la buona lingua non annoia mai

come si scriveva negli anni ’70, quando non c’era ansia da rendimento, da pubblicazione ogni 6 mesi, da editor e agente a tutti i costi. quindi a pagina ottanta Maria e Antonio non mostrano alcuna fretta, sono ancora per strada, per le calli veneziane, nella zona del Porto a baciarsi quando scende il buio, incerti sul loro destino di giovani innamorati. non un discorso diretto, scarse virgole e periodi lunghissimi, chiari come una mattina di giugno. parlo de La cosa Buffa, Rizzoli, 1977, decima edizione, copertina Dagrada.

di Maria sappiamo che studia letteratura inglese e ne va fiera, non conosciamo la sua famiglia, non sappiamo se abbia fratelli o sorelle o che mestiere faccia il padre, a parte le fantasiose ipotesi di Antonio, ossia che si tratti di un ricco armatore e che, a causa di ciò, forse, non potrà mai sposarla.

ma Antonio è un insicuro, un maestro elementare cui vergognosamente mancano 12 esami alla laurea, cosa che, vergognandosene, ancora non ha confessato a Maria. Berto fa un paio di brevi cenni ai guai e ai dolori che colpiranno i due, ma non ha necessità di insistere, quei lettori (ed io, e forse tu) non avevano bisogno di didascalie, di avvisi, di tormentoni. a loro bastava sentire lo sciabordio dell’acqua lagunare e l’umidità dei corpi dei giovani dei protagonisti. nessuna necessità dell’incipit funambolico che tramortisce il lettore e poi basta, né di una fitta trama.

perché la buona lingua non annoia mai. poi, certo, c’è sempre chi preferisce la solitudine e un grosso dildo.

qui Pioggia Dorata

qui l’ultimo Castelvecchi

 

un adulterio

sto leggendo una storia (racconto lungo o romanzo breve non lo so) di Edoardo Albinati, Rizzoli 2017. non ho letto La scuola cattolica, diversamente da mia madre che lo ha anche amato. comunque, il volumetto (dal costo di 16,00 euro) l’ho acquistato alla fornitissima bancarella del mercato antiquario di Anguillara pagandolo 3,00 euro. male che vada lo regalerò a mamma.

ci sono alcuni elementi che me lo rendono subito ostile: l’interlinea doppia, super abbondante, gli spazi, tanti, inutili, laterali, interni, tra i paragrafi, ampi come le lenzuola nelle quali i due adulteri si avvolgono. il repentino cambio di tempo verbale, dal passato prossimo al presente narrativo all’interno dello stesso paragrafo. il tema circolare dell’amore passionale, assai teorico, niente affatto personale -viceversa io credo, e così affermo nei miei libri, che esso nasca sempre da un’esperienza esistenziale individuale e mai universale-. eccesso di passione, desiderio di sbarazzarsi della passione, impossibilità di fare a meno della passione e di nuovo eccesso di passione, mi pare un po’ poco per tirarmi nella storia.

certamente per volere dell’autore, io non so dove i due si siano conosciuti. di loro vedo abbozzati sullo sfondo i rispettivi coniugi e un matrimonio felice. è dichiarato: i due amanti vivono un momento speciale e definito all’interno di una bolla, e nulla a parte loro sarà importante durante quel fine settimana. ma se io non capisco, se non so che cosa li abbia spinti a unire le loro bocche la prima volta, non capirò neppure la loro felicità (rifiuto, odio, felicità) che al momento, giuro, mi pare del tutto insensata. Albinati vuol forse dirci questo? che la passione è insensata?

l’amore senza volto di Clem e Erri, due adulteri privi di passato e futuro come in un quadro di Magritte, sono protagonisti di un ADULTERIO indefinito, il mio o il tuo sarebbe uguale. un adulterio che non lascia spazio all’emozione, freddo, che non mi fa intravedere nulla al di là della noia di cui si compone. anche loro girano per ‘isola, dove a parte le falesie e la luna e il mare, pare non vi sia vegetazione, né voci distanti, o profumi, odori. a differenza dei protagonisti di Cortesie per gli ospiti di di McEwan, non trovo un senso per loro, neppure quello di una prosa sopraffina.

qui Pioggia Dorata, amori estremi e sesso

qui l’ultimo uscito per Castelvecchi

a gennaio di nuovo in libreria (stay tuned)

#picchetto d’autore

vista la presenza di Case Editrici di matrice chiaramente fascista, scoppia finalmente la polemica sul #Salone del libro 2019.

riassumendo gli annunci che si sono succeduti contraddittori per tutta la giornata di ieri, tra cancellazioni, dimissioni e condanne, le cose andranno così.

