ossessioni

quando scrivi, parlo di “scrittura dura” per dirla alla Simenon, giri sempre attorno agli stessi argomenti, episodi, periodi dell’esistenza, persone incontrate per caso in un caffè e mai più viste o che hanno contribuito a farti “essere”, a prendere una via piuttosto che un’altra. per Romain Gary (a prescindere dallo pseudonimo usato, anche perché nella produzione di Ajar, a mio avviso, c’è un solo romanzo godibile), troviamo almeno due Madame Rose, due guerre, due Resistenze, due donne amate, bionde, introverse, coraggiose. troviamo termini portati alla consunzione, verbi, metafore.
ogni scrittore (parlo di uomini e donne dal cuore infranto) ha ossessioni che riproduce meccanicamente, fino a renderle perfette, e, forse, dimenticarsene. ciò che amo di uno scrittore sono le sue ossessioni.

qui il mio sito

qui Io e il Minotauro, in libreria tra pochi giorni

vengo quasi

concluso questo splendido Giuseppe Berto senza virgole, inizierò Il figlio del secolo di Scurati. spero di non lasciarlo a 5 pagine dalla fine come gli ultimi due contemporanei targati Rizzoli.
sì, è terribile, lo feci anche con un Gary non all’altezza, ed esattamente con Chiaro di donna che, viceversa, piacque molto a mia madre. lasciare a 5 pagine dalla fine, anche 2,  è come far godere un uomo mostrandomi algida.

significa andare a cena con lui, sorridere a tutto, anche alla proposta che salga da me per un bicchiere, non respingere le sue avance anzi accoglierle con entusiasmo, darmi da fare a farlo godere però mostrandomi algida a qualsiasi sua iniziativa, arrivare quasi alla fine per alzarmi e lasciarlo venire nella propria mano.

cos’altro posso fare per dimostrare il mio disprezzo verso una pubblicazione noiosa o scritta male? se il contemporaneo si dà anche grosse arie lo rivendo al mercatino di Campagnano.

qui il mio ultimo romanzo uscito per Castelvecchi

qui Pioggia Dorata: hard core di sinistra.

cetrioli alla russa

di Romain Gary ho letto in un paio di anni ogni libro tradotto e pubblicato in Italia, per lo più da Neri Pozza che tra il 2017 e il 2109 ha pubblicato finalmente anche “Pseudo“, “Addio a Gary Cooper”, romanzo politico di grande importanza, che Gary cita spessissimo nell’autobiografia “La notte sarà calma”.
sono tre anni che cerco di imbastire un breve saggio critico, o una più utile e semplice guida alla lettura. ma Gary, (Kachev, Ajar) è un autore immenso, e ogni volta che guardo il materiale accumulato, decido di dedicarmi ad altro. questo è un breve stralcio di “Cetrioli alla russa“, un raccontino nato dalla lettura dei suoi brani più personali contenuti nelle diverse raccolte d’interviste, e pubblicato per Crapula Club.

“Guardavo una donna, la possedevo, ma non mi bastava. Me ne facevo venti ed era lo stesso. Le guardavo, in un caffè, per strada, tra le mie lenzuola, e quando distoglievo gli occhi, di loro in me non era rimasto niente. Perdevano consistenza. Provai a fotografarle, ma quelle immagini sembravano prendermi in giro per quanto poco vicine alla sostanza».
Goffredo teneva tra le dita ossute il mozzicone di eucalipto e finalmente sorrise.
«Era una giornata piovosa. In realtà credo piovesse da settimane. Era una primavera stranamente umida. Dal mio buco in rue Gabrielle vedevo le giornate alternarsi tra brevi scoppi di luce e lunghe pause di buio, i tetti grigi mi restituivano baluginii d’argento come in un sogno e per pochi istanti mi sentivo felice.
Quel pomeriggio lasciai Babette a letto. Una di quelle che pagavo per farle fare la lasciva, cui offrivo cinquanta franchi al giorno per cucinare e trastullarsi mezza nuda per casa, così da illudermi di essere in compagnia».
Raineri ebbe un lieve moto di stizza, si percosse leggermente il labbro con la nocca violacea e mise a fuoco: in realtà nessuna di loro si chiamava Babette, disse, ma quello era l’accordo, lui le chiamava Babette e loro eseguivano.
Raineri stirò un sorriso per nulla pentito.
«Comunque sia, era una giornata cui mancava pochissimo per essere perfetta. Uscii in strada con una strana acquolina in bocca, come per una bella amatriciana in un mezzogiorno romano a un passo da Fontana di Trevi. Insomma mancava poco al compiersi della mia felicità, lo sentivo, era vicinissima, e camminava proprio davanti a me, in un poncho messicano, il guinzaglio in una mano e il sigaro spento nell’altra».
Si prese una pausa lunghissima, durante la quale mi guardò, poi distolse lo sguardo per sorridere tra sé e mi guardò di nuovo.
«Era Romain Gary», concluse”.

