se FB chiudesse

nemmeno tanti anni fa scrivevo le “derive di twitter” e pubblicavo “Justine 2.0“, romanzo sul sadomaso serio. il mondo social era tutto una scoperta: giornalisti, attori, sindaci, parlamentari, ci provavano manco avessero 13 anni con me e con tante altre. l’appartamento di via Merulana era un vai e vieni di Ministri che nemmeno palazzo Chigi in questi giorni. la chat, e certe foto molto luride, aveva disinibito anche i più anziani e affezionati alla questione morale. a proposito, chissà che fine ha fatto la questione morale nella sinistra. comunque alla fine non riuscii a registrare neppure uno di quegli incontri piccanti e non potei ricattare nessun Ministro perché mi presentasse a un grosso editore con il quale esordire. scrissi Justine 2.0, però, benché non contenesse nessun nome ma solo iniziali e fatti, né l’invogliante scritta “seduzione e ricatti a Roma: una STORIA VERA“. ma la seconda Repubblica è finita e per la terza sono troppo vecchia, quindi ho messo da parte chat e seduzioni strumentali e uso FB soltanto per mandare avanti certi magri negozi.

eppure, lo scenario che mi si apre pensando al mondo senza FB è quello di una società più riflessiva, più cauta, più colta. che fare senza i titoloni martellanti della Time Line di Zuk, se non scendere al bar e leggere il giornale?, e senza i gattini, quale altra soluzione se non adottarne qualcuno vero che ci rallegri le giornate? si scenderà di nuovo in Piazza, privati delle proteste virtuali si andrà a urlare per strada. e come impiegare il tempo, in assenza dei gruppi di lettura virtuali sui quali fotografare l’ultimo romanzo soltanto acquistato, se non leggendolo?

senza FB l’80% dei presunti scrittori (forse anche io) deporrebbe tastiera e vocabolario: fine dei contatti, dei lettori, dei parenti alla lontana che 1 su 3 ce lo fanno il favore di acquistare il nostro primo e ultimo romanzo. privati delle minuscole ma necessarie gratificazioni social: blog, post, friend, like, nessun esordiente resisterebbe senza pubblicazione oltre i sei anni di carveriana attesa.

non so voi, ma io un po’ di nomi, numeri di telefono e indirizzi email me li sono segnati. mi auguro soltanto che FB abbia rubato anche le foto osé di certi Ministri.

qui il mio ultimo romanzo

vogliamo un nuovo social

insomma stamattina volevo scrivere di Noah e Alison, la coppia di The Affair, serie TV in onda su Sky, ma ho trovato nella posta il povero Frank, baffuto cinquantenne, che mi salutava da Vancouver, Canada, e moltissimi suoi like a foto chiuse e blindate al pubblico.
il mio uomo stia tranquillo, quelle veramente hot son solo su Instagram, dove in effetti non ho nemmeno un profilo, perché con quello che scrivo sublimo così tanto che non ho bisogno mostrare carne in giro.
comunque, lasciando le dolenti note del mio lavoro ai perbenisti dell’editoria e alle amiche di mia madre,  FB si sta rivelando un nonluogo sempre più pericoloso.

e sarebbe tutto nella norma, sarebbe anche una cosa risaputa, non avesse pagine e pagine sulla nostra Privacy, e manca poco che per la NOSTRA SICUREZZA ci domandi anche il codice fiscale e il gruppo sanguigno, se censura a proprio piacimento foto di atlete danesi nude, delle quali non si vede nemmeno un capezzolo, ma lascia in giro quelle di donnine dall’atteggiamento hot, e le labbra tumide, con il filo interdentale tra le chiappe dorate. insomma niente di male se non fingesse di essere un social sicuro.

da anni mi arrivano richieste di amicizia da parte di signori, militari mai visti né cercati, tra l’altro di stanza in Iran, in Siria, ovunque loro abbiano portato la guerra, che si mostrano fieri su carri armati, alle loro parate del cazzo, giacché io ripudio la guerra, come mi pare anche la nostra Costituzione, e inviano messaggi illeggibili scritti con il traduttore.
ma credo che più di tutto, ciò che dovrebbe indignarci e spingerci a chiudere FB (ma se non lo fate voi non lo faccio neanch’io), sia l’attualissimo caso di Tiziana Cantone, su cui ovviamente non vedo più hashtag né articoli di protesta perché poco hot, cui dovremmo dare rilievo per essere di sostegno alla lotta di sua madre, che è una lotta di tutti, perché una cosa così può succedere a chiunque, e non facciamo le Sante impalate e gli inquisitori, che di scheletri nell’armadio siamo pieni.

se un utente domanda che sia rimosso un contenuto, poco importa che loro abbiano soltanto 10 dipendenti in ufficio qui in Italia  e gli altri in Canada o che so io, come puntualizzato dall’espertissima Lucarelli. a me di com’è composta l’azienda non me ne frega niente, e se ancora non si è adeguato alle nostre leggi, deve riparare, come è successo in Germania, dove Zuk è stato accusato di razzismo. l’azienda multimilionaria DEVE assumere ingegneri in grado di far sparire foto, video e contenuti che ledano la persona, chiunque sia.

ah, già, vero. noi non siamo la Germania. e dimenticavo…  Tiziana Cantone, a ben guardare, se l’è cercata. vero?

