sconfitte

premesso che sto parlando di sei persone che si sono messe alla berlina per conto proprio, che hanno firmato un contratto per mettere in TV  difetti e pregi, direi che la trasmissione “matrimonio a prima vista Italia” è orribile, e che sapevo già che 3 uomini su 3 avrebbero detto di “no” alle spose.

nonostante i programmi spazzatura mi servano per misurare il degrado culturale del Paese e capire perché l’80% dell’utenza mondiale compri romanzi di “genere”, suggerirei a Sky di rivedere il proprio palinsesto, magari inserendo trasmissioni sul teatro, (materia che in pochi studiano ma come posso vedere tanti aspirano), o sulla musica, anziché la subcultura dei suoi sociologi. e nonostante la vittoria comunale dei populisti pentastellati allergici alla cultura, inizierei a mettere da parte l’umanità dei reality e le sue miserie e mi domanderei se non serva ricominciare a sognare, a leggere la realtà attraverso delle metafore, o imparare a campare leggendo le fiabe di La Fontaine, così come hanno fatto intere generazioni prima di noi.

che tristezza, mollate sull’altare. e mettendo in naftalina Annalisa, “gatta morta” barese, presuntuosa, pigra e ignorante, che farebbe meglio a iscriversi a un serio corso di dizione prima che di recitazione, le altre due forse meritavano qualcosa di meglio che esibizionisti senza talento.

infine la povertà d’idee e vocaboli regna sovrana. per non parlare del coraggio, latitante nei maschi. o della sensualità, messa all’angolo dai concorrenti e dai creatori di questo programma diseducativo e noioso che entra nelle case dei già indifesi analfabeti e fa credere agli spettatori che la vita sia così, e che il fulcro su cui si basano le unioni sia una noiosa discussione quotidiana e non la più bassa carnalità, ormai messa al bando dal moralismo di facciata, dal bigottismo di chi ha amici gay, dalla falsità di chi va a trans e vuole rimpatriare i rifugiati, dall’ignoranza che vorrebbe al rogo chiunque si permetta di saperne più di loro.

 

umiltà

a nessuno fa piacere sentirsi dalla parte dei mentecatti che fanno la fila ai reality show.
nessuno vuole sentirsi diminuito se guarda troppe serie TV.
oggi, diversamente da ieri, “la massa”, quella che affolla i Social e di cui non si parla più, ha la pretesa di leggere roba leggera ed essere comunque degna di dare giudizi e spandere opinioni.
prima non era così.
chi leggeva Grand Hotel non se la sentiva di parlare di narrativa.
chi leggeva soltanto Topolino non si metteva a scrivere romanzi.
chi non era in grado di mettere ordine tra i propri pensieri non dava dell’arrogante a chi, invece, di pensieri ne aveva di più e anche originali.
chi non capiva provava a farlo non s’indignava per la supponenza altrui.

non siamo tutti uguali.
c’è chi può e chi no.
è natura, è indole, è carattere.
che piaccia o no si chiama FORMAZIONE.
che lo si creda oppure no si chiama ESPERIENZA.
tutti possiamo cantare un motivetto, non per questo saremo cantanti.
tutti possiamo scrivere la lista della spesa, ma non saremo scrittori.