il nonluogo del troglodita

fuori dalla rete non incontro tanta gentaglia. quelle che ti diventano amiche soltanto perché pensano tu sia l’amante dello scrittore tizio, e vogliono saperne di più, e seguono le sue tracce sulla tua bacheca come Holmes; o ti domandano l’amicizia perché sei amica amica di quell’altra, l’attrice che ti mette duemila like, o perché sei cugina alla lontana del giornalista del momento. nella realtà non c’è gente che interloquisce con me per dovere, perché ha bisogno di un favore da mia madre.

nella mia esistenza persone così non entrano.
uso password sicure, non mi mostro, la maggior parte del tempo resto nascosta nel mio studio sul lago. vivo isolata. non perdo tempo.
ho lavorato in teatro abbastanza da sentire la puzza ipocrisia al primo sguardo.

leggo che nella realtà è la stessa cosa!,
no, nella mia realtà nessuno mi invia ogni giorno pensieri via posta, e articoli, o foto personali non richieste, per provarci come ha fatto con altri venti account fino a ieri, e sparire se capisce che non gliela dai.
nella realtà la pesca a strascico è vietata.
così come nessuno ha la faccia di chiedermi favori se non ci si è mai stretti la mano. o domandarmi cosa voto, e insistere.

nella vita di tutti i giorni non mi capita mai di salutare e non ricevere risposta. o di essere insultata da sconosciuti. o di sapere vita morte e miracoli dei miei vicini di casa, se hanno stipsi o ragadi.
non ho mai creduto nell’amicizia via FB, né nella compassione digitale.
facile mettere un like. più complicato uscire da casa e venire a casa mia per offrirmi una spalla su cui piangere.
ho perso troppo tempo a fare accordi per il futuro con persone che poi non ho mai incontrato.
ad ascoltare lodi sperticate di gente sparita nel nulla.
no, la mia realtà non è la tua.

la vecchia scuola

sono confusa. allibita. incazzata.
credo che certa gente non abbia mai fatto politica. o quantomeno ci crederò se vedrò tessere di partito o filmati. e a questo punto mi manca la prima Repubblica.
tanto nella seconda non è cambiato niente.
nessun commento, nemmeno un po’ di Je suis Eternit da pare di quelli sulle barricate, che sbraitano, insultano, fanno propaganda tirando colpi bassi. casalinghe con tricolore e hashtag, Miss firmate fino al culo con case vacanza e servitù marocchina che difendono De Luca, gommisti di Centocelle che fin qui si sono interessati soltanto ai calendari Michelin e che combattono per il loro leader a suon di insulti.

forse sono diventata di destra come il mio amato Romain Gary, ma io questa sinistra la ripudio.
me n’è capitata una, ieri, che non sapevo se ridere o domandarle dove si trovasse, per raggiungerla e constatare di persona se fosse vera.
quando ho iniziato a riwittare @renzi i suoi insulti ha sostenuto: a bella, io non voto Renzi!, t’è annata male!
allora le ho domandato come mai sulla biografia di twitter avesse questa scritta: “Romana e di sinistra. Appoggio Renzi perché credo che abbia il coraggio di fare ciò che la sinistra avrebbe dovuto fare 20 anni fa“.
è una fase momentanea, mi ha risposto.

ma allora li pagano.
allora sono grillini travestiti da piddini. è gente raccatta per strada. perché una che dichiara di essere stata in Democrazia Proletaria e afferma che le banche sono necessarie o mente ora o mentiva prima, o viene da Marte.
mi dispiace anche bannarli, perdere così certe testimonianze di imbecillità.

ho l’esempio di una buona politica, il ricordo lontano della disponibilità a far capire all’interlocutore ostile da che parte fosse più giusto stare, la dialettica, la ricerca di argomentazioni. oggi abbiamo algoritmi, fake, troll.

e il desiderio di disertare le urne per sempre, mi serra la gola assieme al pianto.

scrittori di regime

Otto e Mezzo, 25-11-2016:
di come un uomo di successo si arroghi diritti, concessioni e galanterie che non gli spettano; di come una conduttrice capace si lasci sovrastare da lui; di come una donna, Sabina Guzzanti, ne esca vincente.

ospiti da Lilli che chissà perché ne invita sempre due per il Sì e uno per il NO, due pezzi grossi, Calabresi megadirettore di Repubblica, Carofiglio scrittore famoso.

lo scrittore, ovviamente a favore del Sì, inizia dichiarando la propria inferiorità nei confronti della Guzzanti di cui si dichiara fan e che è invece a favore del No, da grande amante delle sue gag sottintende forse che gli dispiacerebbe umiliarla?, battagliare con lei?, che c’entra?
lei infatti gli restituisce il favore: anche io l’ammiro.
tra i due c’è subito attrito.

l’attrice espone le ragioni del NO sulle quali anch’io convengo: “la palude dipende dalla pessima politica che si svolge in questo Paese, le spaccature dipendono dalle lotte interne, e la Costituzine è l’unico elemento semmai nobilitante della nostra politica… “.

