comunque meglio troia

ieri, su twitter, sono finita in uno scontro di poche parole e tutte pessime con una Setta del “piuttosto che” congiuntivo, del “si prenda una tisana che lei è arrogante” e “l’arroganza è la virtù dei deboli“, l’ultima citazione, evidentemente di sua nonna, l’ha resa particolarmente fiera di sé.
comunque la rete è piena di oppositori dell’evidenza.
di negatori di dati di fatto.
di gente che legge il titolo di un articolo completo di fonti e scrive: ma poi chi cazzo dice queste cose? con il tono del “gneregnegné”, tipico della servetta goldoniana brava a far scoppiare liti tra i padroni.

appartengono alla setta di quelli che va tutto bene finché abbiamo il culo al caldo, io e la mia famiglia, quelli la cui madre infatti è sempre incinta, quelli che escono di casa con l’ombrello perché lo dice il telegiornale.
d’altro canto pare abbiano la capacità di scrivere e leggere frasi brevi e parlano per slogan.
come i Testimoni di Geova normalmente viaggiano in due, uno provoca l’altro accorre a difendere.

così sono stata attaccata per aver postato articoli sull’analfabetismo e altro, accusata di essere una visionaria pessimista giacché i loro figli (che io non ho MAI avuto il piacere di conoscere) leggono tre libri a settimana che nemmeno mia madre, e perché ovviamente loro, come da terzo punto della scheda sull’analfabetismo funzionale, rappresentano da soli il mondo intero, e l’intera popolazione presa in esame da questo rapporto di Save di Children (http://www.lastampa.it/2016/05/09/societa/met-dei-ragazzi-italiani-non-ha-letto-neanche-un-libro-al-di-fuori-della-scuola-neAVu9Mwlq1XXd4abFH07K/pagina.html)che ovviamente negano, perché per loro l’unica cosa che conta, è il cambiamento. 
io, francamente, farei far loro una bella cura di passato con educazione borghese a base di traduzioni dal latino al greco.

qualcuno mi accusa di essere arrogante, maestrina e professoressa. ovviamente preferirei continuaste a darmi della troia.

chi non sa non vede

non ricordo chi mi raccontò questa storia. un amico, forse, sicuramente un uomo.
credo Luca, con il quale a vent’anni trascorrevo i pomeriggi a commentare opere liriche e aveva un telescopio in terrazza, anche se da Piazza della Pace era complicato vedere il cielo e credo lo usasse più per spiare gli umani.
sì, sicuramente era lui.
con le donne normalmente parlo d’amore, di tempeste passate e tramonti futuri.
gli uomini restano bambini curiosi, si entusiasmano a leggere di scienza e a raccontare certe storie, tipo quella di un esperimento scientifico fatto su un gruppo di eschimesi, credo, comunque una popolazione distante anni luce dalla modernità, cui mostrarono un’enorme nave che passava all’orizzonte e che però loro non distinsero.
nessuno tra loro vide la macchia nera che tagliava la linea tra mare e cielo.
quell’immagine non era mai stata registrata dal loro inconscio collettivo che da generazioni vedeva soltanto l’orizzonte terso.
chi non sa non vede.

così mi dice anche un altro amico che ogni anno coltiva cannabis sul terrazzo, indisturbato, in pieno centro di Roma, prendendosi anche i complimenti dall’anziana vicina sia per i gerani e per quella rigogliosa pianta verde che a fine agosto spande uno strano profumo resinoso.
lei non sa e quindi non vede.
a differenza che per il tradimento: di un’amica, del marito, del collega, che la maggior parte delle volte non vogliamo vedere nonostante sappiamo.

ma questo ha a che fare con l’amore che non è nel novero delle malattie curabili
l’amore che magari ci fa comodo non vedere.