passacarte

i fannulloni esistono e sono attorno a noi, a stipendio fisso, in netta maggioranza  rispetto a  quelli che lavorano, infilati negli uffici pubblici grazie a parenti, amici, amanti. oggi che è domenica sono in gita fuori porta e già sospirano veleno all’idea di timbrare domattina; in ufficio tengono d’occhio le lancette dell’orologio, prenotano villaggi vacanze già a marzo, pregano tutti i santi perché il loro calendario segni soltanto ponti di festività, arcobaleni della loro grigia esistenza passata col culo al caldo e la testa alla celebrità; di solito li trovi al bar, l’odioso “fuori stanza” che mi son sentita ripetere milioni di volte quando cercavo una sede per la mia scuola di Musica, per non farla morire dopo 20 anni di attività, dopo decine di borse di studio pagate personalmente e un nuovo investitore, che chiedeva una sede in comodato d’uso, e basta.

se tanti denari dell’Europa tornano in Europa non utilizzati deve esserci chi, deputato a spenderli attraverso iniziative di associazioni, gruppi, comitati e compagnie, evidentemente dorme. non è che ci voglia un’intelligenza da giganti per capirlo, basta averci avuto a che fare con i passacarte, che le carte nemmeno se le passano lasciandole sulle scrivanie, basta averli guardati negli occhi vuoti d’interesse, aver ascoltato il loro: cercheremo di fare qualcosa le faremo avere noi i Bandi europei.

mi spiace per chi, leggendomi, si sentirà colpito ingiustamente, ma la mia non è un’accusa campata in aria, non è veleno di frustrazione, è l’esperienza ventennale di chi ha passato giornate intere al telefono a in anticamera, che ha visto impiegati giocare a Pokemon ed è fallito grazie all’incompetenza di chi, pagato a stipendio fisso per dare servizi ai cittadini, senza discriminazioni, dorme.

un suggerimento: poiché non è amor di Paese che li spinge a lavorare ma amor di quattrino, date loro dei premi per i Bandi che riescono a piazzare.
ah, quelli già ci sono?
ah, si chiamano bustarelle?

dare spettacolo

seppure democratica, giovane, e nota sostenitrice della pedagogia moderna, la locuzione preferita da mia madre, ereditata da nonna Elena che sicuramente la usava per mia zia, (perché c’è sempre una zia ribelle in ogni buona famiglia), era:”non dare spettacolo” e, sussurrate, al Circolo Unione, della Vela o al Trampolino, nota spiaggia un tempo ben frequentata, tutte le sue infinite variazioni: “se hai finito di dare spettacolo possiamo andare”, o “se sei venuta qui per dare spettacolo io me ne vado”, ma anche, “grazie per aver offerto spettacolo al pubblico generoso”.

la provincia si è sempre distinta per la predilezione verso i fatti altrui. anche adesso che si è allargata i suoi abitanti spendono un mucchio di tempo a guardare nelle faccende degli altri, meglio se persone in vista, bersagli mobili da tirar giù a forza di cattiverie.
mi è bastato stare qualche giorno al trullo di Marella per capire che la città che ho abbandonato non è cambiata, l’animo sempre quello del negoziante levantino che sta sulla porta e fa la classifica dei culi che passano, o delle madri apprensive che stilano per le figlie la lista dei maschi più papabili sul mercato, badando che si conservino vergini il più a lungo possibile.
provare per credere.

comunque negli anni ottanta davo molti spettacoli. almeno un paio al giorno. anche prima di scegliere il teatro di prosa come materia di studio.
durante il ginnasio preferivo frequentare i mercoledì letterari dove sedurre vecchi professori e provare loro che l’esistenza è anche vita, piuttosto che stare in compagnia dei miei coetanei, al sicuro secondo mamma, a difendermi dai loro poco perspicaci ormoni.

la separazione tra bene e male, allora, era qualcosa che non aveva nulla a che fare con la realizzazione di sé o con il raggiungimento di uno status sociale soddisfacente. era piuttosto il rispetto di certe regole di buona educazione, morali addirittura, se la parola non vi spaventa.
e dare spettacolo non era un’attività ben vista.

beni culturali

non parlerò della “giornta della memoria”.
altri più letti lo faranno per me.

ho lavorato in teatro per molti anni, dopo aver frequentato l’accademia nazionale di arte drammatica a Roma, la silvio d’amico, una scuola prestigiosissima e a numero chiuso che soltanto a pronunciarla fa fatica e che dovrebbe aprirti tutte le porte.
no, ma certo che non apre porte.
non le apriva allora e non le apre oggi.
figuriamoci.
e inoltre, le persone che analizzeranno il mio curriculum, se mai lo faranno mentre cerco lavoro da sette anni in poste, supermercati, negozi di abbigliamento e di copisteria, anziché lavorare per i beni culturali, naturale sbocco per la mia laurea, nemmeno sapranno che cosa sia l’acc.naz.diart.dramm.s.d’am.
e non conta nulla. che loro non lo sappiano o meno, intendo.
e se Expo 2015 pagherà ben otto milioni di euro al cirque du soleil , in televisione non va meglio.

certe cagate di programmi televisivi sulla politica non le guardo più.
m’innervosiscono.
ho smesso di farlo da quando il mio ex partito non mi rappresenta più. cioè da pochi anni. ma ogni tanto capita che si faccia un po’ di zapping e si abbia la sfiga di vedere un servizio come quello di ieri, su alcuni musei siciliani e sullo scandalo delle assunzioni, e d’imbattermi in uno Sgarbi che nemmeno risponde, che ha la faccia come il culo di driblare agilmente (cioè berciando), alla semplice domanda: PERCHE’ 50 IMPIEGATI ASSUNTI (vd puntata di Piazza Pulita del 26 Gennaio 2015) e ben SEI DIRIGENTI per un Museo che ha pochissimi visitatori l’anno? Perché pagare sessantamila euro l’anno a un dirigente se il museo ne guadagna quarantacinquemila pur ospitando opere di enorme valore?

E perché Sgarbi non soltanto non risponde alla domanda semplice semplice del giornalista ma propone, avallato da Oscar Giannino (appena uscito dalla penna di Vamba) l’assunzione di ALTRI esperti in organizzazione museale?
ma lo sapete che i Musei assumono dietro pressione di Regione e Provincia?
ma li avete mai visti questi quattro parassiti che chiacchierano ad alta voce tra loro mentre voi cercate d’interpretare linee e segni?
e lo sapete o no che i Direttori dei Musei non scelgono i propri collaboratori perché non possono farlo e devono assumere non esperti del settore ma amici e parenti dei politici?
che è ancora così e non cambierà mai?

e voi vi scandalizzate ancora per de Sade, il povero marchese che raccontava soltanto verità.
e che cosa cambia tra De Sade, i monaci sodomiti e le ragazzine consenzienti con questa presa per il culo quotidiana e le notizie che sentiamo ogni giorno.
e devo anche combattere con mia madre che insiste perché dia fiducia a paciuchino Renzie e alle sue ladylike… romane e genovesi.