insopportabili

leggendo certi interventi femminili, la sola considerazione che mi viene da fare è: dio mio quanto siamo scassaminchia, antipatiche, supponenti. dopo aver espresso il mio scetticismo verso l’operazione #molestie, ritenendo che un hashtag fosse un’azione ininfluente e che chi è ricattata in azienda, dove le luci dei riflettori non arrivano, chi è stuprata in famiglia, chi costretta dal marito o dal fidanzato a soddisfare amici e parenti, lo resterà a vita e senza poter fare niente, sono stata criticata e bannata da molte donne.

leggo e rileggo alcuni brani di Romain Gary sulla femminilità, e il suo profetico ammonimento, perché sarà la femminilità a salvare il mondo e non la violenza. e mi domando quali saranno i frutti di tante polemiche, tipo commentare velenosamente il post di un fotografo professionista alla sfilata di Miss Intimo 2017, domandandogli piccata: “perché tutte nude?”; o le scritte intimidatorie: mo’ sò cazzi vostri.

c’è chi ha ricattato e chi si è fatto ricattare, e il ricattatore va punito, non ammazzato, semmai educato. un’abitudine diventa tale solo se accettata da ambo le parti, e io di complici ne vedo tante, che in pubblico bastonano il nemico e in privato gli si offrono per un lavoro. è anche di questo che parla Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, della contraddizione che è in ognuna di noi, dell’incapacità a comprendere che l’evoluzione non significa necessariamente destrutturazione, che essere autonome non significa diventare maschi. perché avere le palle per me non è un pregio. e che usare il femminismo per difendere i propri interessi, come sempre fa la Ministra Boschi è ridicolo, pericoloso, e offensivo per noi che non abbiamo santi in paradiso e stipendi da parlamentare.

 

 

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gollismi e scrittori perduti.

stanotte mi ripassavo tra le mani l’ultimo volume letto dello scrittore ebreo russo  (e poeta) Romain Gary, ultimo in assoluto finché Neri Pozza non tradurrà qualcosa di nuovo. “Delle donne, degli ebrei e di me stesso” è una raccolta di interviste (troppo breve) che parla di femminismo, argomento caro a Gary, di questione ebraica e guarda caso anche di gollismo, e di come per esempio tanti confondano patriottismo con nazionalismo, quest’ultimo sentimento tipico dei regimi totalitari e populisti, o che, pensando al Generale, lo si accosti con convinzione alla destra razzista, dimenticando che invece ha liberato l’Algeria dal giogo francese.

comunque sia, tutto ciò che di sensato si scrive è ormai inutile, l’80% delle persone “social e non” apre raramente un libro, parla per sentito dire, digita per affermare senza sapere, e combatte per farsi bannare, restando così delle proprie idee messe assieme guardando un po’ di TV.

Gary politicamente assomiglia a mio padre, un uomo sensato, insomma. afferma ad esempio che il suo essere di sinistra e antirazzista, perché l’autore di “Cane bianco” e “Le radici del cielo” non può essere definito altrimenti, non ha mai superato l’orrore della fede comunista, ossia del tesseramento senza possibilità di replica. Gary vota il programma e non l’ideologia,  il contrario di quanto avviene oggi nell’homus digitalis, che  va per slogan e nemmeno conosce i punti principali del partito cui aderisce, e che promuove in rete instancabilmente quasi fosse una questione di onore personale.

da questa esperienza letteraria durata più di un anno, ho guadagnato un amico per la vita, (fossi ancora giovanissima anche un amante, ma Gary le voleva ragazze), un gran carico di informazioni e un racconto su di lui che proporrò inutilmente a un Concorso, ma senza rancore, perché soprattutto, l’uomo dagli occhi “trasparenti come zaffiri” mi ha insegnato che la critica letteraria era inutile e poco obiettiva anche 50 anni fa, e che sono sempre i meno meritevoli a salire sul carro dei vincitori, checché ne dicano certi addetti ai lavori.

qui il mio ultimo libro.

essere in due

La coppia è una nozione essenziale, fondamentale, primordiale, che non può certo essere divisa in parti “d’indipendenza”. La vera coppia costituisce un’unità in sé che non è costituita da un solo uomo e una sola donna, ma che è la coppia in sé. Per questo, torno a ripeterlo, la coppia è un uomo che vive una donna; una donna che vive un uomo. La coppia va “al di là di ogni appartenenza di genere”, oltre ogni concezione “separatista”, è un’altra dimensione, un altro sesso, un’altra specie. Nella coppia non è più possibile sapere chi dei due ruoti intorno a chi: ognuno è serra, ognuno è sole“.
Essere in due per me è l’unica unità concepibile.

