razzismo scientifico

una sola volta fui pubblicamente bacchettata da una collega scrittrice che da allora non mette più like ai miei post, né scambia con me una parola. avevo banalmente espresso l’opinione che Lory del Santo sarebbe stata più bellina con i capelli corti, che a fare Eva nel paradiso terrestre mi pareva un po’ ridicola. e lo penso tuttora. non vedo perché la fuciliazione su pubblica piazza: ognuna è libera di essere come vuole, ma io lo sono anche di trovare orribili protesi e rifacimenti e volgari le minigonne. anche perché non sono le mie parole a creare pregiudizi, ma Lory che vuol sembrare più giovane di quello che è. 

quindi si censura, giustamente, qualunque giudizio estetico: zitti, muti, soprattutto noi utenti medi. però, che si tratti di giornalista o di scrittrice o di parlamentare, non c’è una delle new entry dei talk show televisivi e di Palazzo Chigi che sfigurerebbe su un giornale di moda. perfetto, mi dico: il binomio bellezza stupidità è stato finalmente abbattuto. ma perché non vedo mai una parlamentare dimessa?, una scrittrice un po’ sciatta, una giornalista settantenne non dai capelli turchini e magari inelegante?, perché non una giovane over size spiacevole anche nei modi, al vertice delle classifiche librarie, in TV a condurre un programma televisivo?

perché dobbiamo piacere e compiacere. perché per usare il cervello bisogna preparare prima il book fotografico. si chiama e si digita #Purplewashing: ci accontentano a parole. ma i fatti sono che dopo i 40 anni, in Italia, se non sei almeno strafiga o ricca, e sei donna, puoi anche morire.

purplewashing

chi mi conosce sa che cosa scrivo e per che cosa mi batto. e non da ieri. al netto di tante riflessioni e amicizie femminili, oggi, 5 settembre 2019 posso affermare che le femministe maccartiste sono dannose per me non meno del mio ex marito violento.

tempo fa, dopo una furiosa lite su FB con scrittoressa scrissi questo

sto male, soffro a certe bacchettate quotidiane, alle battutine, alla mancanza di solidarietà, come negli anni ’80 quando nei collettivi ero messa all’angolo  perché non vestivo come loro, perché mi depilavo e la davo a sinistra ma molto volentieri anche a destra, se uno mi piaceva.

per struttura, esperienza e formazione, non mi adeguo al pensiero unico. sono convinta che le regole si debbano adattare ai casi, riscrivere. che le situazioni abbiano sfumature diverse, che alla base di uno squilibrio psichico, per esempio, ci siano responsabilità parimenti distribuite tra padre e madre, ma in ambiti differenti. che le colpe (se di colpe si deve parlare) siano da individuare talvolta solo della madre e talaltra solo nel padre. che LA PARITA’ di genere, insomma, abbia bisogno di qualche sfumatura in più e di meno gadget, di meno adesivi e hashtag. di maggiore compattezza nei fatti, nelle azioni, nei pensieri, a prescindere dalle idee di ognuna.

quanti romanzi sulla solidarietà femminile sono stati pubblicati in questi ultimi anni. poi, però, appena possono ti si mangiano. si chiama #purplewashing quella cosa per cui una donna mangerà il cuore di un’altra donna pur di affermare di avere ragione. o di mostrasi migliore. è una trappola ideologica grazie alla quale il femminismo sembrerà al primo posto nella scala dei valori, ma lo sarà per lo più a parole, nel brand

qui Pioggia Dorata, pissing paritario

qui un romanzo molto femminista: Conversazioni Sentimentali in Metropolitana edito Castelvecchi