 

perculata

se vi dovesse capitare sotto gli occhi la foto di una riccia dallo sguardo sconvolto in un pile con sopra grandi caprette che saltano tra le nuvole, ecco, sono io.

stanotte la gatta cacciatrice non è rientrata. passata l’una siamo andati a cercarla. lui almeno era in tuta, io no. le caprette che saltano stanno meglio sul pigiama, si sa.
così, tra le strade deserte del paese, mentre la cacciatrice era nascosta nel nostro stesso giardino e pensava a quanto fossimo imbecilli, come genitori apprensivi la cercavamo sulla strada statale.
e il guaio è successo lì.
la mia privacy è stata violata lì, ne sono certa.
roba da ricatto a vita.
da perdere la faccia per sempre.
il guaio è successo allora, mentre fingevo indifferenza, quando la luce di controllo della tabaccheria ha illuminato le mie caprette, quando cinque ragazze fresche di estetista, ubriache e fumate hanno iniziato a ridere a crepapelle.
di me.
con tutti i guai che già ho.

se non mi hanno scattato una foto all’andata lo hanno fatto al ritorno.
e io non mi sono potuta ribellare. perché adesso funziona così. abbiamo una legge sulla privacy che fa acqua da tutte le parti e chiunque può farci foto e sbatterci sul web. e perculare: moderna (e odiosa) contrazione del verbo “prendere per il culo”. perculare, quotidiano passatempo di giovani che non hanno battaglie ideologiche da combattere. né un lavoro da cercare, a parte diventare web star e servirsi delle mie caprette, per farlo.
non saprò mai se qualcuno mi ha perculata già o mi perculerà, a meno che non vada lì da lui, gli tolga il cellulare con la forza e guardi nelle sue foto, violando anch’io la sua privacy.
c’è qualcosa che non va.
di certo il mio pigiama con le caprette.

ma un augurio lo faccio ai perculatori di tutto il mondo: che vengano immortalati con l’indice nella narice durante la loro incoronazione a webstar.

A proposito di Privacy

Lasciam perdere i social network, e noi, imbecilli, che mettiamo a disposizione delle multinazionali i nostri gusti e prestiamo il fianco a possibili detrattori presenti e futuri, raccontando di noi molto più di quanto qualsiasi perfetto sconosciuto dovrebbe sapere: gusti, carattere, indole, debolezze, vizi, difetti, talloni di Achille. Mettiamo da parte anche il problema del controllo del denaro voluto dai governi (tutti), di come lo spendiamo, in quale misura e quando, di come lo guadagnamo, in quale misura e perché. Posta elettronica, sms. Cellulari, che tracciano i nostri spostamenti e registrano qualsiasi variazione di percorso: quella maledetta volta che tizio decise di suicidarsi dopo che ero andata a casa sua, per esempio. Per riconciliarmi con lui dopo la scenata del giorno prima in un ristorante del centro piena di testimoni. Lasciamo stare! I telefoni fissi, sotto controllo da prima che nascessi. Le TV via cavo, auditel particolareggiato ed esatto dei gusti della massa che mi e ci condannerà a programmi sempre più osceni, scadenti, modellati sulla sottocultura imperante.

Ma il ritiro della spazzatura porta a porta è troppo!

Non ho mai sofferto di manie di persecuzione, non mi sono mai sentita controllata, non credo nei microcip nelle scie chimiche tantomeno negli alieni. Non ho beni da proteggere e il mio conto corrente è così triste che, di me, il grande fratello o chi per lui, sa poco e niente. Anche il mio Mac, fino a pochi mesi fa pieno di immagini e e mail compromettenti, è ritornato vergine, nuovo HD e nessun problema d’intrusione!

Ma basterà darci un’occhiata rapidissima alla cassettina della spazzatura, sempre stracolma fuori dalla porta e in bella vista sulla strada, per sapere veramente tutto su di me come su chiunque altro.

Correndo tra le strade deserte di primissimo mattino so già se i miei vicini comprano birre e quali. Ma potrei anche, impegnandomi di più, indagare sul consumo pro capite del consumatore, del bevitore abituale o dell’alcolista.  Tra le vie deserte mi faccio un quadro esatto di chi mi vive accanto. Se i miei vicini fumano e cosa, se leggono quotidiani e quali, se mangiano gelati e di che marca. Se sono di destra o finto democratici. I Comunisti non si trovano nemmeno nell’indifferenziata.

Potrei scrivere un romanzo ma l’hanno già fatto. Ma agli altri? Ladri, poliziotti, stalker, amanti, mariti gelosi, mogli. Lì c’è tutto.Dalle impronte digitali al DNA. Abitudini sessuali incluse.

La spazzatura è un fatto privato. Il ritiro porta a porta, non lo so.