giornate giuste

succede che se prendi la fila di semafori verdi vai come un treno senza più fermarti. e dopo troppe porte chiuse in faccia -non fossero bastate le botte già prese-, qualcuno si degna di farti entrare in casa, e nemmeno dalla porta di servizio, d’invitarti a sedere e offrirti tè e pasticcini.
perché nonostante le mancate risposte, e le frasi evasive, nonostante dei “che vuoi?” che proprio pensavi di non meritare, il destino si compone in forma di via maestra (larga, priva di dossi o lavori in corso), per qualunque Cappuccetto Rosso si sia messo in cammino in perfetta buonafede.

perché la scrittura è magica, evoca morti, ripara destini, divide e riconcilia, ritrova persone scomparse, come ieri, quando l’ho vista proprio lì svoltato l’angolo, seduta al baretto di via dei Coronari, esattamente sotto casa sua, dove per anni avevo sperato di rincontrarla per dirle almeno grazie: sta con un amico e fuma la sua sigaretta, come sempre, come se il tempo non fosse mai passato da lì.

ci sono giornate nelle quali succede di tutto, come perdere un sandalo nella metropolitana affollata, o assistere impotente allo show pomeridiano delle bevitrici di birra in attesa di sbornia e scopata evitabile. ma non me ne importa più nulla. non posso essere io a salvare il mondo. il mondo si salverà da sé, o forse no. e magari, loro, non avranno ad attenderle qualcuno che le rinfaccerà proprio tutto, magari avranno un destino più clemente.
pertanto fatevi, ubriacatevi pure e vendetevi al primo che passa per una striscia di coca.

io per un anno sarò felice.
finché non mi toccherà rimettermi a bussare disperata a mille porte chiuse in faccia, perché questo è il destino degli affamati di giustizia.

uscirò a novembre con “Pioggia dorata” – Sei storie amare, finalmente con un editore che fa l’editore sapendo e volendo rischiare su qualcosa, piccolo, vero, onesto, che legge e cerca la qualità più che il best sellerone.
son rari certi Editori, come le lucciole, di cui tra l’altro ho pieno il giardino.