anche io

un mese fa, ero in metropolitana, a un certo punto si aprono le porte per far salire e scendere i viaggiatori, poi si richiudono ma il treno non si muove e sento del trambusto. si apre un varco e le vedo, proprio tre, come le sorelle del terribile rogo di Centocelle, l’hashtag ancora in classifica twitter. sedute sui sedili, non un viaggiatore accanto a loro, anzi, le tengono in ostaggio perché non si muovano fino all’arrivo di tre militari così giovani e belli che potrebbero essere i loro fidanzati.

non le possiamo toccare, dicono, dobbiamo farle scendere dal convoglio ma senza toccarle. e la gente parlotta: dai, è assurdo, queste non dovrebbero circolare sui mezzi pubblici e le forze dell’ordine dovrebbero poterle mandare via. i viaggiatori controllano nei propri zaini e nelle borse che non manchi nulla, lo faccio anch’io. intanto le tre ragazze aspettano pazientemente, una si toglie dalle unghie ciò che rimane dello smalto, le altre due si dicono qualcosa all’orecchio e ridono.

ma che hanno fatto?, domando. niente, mi dice una donna. ma potrebbero. ah, ecco perché i militari non devono toccarle, perché non hanno fatto niente, perché questa è un’azione preventiva, un processo alle intenzioni, perché qualcuno ha avuto un sospetto. e le hanno fatte scendere dal treno, così che tutti viaggiassimo tranquilli, anche quelli che in questi giorni hanno digitato frasi antirazziste su twitter.

anche io, che non viaggio mai di notte da sola sul treno regionale.

 

 

 

vogliamo un nuovo social

insomma stamattina volevo scrivere di Noah e Alison, la coppia di The Affair, serie TV in onda su Sky, ma ho trovato nella posta il povero Frank, baffuto cinquantenne, che mi salutava da Vancouver, Canada, e moltissimi suoi like a foto chiuse e blindate al pubblico.
il mio uomo stia tranquillo, quelle veramente hot son solo su Instagram, dove in effetti non ho nemmeno un profilo, perché con quello che scrivo sublimo così tanto che non ho bisogno mostrare carne in giro.
comunque, lasciando le dolenti note del mio lavoro ai perbenisti dell’editoria e alle amiche di mia madre,  FB si sta rivelando un nonluogo sempre più pericoloso.

e sarebbe tutto nella norma, sarebbe anche una cosa risaputa, non avesse pagine e pagine sulla nostra Privacy, e manca poco che per la NOSTRA SICUREZZA ci domandi anche il codice fiscale e il gruppo sanguigno, se censura a proprio piacimento foto di atlete danesi nude, delle quali non si vede nemmeno un capezzolo, ma lascia in giro quelle di donnine dall’atteggiamento hot, e le labbra tumide, con il filo interdentale tra le chiappe dorate. insomma niente di male se non fingesse di essere un social sicuro.

da anni mi arrivano richieste di amicizia da parte di signori, militari mai visti né cercati, tra l’altro di stanza in Iran, in Siria, ovunque loro abbiano portato la guerra, che si mostrano fieri su carri armati, alle loro parate del cazzo, giacché io ripudio la guerra, come mi pare anche la nostra Costituzione, e inviano messaggi illeggibili scritti con il traduttore.
ma credo che più di tutto, ciò che dovrebbe indignarci e spingerci a chiudere FB (ma se non lo fate voi non lo faccio neanch’io), sia l’attualissimo caso di Tiziana Cantone, su cui ovviamente non vedo più hashtag né articoli di protesta perché poco hot, cui dovremmo dare rilievo per essere di sostegno alla lotta di sua madre, che è una lotta di tutti, perché una cosa così può succedere a chiunque, e non facciamo le Sante impalate e gli inquisitori, che di scheletri nell’armadio siamo pieni.

se un utente domanda che sia rimosso un contenuto, poco importa che loro abbiano soltanto 10 dipendenti in ufficio qui in Italia  e gli altri in Canada o che so io, come puntualizzato dall’espertissima Lucarelli. a me di com’è composta l’azienda non me ne frega niente, e se ancora non si è adeguato alle nostre leggi, deve riparare, come è successo in Germania, dove Zuk è stato accusato di razzismo. l’azienda multimilionaria DEVE assumere ingegneri in grado di far sparire foto, video e contenuti che ledano la persona, chiunque sia.

ah, già, vero. noi non siamo la Germania. e dimenticavo…  Tiziana Cantone, a ben guardare, se l’è cercata. vero?

 

hashtag #Gorino

non è questione di ragione o torto, ma di metodo. perché sono stufa di vedere imbecilli indignarsi e altri imbecilli fregiarsi della propria generosità nel twittare frasi solidali. che siano giornalisti, opinionisti o gente comune, la mia noia cresce ogni giorno. e vorrei incontrare uno a uno quelli che ieri hanno usato l’hashtag #Gorino per indignarsi, e sapere da loro, da ognuno di loro, che cosa hanno fatto in tutti questi anni di disumana accoglienza per rendere l’esistenza di mamme e bambini in fuga più tollerabile. perché sono dovuta andare fino a Bari per scoprire che si possono veramente fare grandi cose e senza che nessuno lo sappia, tipo adottare immigrati, aiutarli a ottenere documenti e il ricongiungimento familiare, districarsi tra le diverse formule che la nostra burocrazia mette a disposizione e che bisogna interpretare, possibilmente assieme a un avvocato.

ma chissà perché sono convinta che gli amici di Fb e Twitter per lo più siano stati a guardare in questi anni, in caso contrario si sarebbero fatti un bel selfie con l’africano, come fanno in ospedale, al funerale, al mare. e quindi ieri ci hanno dato dentro di indignazione e si sono vergognati di essere italiani. io no, io non mi sono vergognata perché io mi vergogno ogni giorno di ciò che potrei fare, pur disoccupata, pur fuori Roma e senza patente, e che invece non faccio. perché non basta mostrare cartelli di benvenuto, perché c’è bisogno di azioni concrete dopo la prima accoglienza, di file al comune, di file alle USL, di preparare container.

dov’era la nostra accoglienza quando abbiamo dato addosso all’istriano perché lo credevamo fascista prima e comunista poi?, e alla Stazione di Bologna, nel ’46, quando sindacalisti e semplici cittadini hanno cacciato a sassate donne e bambini e vecchi in fuga dal massacro delle foibe?, italiani, civili, cattolici come noi. e quanti aprirono le porte agli ebrei in fuga? quanti si sono invece nascosti, e sono fuggiti alla propria umanità per salvare la pelle?

nessuno è un eroe, fissiamocelo in testa. un eroe è chi fa volontariato ogni giorno. forse qualcuno si è tolto di dosso gli abiti per donarli al fratello, ma noi non lo vediamo, perché continuiamo a volere come pietre di paragone i peggiori di noi, comodo. non prendiamoci in giro ma prendiamo esempio, smettiamola di twittare la nostra superiorità e facciamo qualcosa di concreto, possibilmente in silenzio.

qui un primo indirizzo utile. almeno, tra un tweet e l’altro, diffondiamo: https://noborders20miglia.noblogs.org/

la mia home la pensa diversamente

me ne sto chiusa in casa, le persone mi procurano un senso di soffocamento e pericolo da darmi il panico. ho paura di loro, di tutti loro, ho il terrore del mio prossimo, del mio vicino di ombrellone, bianco, con moglie bianca e sovrappeso, con figlio bianco e pieno di palloni e racchette, il borsone pieno di panini e pasta al tonno comprata in gastronomia. in multisala chiedo sempre posti  vicini alle uscite, comunque ci vado nel primo pomeriggio quando non c’è proprio nessuno; non vado mai negli ipermercati ed evito l’IKEA alla domenica. non vado in vacanza. non posso salire sui treni affollati di gitanti nostrani e sudati. capita a tutti di avere un odore forte d’estate, anche se sei originario di Anagni.

ma non c’è niente di peggio che certi fascisti, quelli che non leggono, che provocano, che parlano soltanto per slogan: casta, lobbie, cultura, girotondi; che alzano la voce. non sopporto quelli ti giudicano in base agli errori che fai e non per i pregi che tiri fuori in battaglia; che ti escludono da una cena tra parenti soltanto perché un tempo sposasti “tizio”. i fascisti dell’ultima ora, insomma, quelli che pensano sia lo straGNEro a levargli il lavoro ma poi fanno pulire il culo alla madre dalla badante rumena, mentre loro se ne stanno sul divano a fare un cazzo, e poi vanno in chiesa a battersi il petto.

io amo e tollero soltanto le provocazioni intelligenti. non le sterili perdite di tempo, e dormo benissimo nonostante ci siano islamici in giro. la differenza tra me e loro, poi, è che io non mi sogno di andare sulla home page di un amico fascista, perché ne ho, a sollevare la questione dell’integrazione razziale o a congratularmi per la nuova Moschea che costruiranno nel suo paese. è una questione di buon gusto oltre che d’intelligenza.

il mio tempo è prezioso, e se invece voi intendete perderlo commentando notizie ancora incerte perché vi prude il manganello, fate pure. ma non qui. siete liberi voi provocare, come io di bannarvi, o di non rispondervi. perché la vostra libertà, nonostante il tono della voce autoritario, finisce dove inizia la mia, sempre.

 

l’indignazione dell’i. m.

l’indignazione per la morte di Emmanuel Chidi Namdi la voglio vedere al ristorante, quando arriva il ragazzo con rose. perché se anche appassiscono dopo un giorno che male c’è a regalarne una alla propria moglie, alla fidanzata, a quella con la quale il tipo è uscito per la prima volta e che lo guarda un po’ così, diciamo dubbiosa, domandandosi: se tratta così di merda il povero “nergro” come tratterà me quando avrà esaurito la passione? La soldarietà si esprime con i fatti, difendendo i profughi alla fermata dell’autobus, quando l’imbecille di turno inizia a saltare per luoghi comuni, i preferiti per l’italiano medio.

l’indignazione dell’i.m. (italiano medio, ossia quello che alza il braccio destro quasi sempre e il sinistro se proprio è costretto), la voglio vedere quando assume la “cameriera rumena” e non le versa i contributi e tira anche sul prezzo: perché otto euro sono pure troppi. la sua bontà di cuore la voglio vedere quando si tratta di ristrutturare casa e non versa nemmeno l’assicurazione per gli operai. perché l’Italia è il Paese dei buoni propositi dove si discute su come chiudere i buoi quando già sono scappati dalla stalla, dove si scopre l’illecito quando è stato compiuto, dove si condanna Alfano su twitter per avere raccomandato il fratello e si spera sempre in uno zio prete che sistemi i nostri figli.

e allora dell’attualità occupatevene voi che siete sempre informati su nascite e morti. io preferisco parlare di sesso, e non di quello dell’i.m. il cui innamoramento dura quanto un video breve su youporn, che quando “gliela dai” già si sente soddisfatto, e fa il moralista, quando la verità è che gli basta così perché di più non sa dare, perché è diventato pigro, perché si accontenta di avere un po’ di tette per email e un par de culi che soddisfino il proprio ego ammaccato dagli avvisi di Equitalia.

l’indignazione si esprime in piazza, come l’eroismo a letto.