– ci si va indifferenti così da non dare importanza alla vicenda.
– si contesta soltanto da casa a forza di #hashtag
– si va SOLTANTO per presidiare i luoghi della cultura organizzando picchetti antifascisti.
– sarà annunciata la presenza al picchetto del celeberrimo scrittore, così da assistere a contestazione e presentazione del romanzo allo stesso tempo. il picchetto diventa così “picchetto d’onore o picchetto d’autore“; poi l’autore darà forfait così da avere un trafiletto su Repubblica.
– si va e si picchetta anche davanti allo stand Rizzoli che pubblicò la bio di Faccione. No, davanti a Rizzoli no perché è sempre Rizzoli.
– lui andrà.
– non andrà.
– andrà armato di dialettica.

a tal proposito si esprimono giornalisti, agenti, parenti, amici.
chiunque sui social sta prendendo posizione. io, che non sono amica né sorella di nessuno, né amante, credo che alla pecorina starò a mio agio. d’altro canto è l’unica posizione che da sfigata posso permettermi, che si parli di destra o di sinistra.
e vi prego, voi tutti non mancate d’informarmi. 

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture

Rizzoli, 1966

ieri sera un’amica mi scrive per email: cara Elena, non capisco, sul serio- nonostante l’incipit gentile, il tono è indignato sin dal subject- ecco, non capisco come mai con tante nuove uscite editoriali tu acquisti sempre più spesso vecchi titoli sulle bancarelle dei libri usati, e li fotografi pure. non lo sapesse, poi, la mia amica addetta ai lavori, perché preferisco Giuseppe Berto a Pinco Pallo che scrive come caga, pubblica per ChiTeConosce editore e in sovrappiù  tiene corsi di scrittura creativa a Vattelapesca.

ma tu, amica mia, hai mai preso in mano un Rizzoli del 1966? provaci, ti prego, è come essere invitata a cena da uno come mio padre: profumo, voce pacata, sportello dell’auto aperto, sorriso, nessuna confidenza imbarazzante, linguaggio forbito, pretese zero, tanto che ci rimani anche male sotto il portone ma pazienza, perché certi “a domani” sono più eccitanti di prevedibili “mi fai salire un attimo”.

guarda questo romanzo qui, piuttosto,  “La cosa buffa” di Giuseppe Berto, decima edizione, collana La Scala. tre centimetri di carta porosa appena ingiallita nonostante i 50 anni, nessuna piega,  non la solita quarta arrogante, né un’ombra di aletta, non una parola sulla trama, non duemila richiami e grida dell’amico critico a esaltare l’opera necessaria. e poi sopraccoperta trasparente, copertina rigida d’autore, il cui nome si scorge dopo lunga ricerca sul retro, scritto piccolo piccolo su un angolo i basso: Dagrada, art director Rizzoli. si tratta di un disegno astratto arancio, giallo, nero e panna, nessuna immagine evocativa: la ragazza bellina con il ditino in bocca, quella sul pattino, quella a tette nude. nulla di acquistato frettolosamente  dalla C.E. tra le tante immagini che si trovano on line, nulla di didascalico. Dagrada, Mario Dagrada, cercalo sul web e masturbati, infine godi.

apro. non posso fare a meno di ansimare per la sorpresa. mio marito, di là, mi domanda se va tutto bene. mento: certo, amore, è solo un libro in brossura  filo refe, come dire uno che dopo una cena ottima e divertente ti accarezza a lungo prima d’infilarti la mano lì, magari prima l’anulare, che ti fa bagnare come una spugna ma non godere. 349 pagine di interlinea singola e carattere non Nave di Teseo: nessun bisogno di allungare un brodo evidentemente insipido.

ecco, senza conoscere l’argomento già lo amo. quando infine scopro che si tratta di un romanzo di formazione, periodi lunghissimi e senza punteggiatura, sono pronta a darmi a lui senza riserve. sulla fascetta gialla soltanto una scritta sobria: decima edizione. se uno gli argomenti ce li ha, non ha necessità di urlarlo troppo forte.

lo capisci, amica mia, perché anche quand’ero adolescente lo volevo anziano ma di classe?

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture