Premio Strega

sai quel virus che gira su FB?
un giorno ricevi il messaggio da un amico che ti scrive: sei tu in questo video?, se sei tu, allora sei un gran maiale. e tu apri il video come l’80% dell’utenza di Face Book perché sei una (o uno) che magari non lo tradisce, il marito/amante/compagno, ma che qualche videino lo riceve e lo dà.

ma è prevedibile ci sia il virus. come è prevedibile che se ti fai l’amico che se ne scopa due a settimana senza preservativo ti becchi la candida. come è prevedibile il giornalista blasonato che ti fa perdere tempo on line promettendoti una pubblicazione con Fazi, almeno, al momento dell’appuntamento off ti darà buca.
com’è prevedibile la polemica post elezione dei cinque finalisti allo Strega, con la Stancanelli che lamenta di essere dimagrita due chili giacché non era scontato entrasse in cinquina e io che rido da ieri.

e infine, a proposito di prevedibilità, come ti salta in mente, stimato Moresco, di fare polemica sui raccomandati dello Strega proprio con Nicola Lagioia?
io a Lagioia ho scritto una volta soltanto dopo che mia madre e le sue amiche esaltate dalla gentilezza mostrata durante presentazione a Bari, al Circolo della Vela, mi avevano portata allo sfinimento. e gli scrissi più o meno così: gentile Nicola, avrei bisogno di fare soltanto due chiacchiere con te, capire cosa c’è che funziona e cosa no, perché l’editoria mi pare un muro di gomma. devo quindi fare la fila in libreria e comprare il tuo ultimo romanzo e stringerti la mano provando a dirti due parole, o puoi cortesemente vedermi per un caffè?
la sua risposta prevedibile: vieni in libreria, fu comunque un calcio nello stomaco. ma d’altro canto pure prevedibile: perché mai avrebbe dovuto incontrarmi?

ecco, caro Moresco il cui articolo integrale comunque da leggere perché pieno di verità è qui: http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=5763abf54eab3.
era prevedibile che “Egli” ti rispondesse per le rime, con un tagliente quanto furbo: poteva farla prima del premio la polemica. e un po’ Nicolino ha anche ragione, perché l’editoria funziona sempre alla perfezione quando salite lassù. ecco, provate a fare questa battaglia sempre, anche per gli scrittori che non siete voi.

risposta a 3 giovani scrittori

ieri mi hanno scritto tre blogger, tutti e tre giovanissimi/e, domandandomi come fare a pubblicare, chiedendomi, chi di persona chi attraverso un amico, un’opinione sincera sulla loro scrittura e qualche consiglio.

io non lo so cosa serva per pubblicare. anche perché finora è stato un miracolo anche per me. ma so che ci sono talmente tanti editori che non val la pena farlo a proprio nome, che qualcuno affine lo si trova, basta cercare, come per tutto, farsi il culo, piangere un po’, sentirsi depressi e perseverare.
soprattutto presentare manoscritti leggibili, servendosi magari di un bravo professionista che ci guidi, perché tra le migliaia, la nostra storia si distingua almeno un po’.

a leggere in giro pare basti scrivere come si mangia, mettere qua e là un po’ di vaffanculo e magari una femmina sofferente che si masturba.
leggere per credere.
e se da un lato ci sono le crisi esistenziali poco originali di stalker femmina, dall’altra ci aspettano mappazzoni di millecinquecento pagine con descrizione pedissequa dei peli del pube della protagonista.

no, scherzo.
il fatto è che non c’è una ricetta giusta.
la via più semplice è sempre quella delle conoscenze, inutile negarlo siamo in Italia, e più sei giovane e carino/a e “la/lo dai bene” meglio è.
poi ci sono le Agenzie, pagare per credere e pagare anche tanto.
infine c’è la ricerca costante della buona storia, dello stile e del personaggio, almeno per quelli che come me che non amano, non possono, non hanno tempo di leggere e incensare tutti i nuovi autori e andare alle loro presentazioni con sorriso sulle labbra e tanto di manoscritto da passare all’editore che guarda caso è lì.

per me le vie sono queste, la ricerca dell’inciucio giusto con il gruppo letterario più affine a noi: omosessuali, sinistroidi, sadici, intellettuali di lungo corso (e più son di sinistra più hanno la cerchia aperta solo ai parenti), oppure la solitudine, la ricerca, l’impegno costante e la preghiera, la triste via di chi, forse, troverà la celebrità post mortem ma si sarà divertito comunque.