Romain Gary
Vita e morte di Emile Ajar, Neri Pozza

tra assorbenti e salvaslip

quando si parla di letteratura, non immaginate Balzac che chiacchiera per gli Champs Elysée sottobraccio a Victor Hugo sul destino di Flaubert e dei suoi capolavori, e di quanto quest’ultimo fosse schivo, e disgustato dalle cronache mondane, dalla critica e dalle invidie tra colleghi, tanto da voler tenere soltanto per sé anche la Bovary.

togliamoci dalla testa che l’editoria sia  punto di osservazione o di arrivo di persone come Paolo Volponi, ingegnere prima di tutto e uomo politico interno al PCI, sostenitore dell’autonomia delle regioni e dell’organicità dell’intellettuale, che negli uffici Olivetti disquisiva assieme a Carlo Emilio Gadda sulla lingua italiana, i dialetti, e la funzione dell’intellettuale nella società.

non pensiamo a Calvino, che nella redazione Einaudi faceva riunioni fiume con Munari per decidere la nuova grafica di una collana editoriale. no. immaginate due ventenni prive di qualunque pulsione vitale non sia twittare sciocchezze su se stesse, i propri umori e amori, litigare circa la paternità di una cosa, un affare, un oggetto che starebbe bene, non fosse così spesso, sotto la gamba di un tavolo, e che loro definiscono romanzo, con buona pace di Kundera; un prodotto che ha venduto milioni di copie a milioni di figli di milioni di genitori incapaci di mettere loro in mano qualcosa di più formativo.

è così che tal @dueditanelcuore, Denise d’Angelilli, di cui non trovo né biografia né titoli pubblicati, venti ore fa su twitter digita “La storia è questa: “Succede” di @sofia_viscardi. Pensate che lo abbia scritto lei? No. Sapete chi lo ha scritto? IO. L’HO SCRITTO IO“.

e tra screen shot e maiuscole si scatena un putiferio cui partecipano fan increduli, fan addolorati e fan insultatori. una discussione così terra terra, che farne un riassunto sensato mi pare impresa titanica, non di certo il carteggio tra Gary e Geneviève Dormann sulla paternità dei romanzi di Ajar, e che non verte su sintassi, vizi di forma o voce poetica, ma su mestruazioni e nervosismo, ipocrisia e sete di celebrità.

una cosa soltanto l’antagonista della spalla di Augias in TV l’ha detta giusta: “Basta gente di talento messa in disparte da ‘sti quattro youtuber. Ma trovatevi un lavoro vero“. ecco, cara “dueditanelcuore”, tu che a 20 anni e sostieni di aver vissuto mille vite, mettiti una mano intera sul cuore, e prova a trovartelo anche tu un lavoro.

 

 

farselo tutto e ripetutamente.

vabbeh, sto di doppi sensi, un po’ perché sono annoiata dai luoghi comuni di cui riempite la mia casella di posta elettronica, manco avessi scritto una trilogia con donne in reggicalze invece che sei racconti sulla pornografia sentimentale, un po’ perché quando il titolo è ammiccante ci cascate sperando in una confessione hard core e io invece vi frego con consigli di lettura.

vi racconto brevemente di Romain Gary, di cui non posso per ovvie ragioni dirvi tutto ora, ma limitarmi a brevi cenni provando a restare in tema, sorvolando anche il discorso sugli pseudonimi che anche i partecipanti a #ioScrittore ormai conoscono.
del gaullista Gary mi sono messa in testa di leggere l’opera omnia un paio di anni fa, cosa che non mi riuscirà data la mole di scritti (circa ventinove romanzi), e le scarse traduzioni in italiano (la maggior parte Neri Pozza), ma che sto conoscendo comunque a fondo, come un amante che s’incontra spesso. perché capita così quando ci s’innamora di un autore, che lo vuoi tutto e finisce anche per annoiarti, o angosciarti, come mi capitò con Buzzati, forse perché ero troppo giovane.

la conclusione che ho tratto è che uno scrittore, come un amante, si ripete ma può sorprenderti proprio quando pensi che sia finita. si ripete all’interno di un romanzo, come succede a Romain nell’acclamato Le radici del cielo, Premio Goncourt 1956, comunque da leggere perché unico per le tematiche ecologiste, e si ripete nello stile, un po’ involuto come nel caso del conosciutissimo La vita davanti a sé (Premio Goncourt 1975) e l’introvabile L’angoscia di Re Salomone, che in comune hanno l’ebraismo e il tema della vecchiaia e della morte, o Il mio caro pitone che racconta invece la solitudine dell’uomo moderno.

ho capito anche che un autore deve essere libero di scrivere ciò che vuole senza seguire la moda del momento, o i dictat degli editor, perché sono le nostre ossessioni a voler scrivere e noi non siamo che il loro tramite, perché come lui stesso sostiene in quello che per ora mi sembra il suo più emozionante romanzo, La promessa dell’alba, sono risposte che un vero artista cerca, non la celebrità: L’assoluto mi rivelava improvvisamente la sua presenza inaccessibile, sicuramente nacqui quel giorno, come artista; attraverso lo scacco supremo che è l’arte, l’uomo, eterno ingannatore di se stesso, cerca di contrabbandare una risposta ciò che è destinato invece a restare un tragico interrogativo. 

Pioggia Dorata, ora anche in ebook