la Vispa Teresa non era un’oca giuliva

conobbi il critico d’arte a Capodanno del 2000 tramite BVLGARI, alla Ribattola, la casetta nella campagna toscana del Signor Nicola (e di sua moglie). misi insieme un bel gruppo di jazzisti per il magnate (e sua moglie): Niki Nicolai alla voce, Stefanino di Battista al sax, mi pare alla batteria Amedeo Ariano e al forse al contrabbasso Bulgarelli, ma non ci giurerei. Sgarbi era sedato. in certe case non si va molto fuori di testa neppure a Capodanno, soltanto, ci facemmo alici a burro verso l’una, nella cucina dove poi, il signor Nicola (e sua moglie), ci servì personalmente capelli d’angelo al burro.

non sono andata fuori tema. mi vanto soltanto di aver cestinato il  biglietto da visita del critico d’arte quella notte stessa, e introduco una nazione governata da misogini e leggi che non li contrastano. perché dice bene la Bonino, non è che noi italiane siamo così distanti dalle arabe, che però guardiamo con sospetto, non è che ci siano tutte queste direttrici di giornali e televisioni qui da noi. la de Beauvoir resterà per sempre la moglie di Sartre e la Arent l’amante di Heidegger, e l’80% dei  lettori maschi continueranno a ignorare chi siano “queste due”. così come, a causa dei maschi che chiamano #depensante una Sindaca senza rischiare l’arresto immediato almeno per una notte, non conosciamo scienziate, astronome, lesbiche viaggiatrici. donne che hanno lottato per tutta la vita  i #depensanti come Cruciani, misogino numero uno, Sgarbi, misogino numero due, e Bene, grande attore ma misogino numero tre, tirato in ballo con fierezza proprio da Sgarbi, e famoso picchiatore di attrici.

che la Raggi sia indagata è acclarato, così come si sa che io voto PD, ma non abbiano bisogno di giochetti idioti, di Sgarbi che saltella per gli studi televisivi per tediarci con una brutta imitazione della Sindaca, senza forse sapere chi fosse la Vispa Teresa di Trilussa, e interpretando come un’oca giuliva una “ragazza perduta” che lottava, guarda caso, per la propria autonomia. saremo sempre mogli di qualcuno, o amanti. perché dietro una grande donna c’è sempre lo stronzo che la raccomanda, dice la signora in Metro della bella ragazza finita in TV per meriti propri. soltanto se non sei “piacente” il tuo merito potrà essere preso in considerazione, anzi no, forse in quel caso si dirà che ce l’hai orizzontale, la castagna, come la chiamava mio nonno, misogino numero quattro. 

(p.s. intanto, la Boldrini non spende neppure una parola in difesa della Raggi. perché oltre a essere confuse, le nostre femministe sono anche loro un po’ misogine).

l’intelligenza è un afrodisiaco

«beh, sì, lo ha scritto ieri su FB il mio amico Paolo: l’intelligenza è il più potente afrodisiaco che ci sia».
«più delle ostriche?»
«non credo», io, che a quest’ora del mattino mangerei spaghetti alla bottarga.

Maria Teresa, la mia mora amica costretta a far marchette per fare la spesa, non commenta.
lì a Milano, nel suo attichetto in centro, sta caricando una lavatrice di biancheria intima e me ne descrive ogni pezzo, ed io vorrei tanto essere un reggiseno tra le sue dita, un semplice riempitivo (ammesso che ne usi), una culotte appena sfiorata dalle sue unghie fresche di manicure e laccate di…
«di che colore hai messo lo smalto Marité?».
«blu notte».
«ecco, sì… quindi dicevamo che si scopa per lo più con la testa».
lei ride: «così dicono loro, ed è per questo, forse, che il cervello è sempre più magro e inadatto a ragionare in modo autonomo… perché se l’intelligenza fosse veramente un potente afrodisiaco, a stare a ciò che leggo sui social non dovrei più fare sesso… ed è sempre perciò non dovrei farlo con nessuno del Partito Democratico, almeno non dopo aver visto Giachetti, ieri sera in TV, che rispondeva sul Referendum».

restiamo in silenzio, ognuna con il ricordo dei quell’espressione vacua, ed entrambe ci domandiamo dove lo abbiano pescato, uno che al confronto con la Raggi per l’elezione a Sindaco, (la Raggi eh), sembrava uno scolaretto all’esamino di quinta elementare, e guardava nel vuoto in attesa di un suggerimento divino, mentre bastava che, come l’altra, avesse mandato tutto a memoria.
perché politici veri non ce ne sono più, quelli che lo fanno usando la vaselina, intendo, e ci rimane una classe politica di analfabeti che durante le interrogazioni usa verbi impropri pur leggendo. una classe dirigente che né io né Marité meritiamo, gente che infila anche la tristezza tra i sentimenti negativi, così povera e ingenerosa che possiede soltanto due espressioni, quella della gioia e quella dell’infelicità.

«allora perché votare sì? per salvare quale Partito e avere quale opportunità?».
Marité riprende a raccontarmi la storia di certe calze di seta grigio perla, e di un meraviglioso bustino con stecche di balena trovato a Parigi al mercato delle Pulci, e indossato per un ricco signore che abitava in Rue Ravignan, a Montmartre, e che amava farsi masturbare recitando Celine.

debacle all’italiana

attoniti assistiamo in questi giorni alla debacle dei rivoltosi nostrani, perché sebbene ci siano in giro soltanto avvisi di garanzia, che NON sono condanne, la situazione è così tesa che rischia di collassare, soprattutto nella Capitale, dove tra un po’ ripartiranno la scuole e bisognerà oliare la macchina amministrativa, e i bus ATAC, mentre in Comune non c’è ancora una giunta completa.

detto ciò, che è gravissimo e non ci sono giunte precedenti che giustifichino questo pasticcio quotidiano fatto di proclami su FB e defezioni, in questi giorni mi trovo sempre più spesso nella bizzarra condizione di dover addirittura difendere i grillini da se stessi, credo siano i militanti dell’ultima ora, saliti sul carro del vincitore all’urlo di onestà dall’estrema periferia di Roma, che quella notte erano così tanti che mi son domandata: allora chi cazzo è, in Italia, che non paga le tasse?, se loro son tutti in Piazza a urlare onestà?

comunque su twitter, oggi, sono loro che vogliono farmi digitare che sono DISONESTI, sebbene in giro non ci siano condanne, sono quelli che hanno votato per odio,  per togliere d’Alema da lì perché invidiosi delle sue decine di appartamenti a piazza Adriana, della sua barca a vela e del suo eloquio da intellettuale gauche caviar.

vedo la stessa enfasi sconclusionata con cui la Massa farfugliante luoghi comuni lo ha tirato su, usata per distruggere il Movimento, gente qualunque violenta e brutale,  quella che per festeggiare la vittoria della Raggi è scesa in ciabatte sotto la finestra del grillo parlante e che forse  non ha mai avuto  cultura politica, il peggio tra leghisti, i menefreghisti e i picchiatori, che adesso vogliono la loro testa. ma io non sono come voi. non credevo prima al Movimento e alla necessità di crearlo, così come oggi non credo ci sia bisogno di distruggerlo. lo hanno già fatto loro ma forse non l’hanno ancora capito.

perché il modo migliore per distruggere un Movimento è crearlo, il miglior modo per raffreddare la rivoluzione è accoglierla e farne magliette e gadget.