vado a correre, e a sfogare la mia frustrazione.

non vendiamo Riina

scusatemi se insisto, ma ieri è stato tutto un fiorire di vetrine con la scritta: “in questo libro non si vende né si ordina il libro di Totò Riina” e vi garantisco che più che fastidio non mi ha dato.
intanto perché è un segno di disistima verso il lettore.
poi perché di cagate ne vendono già a quintali, i librai, e anche con fierezza, perché come mi rispose una volta una commessa di Feltrinelli, Largo Argentina, Roma: se vuoi leggere la scrittrice svedese femminista e lesbica, la ordini, non puoi pretendere di trovarla qui.
per cui non parliamo di correttezza.

è un atto di buona volontà, me ne rendo conto, una plateale manifestazione antimafia, immagino, anche se credo più a un’esibizione.
il fatto è che la Mafia è dentro di noi. tutti, senza eccezioni. il morbo mafioso è anche nel papà incorruttibile che però, senza farsi vedere, accetta il colloquio per il figliolo con tal dei tali.

ho misurato l’entità del fenomeno quando ho iniziato a cercare lavoro, ormai 10 anni fa, quando anche nelle librerie di paese, dove a servirmi c’erano ragazzi di poche parole e ancor meno capacità, il mio curriculum non è mai stato preso in considerazione.
e non soltanto dai librai non sono stata mai scelta, ma anche dai manager dei supermercati come la Feltrinelli, o  CONAD.
eppure, cazzarola, ho fatto milioni di cose nella vita.
ho anche diretto due aziende.

ma nonostante gli spazi appositi del “lavora con noi”, so per certo che da noi in Italia non funziona per curriculum o colloquio. ci sono liste d’attesa parentali incredibili, so di aziende che tengono occupato il posto per il nipotino della nuora del cugino che nascerà tra sette anni.
che cazzo parlate di antimafia!

poi, nell’ambiente letterario, dove i meccanismi reali sono esclusivamente quelli dell’inciucio, checché ne dicano gli addetti ai lavori che ci ammansiscono su FB con la favoletta che si scrive per se stessi, mentre loro e i loro amici son già prenotati per la Fiera del libro 2020 e in lista per lo Strega del 2030.

lo sport preferito dei creativi italiani e il salto nella cerchia giusta. perché devi essere nelle corde del direttore editoriale di sinistra, o di quello sperimentalista, o di quello gay o di quello che se lo fa ciucciare soltanto da quelle bionde sotto i trenta. basta fare due conti, signori miei, scrivere dei nomi su un foglio e collegarli tra loro.

a casa mia si chiama Mafia, a casa loro forse si chiama stima.

chi sa scrivere e chi no

di tanto in tanto faccio un raid sul blog del famoso concorso letterario del famoso gruppo editoriale, al quale mi sono iscritta e che non vincerò mai e sul quale anonimi saputelli, usi agli accenti sbagliati, dibattono su argomenti nuovi come le scuole di scrittura.
io non sono mai intervenuta.
sono logorroici, pieni del desiderio di comunicare tipico di chi è ancora all’inizio e ancora si domanda se in Italia vincano creatività e innovazione oppure tradizione e omologazione.

l’Italia è un Paese perbenista e cattolico, dove ancora si pensa fica ma si dice vulva.
che ama il binomio ironia e sesso ma guai se appartiene a una donna.
l’innovazione preferiamo comprarla in Francia o negli Stati Uniti, qui vogliamo prendere il lettore per mano e condurlo dal punto “a” al punto “zeta”, senza che egli abbia a fare sforzi eccessivi come districarsi fra troppe subordinate.
come non ci interessa guardare al di là del nostro ombelico non ci va neppure di capire dove sia la vera arte.

continuiamo a incensare, e sovvenzionare, e applaudire, la tradizione delle donne urlanti di Emma Dante, senza domandarci come mai un così alto numero di giovani preferisca farsi cinque ceres anziché andare a teatro.
pubblichiamo le ricette sulla felicità di francesco piccolo ma non ci soffermiamo sull’attaccamento a youporn della popolazione fertile.

le scuole di scrittura servono soltanto se hai talento.
al talento però non serve una scuola di scrittura quanto una buona raccomandazione.