il link al racconto completo è questo

qui, invece, la raccolta di racconti “Pioggia Dorata”

affidarsi al caso

Dario mi fa tanta tenerezza. ma potrebbe chiamarsi Luca, Mattia, Franco, anche Maria, Susanna. parlo del ragazzo che pochi giorni fa si è incatenato davanti agli studi di Cinecittà per portare avanti la propria protesta: il grande Fratello è pieno di raccomandati e figli di, mentre io sono 10 anni che faccio la fila qua davanti e nessuno mi seleziona.

i nostri sogni sono a un passo da noi, sempre in perfetta corrispondenza con le nostre reali capacità; la loro realizzazione impedita sempre dal prossimo della fila, che ha un padre, che ha un amante, che ha soldi. negli anni ’70 Romain Gary sosteneva saremmo stati distratti da un senso di continua emergenza. io aggiungerei l’enfasi puerile di chi pensa che pubblicare, o partecipare a un Talent show, cambi la vita.

fa tanta tenerezza vedere giovani che si affidano al caso. ma come dar loro torto, in un Paese che prevede l’obbligo a pagare anche per accedere alla roulette. non esiste ascensore sociale, ce lo raccontano i dati, le migliaia di giovani in fuga. per cambiare la propria esistenza in Italia hai poche possibilità: vincere un Talent Show, vincere al video poker, suicidarti.

ma per l’ultima opzione devi essere fortunato ad avere pubblico.

qui il mio ultimo romanzo serio

qui i miei racconti porcissimi

insopportabili

leggendo certi interventi femminili, la sola considerazione che mi viene da fare è: dio mio quanto siamo scassaminchia, antipatiche, supponenti. dopo aver espresso il mio scetticismo verso l’operazione #molestie, ritenendo che un hashtag fosse un’azione ininfluente e che chi è ricattata in azienda, dove le luci dei riflettori non arrivano, chi è stuprata in famiglia, chi costretta dal marito o dal fidanzato a soddisfare amici e parenti, lo resterà a vita e senza poter fare niente, sono stata criticata e bannata da molte donne.

leggo e rileggo alcuni brani di Romain Gary sulla femminilità, e il suo profetico ammonimento, perché sarà la femminilità a salvare il mondo e non la violenza. e mi domando quali saranno i frutti di tante polemiche, tipo commentare velenosamente il post di un fotografo professionista alla sfilata di Miss Intimo 2017, domandandogli piccata: “perché tutte nude?”; o le scritte intimidatorie: mo’ sò cazzi vostri.

c’è chi ha ricattato e chi si è fatto ricattare, e il ricattatore va punito, non ammazzato, semmai educato. un’abitudine diventa tale solo se accettata da ambo le parti, e io di complici ne vedo tante, che in pubblico bastonano il nemico e in privato gli si offrono per un lavoro. è anche di questo che parla Conversazioni Sentimentali in Metropolitana, della contraddizione che è in ognuna di noi, dell’incapacità a comprendere che l’evoluzione non significa necessariamente destrutturazione, che essere autonome non significa diventare maschi. perché avere le palle per me non è un pregio. e che usare il femminismo per difendere i propri interessi, come sempre fa la Ministra Boschi è ridicolo, pericoloso, e offensivo per noi che non abbiamo santi in paradiso e stipendi da parlamentare.