sono la nuova direttrice editoriale…

…ecco, e adesso che ho attratto la vostra attenzione manco avessi scritto “guardate le mie grandi tette”,  vi racconto una storia che soltanto in questi tempi social può accadere.

blogger senza nome, che si firma con sole iniziali, autrice di un solo romanzo pubblicato in crowfounding (che poi qualcuno mi spiegherà come si possano dar via in prevendita, oggi, 200 copie di un esordiente) scrive su post sponsorizzato che una GROSSA casa editrice l’avrebbe assunta come direttrice editoriale e incaricata della ricerca di esordienti che abbiano ottimi testi. conditio sine qua non, perché i manoscritti finiscano sulla scrivania del GROSS direttore editoriale, che i testi siano perfettamente corretti.

e gli imbecilli ci cascano e si taggano a vicenda. comunque vi do 7 buoni motivi per non crederci.

  1. per diventare direttore editoriale di una GROSSA casa editrice devi almeno aver pubblicato per quella GROSSA casa editrice.
  2. magari avere nome e un cognome
  3. possibilmente avere una scrittura originale
  4.  magari aver venduto millemila copie
  5. le GROSSE case editrici affogano nei manoscritti, spesso anche buoni
  6. le GROSSE case editrici si servono delle agenzie
  7. le GROSSE case editrici, gruppo GEMS, usano altri espedienti, e seri, per trovare nuovi autori, per esempio, il concorso IO scrittore.

 

qui il mio sito

qui il mio nuovo romanzo IO e il Minotauro

 

vengo quasi

concluso questo splendido Giuseppe Berto senza virgole, inizierò Il figlio del secolo di Scurati. spero di non lasciarlo a 5 pagine dalla fine come gli ultimi due contemporanei targati Rizzoli.
sì, è terribile, lo feci anche con un Gary non all’altezza, ed esattamente con Chiaro di donna che, viceversa, piacque molto a mia madre. lasciare a 5 pagine dalla fine, anche 2,  è come far godere un uomo mostrandomi algida.

significa andare a cena con lui, sorridere a tutto, anche alla proposta che salga da me per un bicchiere, non respingere le sue avance anzi accoglierle con entusiasmo, darmi da fare a farlo godere però mostrandomi algida a qualsiasi sua iniziativa, arrivare quasi alla fine per alzarmi e lasciarlo venire nella propria mano.

cos’altro posso fare per dimostrare il mio disprezzo verso una pubblicazione noiosa o scritta male? se il contemporaneo si dà anche grosse arie lo rivendo al mercatino di Campagnano.

qui il mio ultimo romanzo uscito per Castelvecchi

qui Pioggia Dorata: hard core di sinistra.

prima leggi e poi domanda

quando esce un mio nuovo romanzo, (e badate bene io non sono nessuno), contatti FB che credevo ormai defunti si fanno vivi con insistenti richieste di lettura manoscritti, occhiate al blog del nipote tredicenne, consigli su come pubblicare un romanzo. il bello è che se per caso ci casco, cosa che a un’ingenua come me capita in modo naturale, e m’impegno a leggere il famoso manoscritto, generalmente trenta pagine di riassunto scritto male, mi metto pure nei guai, perdo un amico e un potenziale lettore e mi faccio la fama di quella supponente.

ma sbagliando s’impara, ripete a se stesso chi la creatività la frequenta dalla nascita, che ha avuto a che fare con attori capricciosi e burberi sin dall’adolescenza. perché anche a me capitò di domandare erroneamente parere a uno scrittore. avevo appena pubblicato Justine 2.0 per INK Edizioni, (casa editrice milanese, piccola ma non a pagamento), e gli domandai se potessi inviargli il romanzo. lui, pacato, mi rispose soltanto: “Ma tu hai mai letto qualcosa di mio? Perché sai com’è, Elena, magari scrivo con il culo, e che senso ha domandare consigli a qualcuno che non ti piace?”.

ecco. questo è modo sicuro per allontanare i seccatori e aumentare le vendite del proprio romanzo.

da ieri in libreria per Castelvecchi EditoreConversazioni Sentimentali in Metropolitana