (pace all’anima sua), armatore quarantenne e amico un po’ amante di una mia zia, non faceva che tenermi sulle ginocchia e spupazzarmi. mentre il sole si esibiva sui Sassi in un tramonto da lacrime, Paolo mi disse che avrei potuto interpretare la vergine Cécile di de Laclos tanto ero bella. io non sapevo chi fosse de Laclos ma arrossii comunque: ricorda che il  fascino è un dono, è un’arma mille volte più potente della bellezza, usalo con parsimonia, nascondilo agli invidiosi, negalo agli egoisti, regalalo a chi lo può apprezzare, vendilo a chi lo può pagare. così ho sempre fatto, e a parte la parentesi di un matrimonio di convenienza, da parte sua, la ricca ero io, ho avuto soltanto esperienza positive, amanti degni di questo nome.

quindi vi domando: perché crearvi giustificazioni? e per giustificazioni intendo le didascalie nelle quali chiedete venia per aver azzardato tanto. ora, vi selfate mezze nude e vi esponete al giudizio di milioni di sconosciuti perché vi piacete e volete piacere. non dovete giustificarvi. mostrarsi è un atto di generosità. se leggeste ogni tanto qualche biografia di seduttrici, imparereste che non c’è nulla di più ridicolo di chi si toglie gli abiti giustificandosi. un po’ come chi scrive storie erotiche e si trova in imbarazzo a usare i termini propri dell’eros. ce la potete fare. nel frattempo, se volete fare le disinibite, toglietevi di dosso le sovrastrutture cattoliche e nonnesche e siate coerenti. oppure non fotografatevi senza veli.

qui Pioggia Dorata

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

 

la tecnica della nonna

ieri l’incubo del Man che mi tradiva per la giovane cantante di jazz rumena e un tantino calante. da qui una serie di telefonate domenicali tra amiche (il Man era fuori).

chiunque pensi che l’idea di “tenersi un uomo” sia tramontata, messa in naftalina assieme a tutte le tecniche seduttive culinarie e casalinghe, non ha mai presenziato a una cena tra donne etero ultra quarantenni. sì, si tratta di luogo comune, infatti ci si dà appuntamento  in pizzeria, dove possiamo, senza rischiare di farci sentire, scambiarci notizie sulle ultime tendenze in fatto di uomini, sia analogici che digitali. informazioni ovviamente privatissime su giornalisti, attori, editorialisti in vena d’inviar poesiole e richieste di foto hard sui social.

le tecniche su come, appunto, “tenercelo”, o su quanto lunghi debbano essere i tempi di attesa prima di “dargliela” in base a ciò che vogliamo ottenere, sia l’obbiettivo della”concessione” un lavoro a tempo indeterminato o la proposta per un giro in barca, sono di fondamentale importanza, e non è raro assistere a veri e propri simposi sul tema. la tecnica della nonna, carpita alle donne di famiglia durante i pomeriggi del lungo e macchinoso cambio di stagione, ha salvato la vita a  molte.

se scopri che il tuo uomo ti tradisce, lascia che neghi. non farsi prendere dall’orgoglio e dal desiderio di farli fuori entrambi, (metaforicamente è ovvio), invitando, per esempio, i tre allenatori della palestra in fondo alla strada a prendere un tè a casa, può essere un buon antidoto al fiele della gelosia. calmati, quindi, e se il fedifrago nega, lascia che sia. l’amante ha soltanto lo scopo di rimpiazzarti, e riconoscere la sua esistenza, crederci, è il primo favore che tu, cornuta, puoi farle. il marito preso dalla passione temporanea per la ventenne coscia lunga, conserva sempre un barlume di razionalità che gli consentirà di capire che non conviene lasciar la vecchia per la nuova via.

se l’amante non esiste, lui, e il suo lavoro, e i suoi vizi, e soprattutto la sua pensione di reversibilità, resteranno a casa, continuando a pagare il mutuo e a farsi piccole storie on line.

l’inguaribile dongiovanni

le mie storie d’amore sono spesso legate alla musica. ho avuto mariti musicisti, amanti.
di Hans, lettore di tedesco all’Ateneo e pianista classico, non saprei dire granché, mi fidanzai con lui il tempo di ascoltare Tristano e Isotta sul materasso a molle della casa dello studente.

