artisti a stipendio

rivendico a gran voce il coraggio dell’artista puro, di chi già al liceo aveva la testa al palcoscenico e perciò era sempre impreparato, umiliato dalla propria stessa intelligenza: mi meraviglio di te, che brutta delusione, torna al banco.

sì, faccio il tifo per chi ha scelto la strada meno certa, all’orizzonte l’ipotesi di finire in un ospizio pubblico in braccio a un’infermiera sadica; applaudo soltanto chi, come tanti attori e musicisti che resteranno nella storia, è rimasto in punizione chiuso nella propria stanza, durante una giovinezza piena di “ma dove credi di andare tu”.

non contemplo nemmeno l’eccezione rarissima alla regola dell’ottuso che, anziché starsene buono in platea, e applaudire e imparare, giggioneggia recitando per anni sempre lo stesso Pirandello, il petto gonfio di soddisfazione, la qualifica di “artista” sul profilo FB. lui, che ha la compassione del tergicristalli in movimento sul cadavere di un moscerino, che non sa neppure come si sta in quinta, come ci s’inchina al pubblico, come s’impagina un romanzo o si arreda un camerino, ma che ha quattrini sufficienti per pagare perfino il pubblico. lui, che rompe il silenzio degli eterni scontenti, che ha voluto e potuto replicarsi, sicuro e certo di lasciare ai discendenti una casa con mutuo pagato, e che a sessant’anni, e con 15 mensilità sicure, si permette battute umilianti sul vecchio artista che si muove sul palco come un triste clown.

lui, che si è risvegliato all’arte a cinquant’anni, non e non sa cosa significhi fare marchette, salire le scale del Monte di Pietà, lavorare a serata in pizzeria o vivere in una casa condivisa fino a 40 anni, non merita che il rumore che produce.

oggi le mie meditazioni andranno a un artista puro, Kirk Douglas, che ci ha lasciati all’età di 103 anni.

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tra pochi giorni in librerai il mio quarto romanzo “Io e il Minotauro” edito da GiaZira scritture