Carofiglio, con solita cadenza simpaticamente barese, inizia il teatrino: posso farle una domanda?
Sabina, in minoranza, protesta simpaticamente.
Carofiglio: voglio farle una domanda per farla parlare di più!!!
Guzzanti: ma io parlo lo stesso di più. (sorridendo: brava, grande, non hai bisogno di concessioni)
Carofiglio: no, ma io voglio farla parlare di più, posso farle una domanda?
Guzzanti Gruber (in coro): Sì, sì, faccia la domanda.
perché ai maschi ogni tanto bisogna darla vinta, come quando insistono per fare due chiacchiere in un posticino appartato.

oddio che grezza diremmo a Roma…

ed è qui che lo scrittore maschio si raddrizza nella schiena, alza il ditino e diventa uomo di legge e un po’ padre, un po’ maestro, anche, comprensivo verso l’allieva, e che durante un amichevole interrogatorio, e d’altro canto questo è il suo mestiere, chiede a Sabina di diventare esperta in Leggi elettorali e di entrare nel merito, così da darle infine della superficiale, causa risposta troppo generica, perché l’obbiettivo è sempre quello, che si dibatta sul Referendum o sui diritti delle donne: metterci in difficoltà.
sembrava il Professor Marvulli quando mi assegnava il 6 politico in Greco sebbene avessi passato la notte in bianco a studiare.
Calabresi, super direttore di Repubblica, sorride sornione in controscena.

grazie per questa performance.
il diavolo è nei particolari e dalla parte del Sì.

meglio lui che sola

ascolto le ragioni di Marité sul NO referendario. la faccenda delle cattive compagnie non sta in piedi. le alleanze si fanno, anche cattive, non è una novità.

«perché avevi qualche dubbio rispetto al NO?».
mi domanda Marité tenendo qualcosa in bocca che non so se sia una punta di cornetto o altro.
«ma sei sola?», le domando sospettosa, giacché la mia amica non si fa problemi a chiacchierare con me mentre si prende cura di clienti particolari, gente che da Piazza Affari la raggiunge in centro per un’ora di relax, tizi con tanto di scarpe fatte a mano ai piedi che vogliono sentirsi trattare con lo stesso disprezzo con il quale loro trattano chi non ha sufficienti garanzie per un mutuo.
«sì, sono sola», conferma ridendo.

«sai Elena?, questa storia del “Sì” a Renzi perché non ci sarebbe alternativa non è diversa dalla vicenda di mia cugina Lilli, che da vent’anni preferisce prenderle di brutto dal marito piuttosto che lasciarlo, perché mollare lui e le sue abitudini da puttaniere significherebbe cadere nel baratro, fare i conti con se stessa, consapevole della propria inettitudine e di aver sbagliato tutto, e che è  tardi per trovarne un altro.
azzerare tutto è indispensabile per rinascere, glielo dico ogni volta che scendo a Taranto.
perché per riempirsi bisogna svuotarsi, come dicono i Maestri Zen, perché anche se alcuni godono di più a fare sesso se gli scappa la pipì, è proprio una legge fisica dalla quale non ci si può sottrarre».

Maria Teresa, che con tre lauree fa marchette per fare la spesa, mi fa l’elenco dei clienti che amano certe pratiche di resistenza psicofisica. infine torna al Referendum.

«basta guardarsi intorno. potrei mostrarti la lista di clienti che dormono in auto  per convincerti. partite IVA all’indigenza, giovani imprenditori che con i famosi incentivi di Stato sono riusciti a pagare sì e no le tasse che il Governo ha inserito per le nuove Imprese, mettersi a norma con l’attività pagando non meno di duemila euro ad adeguamento di Legge: semplificazione al cazzo. e i docenti, che prima, nel pomeriggio, venivano qui per lavoretti poco dispendiosi, costretti ora a spostarsi di chilometri e a stare a scuola a tempo pieno per inventarsi corsi e attività inutili e arraffare soldi dall’Europa, costi quel che costi, purché si faccia».

sento che ansima: ah, no, pedala sulla cyclette.
«non ho mai detto di NO, lo sai, sono nata per assecondare desideri, ma questa del “meglio Renzi che niente” è uguale uguale a “meglio un marito stronzo che sola”.
ma la mia è soltanto l’opinione di una puttana.
per molti conta di più la conversione al Sì di Santoro.

a proposito di ban

 

è vero, mi sono sfuggiti di mano parecchi ban. per i neofiti e i distratti si tratta dell’atto di “bannare”, ossia iscrivere il profilo di Tizio a una lista di indesiderati che non potranno più vedere la mia pagina né io la loro. da ragazza ebbi alcuni amanti fascisti, ma fasci proprio tanto, di fede, carattere e DNA (i compagni avevano più remore a stare con una minorenne). assieme si parlava di tutto fuorché di politica, anche quando andavamo a cena fuori (hemmm); non era necessario per quegli uomini, seppure assai più vecchi di me, convincermi che la loro idea fosse più giusta della mia.

non ritengo che la sincerità sia indispensabile verso chi non conosco, né che si trovi nel disvelamento pubblico di sé , problemi digestivi e temperatura corporea compresi; odio chiacchierare intimamente in chat con gente nascosta da nickname, l’ho fatto ed è stato per lo più tempo perso, preferisco il telefono o un caffè in centro; non mi fido degli sconosciuti, con i quali però ho sempre un atteggiamento cortese;  non dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo; ecco, è da ottusi, stupidi e maleducati, intervenire laddove è richiesto di non farlo; da cafoni entrare a gamba tesa in una discussione se non hai mai interloquito con me, se io non so chi tu sia. il fatto che la mia casa sia aperta, nel senso che non ho filtri, non significa che puoi cagarci dentro. i social non sono fatti per divertirsi, ovvio, conoscere nuove persone, e fornire punti di vista. la discussione da botta e risposta è per lo più fraintesa. la parola scritta non consente la stessa libertà di una conversazione sul divano davanti a biscotti e tè.

su FB è ormai impossibile esprimere un’opinione politica. essere anti renziani è una chimera, con diecimila profili fake che punzecchiano chiunque si permetta di dissentire, come non si può farlo contro Grillo, che la mandria di belanti arriva a darmi della: disonesta, reazionaria e arrogante e senza fornirmi spiegazioni che non siano spot elettorali.

e ciò che più mi spaventa è che la strada per il Referendum è lunga.

#iovotoNO