astinenze

i digiuni seguiti con serietà e prescritti dal medico fanno bene. comunque, nutrirsi continuativamente è dannoso, bisogna lasciare che le “molecole spazzine” abbiano il tempo di ripulire l’intestino dagli scarti prodotti, anche detti veleni: perché i nostri organi interni sono più intelligenti di noi e rifiutano tutto quanto è dannoso.

stessa cosa per l’amore. il popolare “chiodo schiaccia chiodo” non sempre funziona. il più delle volte il sostituto si rivela, appunto, soltanto un sostituto, una ruota di scorta che lascerà il posto a una ruota nuova e senza toppe. una pausa serve a riprenderci dall’abbandono, a riconquistare noi stessi, gli spazi che, stando in due, avevamo tralasciato, abbandonandoli all’incuria del tempo.

ho iniziato a scrivere nel 2009 per colpa di Alberto Castelvecchi (sì, colpa, non finirò mai di ripeterlo) e finora non avevo mai smesso, non mi ero mai presa una pausa. come ho detto alla preziosa editor che ultimamente ha valutato uno tra i miei romanzi, sono una persona fortunata a poter trascorrere le giornate a leggere e scrivere in una stanza tutta per me, tra bambole, ricordi e libri, e dove al mattino correggo testi altrui e al pomeriggio, tra candele e incensi, lavoro per me. scrivo ogni giorno per 3 o 4 ore. ho almeno 4 romanzi completi che non pubblicherò mai e 5 inediti che aspettano revisioni e pubblicazioni. quando il Man ha le prove, mi dilungo fino alle 23.00. cene, concerti, viaggi, sono una vera iattura per me, mi distraggono dall’unica attività m’interessi. mi sforzo, però, di avere anche una vita sociale. era così anche per il teatro. niente di nuovo.

ma perché le “molecole spazzine” della creatività potessero eliminare idee inutili e dannose, immagini e metafore e personaggi, dovevo cadere dal sesto gradino di una scala. un digiuno creativo durante il quale fare meditazione e ripulirmi. perché come diceva sempre Roberto Cotroneo: bisogna coltivare a maggese, far riposare la terra per avere raccolti più ricchi.

tra pochi giorni in libreria Io e il Minotauro, GiaZira Scritture

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ancora pippe su FB?

e magari fossero le belle pippe in chat dei tempi andati, quando ci si diceva cose sconce con Ministri e pezzi grossi, e che secondo me, causa molestie e ricatti, nemmeno si usano più. no, sono pippe sul senso della scrittura feisbucchiana, i pixel in disfacimento, la time line che scorre inesorabile come un fiume in piena portandosi via i nostri pensieri, le nostre preziose parole. tutte analisi già splendidamente scritte da Roberto Cotroneo su Sette, almeno otto anni fa. io, su un Magazine di minor fama, Informare per Resistere, scrivevo “La deriva di twitter“, rubrica settimanale sull’evoluzione della specie social.

ma la rete è ormai una discarica intellettuale di articoli inutili e di imbecilli che mettono like in automatico e per simpatia, piena di roba vecchia, idee riciclate, Magazine che vivono due stagioni e servono a chi le ha ideate, e ci scrive, ad autopromuoversi, a creare plusvalore, fumo negli occhi al proprio essere ininfluenti. perché scrivere a certi livelli, oggi, non ha più senso.

la bolla degli esordienti è scoppiata anni fa, inutile sperare di essere Paolo Giordano II, che poi, uno ne ha scritto di grande successo, il resto è fama ereditata. gli editori? la maggior parte dei medi grossi nomi sfruttano le speranze degli scrittori 2.0, appunto i segaioli di Facebook, per fare cassa e pagare i propri redattori. tantissimi propongono contratti iniqui: assenza di editing e correzione di bozze, nemmeno le 10 copie stampa (alcuni le promettono e invece non è così), Ufficio Stampa te lo paghi tu, distribuzione da print on demand, e giacché Messaggerie offre un servizio di Stampa su richiesta, ma questo non è scritto nel contratto, non saprete mai quante copie saranno stampate, né quando potrete riprendervi i vostri mai rispettati diritti. fossimo in un’aula e chiedessi ai gabbati di alzare la mano ne vedremmo delle belle. un bell’elenco di editori disonesti che mai avremmo pensato.

il guaio è che c’è anche chi non sa fare altro che recitare, suonare e scrivere, e che non  sopravvivrà in una realtà fatta da gente che paga agenti letterari fino a tremila euro e che accetta condizioni umilianti pur di dirsi “scrittore”.

Conversazioni Sentimentali in Metropolitana. su IBS, 5 stelle.