Antonio, un ricco e fantasioso ventenne romano fissato con la pornografia, lo frequentai per tre mesi alla fine del terzo anno di Accademia, mentre preparavo una performance su Mozart, la scena finale con il Convitato di pietra che ascoltavo anche mentre facevo l’amore.
la nostra relazione ebbe infatti un epilogo tragico: la fidanzata parigina tornò senza avvertire, una settimana prima del previsto.

la più grande opportunità di lavoro la sprecai invece dandomi troppo presto a uno tra i più noti registi di avanguardia teatrale dell’epoca.
ci accendemmo al centro della pista di una discoteca milanese con Frankie Goes ti Hollywood, Relax, dopo il mio strepitoso debutto al ridotto del Piccolo con “Benno il ciccione” .
mentre eccitatissima dalle sue lusinghe salivo le scale della discoteca per seguirlo in albergo, pregai me stessa di non fare quella cazzata madre. anzi m’implorai.
mai fidarsi degli uomini dai doppi cognomi.
o di quelli troppo belli.
ma nemmeno di quelli soltanto affascinanti o con una voce strepitosa.
né di quelli che fanno di continuo riferimento ad altre donne.
o che dalle altre sono stati sempre delusi.

il giorno seguente era un mattino veramente troppo triste per non piangere sulla banchina semi deserta, mentre guardavo il treno uscire lentamente dalla stazione. un po’ Karenina, un po’ soltanto imbecille.

sono stata Don Giovanni tanto quanto Donna Anna, anch’io come lei erroneamente convinta di “avercela speciale” e di poter far capitolare l’inguaribile seduttore.
collezionista di troppi tristi abbandoni, però, mancandomi forse la capacità tutta maschile di dire bugie e fare promesse che mai potrò mantenere.

(p.s. sono felice che vi siate accorti in tanti della mi scomparsa. è soltanto un bisogno naturale di mettere una nuova distanza tra me e l’ansia di riuscire in qualcosa, niente di grave).

quando vuole lui

l’educazione sentimentale me l’hanno impartita mamma e nonne. mi hanno sempre detto cose sensatissime di cui però non ho mai capito l’utilità. forse perché sono più maschile che femminile, perché soffro di questa strana malattia che confonde dolore e piacere, perché preferisco desiderare piuttosto che farmi adulare, o forse perché non mi sembra giusto che sia l’uomo a scegliere, come alle feste da ballo di quando ero bambina, che poi mi capitava quello con le mani sudaticce e il moccio al naso.

comunque è pazzesco ma si fa ancora così, nel 2016.
così mi scrive oggi la bella C. in una e mail lacrimosa, quarantatré anni di gnocchitudine a settembre e la brutta abitudine, come direbbe nonna, a darla via con entusiasmo, e che non vuole capire che invece si fa ancora come al tempo di nonna, che uno fugge -meglio se femmina-, e l’altro rincorre, che più uno si dà in buonafede e pieno di entusiasmo, più l’altro si nega.

e tutti questi giochetti, a mio avviso perdite di tempo assurde, per conquistare uomini che son per lo più leggiadre pulzelle, pavidi, sempre più lunatici e pretenziosi, sul piedistallo di chi si sente indispensabile e in minoranza, e ovviamente dotato della chiave che aprirà il nostro cuore.
cuore.

lanciano reti per la pesca a strascico e chi c’è on line c’è.
tutto qui.

perché farcelo sapere?

soprattutto su twitter, sempre perché a metterci la faccia in pochi son capaci e su FB tengono famiglia, leggo frasi così ammiccanti da mettermi addosso una strana allegria.

perché se sono loro, queste ingenue esibizioniste con foto in bianco e nero della solita modella quindicenne, a dover decidere della nostra esistenza: pratiche di fine vita, maternità surrogata, legalizzazione della cannabis, eugenetica e buchi neri, allora siam messi veramente male. questo scorcio di medioevo non accenna a lasciare il passo al rinascimento, e non ci resta che restare fedeli alla storia, e scriverla così com’è, assurda e irragionevole.

“il vicino di casa mi suggerisce di far più in silenzio certe cose”.
“oggi ho certe borse sotto gli occhi che ci potrei viaggiare”.
“lasciarlo andare è sempre doloroso”.
ed io mi domando chi sarà ‘imbecille che abboccherà all’amo. l’esca è evidentemente finta, lei cerca il contatto in DM, come il “ti ho sognato”, appena velato di rossore sussurrato al capoufficio, e che vuol dire: vieni di là in sala fotocopie che ti racconto cosa facevamo, stanotte, laggiù nel buio del mio inconscio.

sono così vecchi certi trucchi.
mi sento di dirvelo e lo faccio con affetto. nonostante le gambe in mostra arrancate sul pendio di una seduzione vecchia, che non riserva sorprese né eccitanti dolori.
perché se è vero che i social ci danno maggiore libertà di seduzione, è anche vero che la qualità del prodotto è migliorata, che l’offerta è aumentata e con essa il costo.

alcune finiscono nelle offerte speciali. dentro quei cestoni dove trovi tutto a un euro, entro i quali si pesca a caso accontentandosi dell’inutile presina pur di portare qualcosa a casa.
alcune, come diceva la mia bisnonna, si ritirano per tempo.
poche, quelle che hanno capito che la felicità di una donna non è in uomo, non avranno mai bisogno di sedurre, non di farlo scientemente.