la lettera scarlatta

non è cambiata la mia vita, ma il modo di vederla“, e nel video Nong Nat in preghiera al Tempio, davanti ai monaci buddhisti e poi in ospedale, dove suo marito è stato ricoverato. eppure la notizia fa scalpore, dà prurito, rimbalza da una testata all’altra, suscita risatine e colpi di gomito: e dai, Elena, mica vorrai credere che una così cambi, e poi, fosse stato povero, il vecchio, allora sì, la redenzione sarebbe stata credibile.

beh, certo, questa è sicuramente una prova a suo carico, perché se il vecchio è ricco c’è sotto puzza di opportunismo, soprattutto se sei bella, thailandese, e hai passato la giovinezza a lavorare di bocca facendoti filmare da registi di film pornografici.
lei è Nong Nat, nome di battesimo Kesarin Chaichalermpol, quindi una pornostar di cui al giornalista non importa altro. se abbia avuto figli o una famiglia, per esempio, o come abbia conosciuto il marito, son dettagli superflui.

sappiamo quanto sia bella, si sa che ha trentuno anni e la pelle candida, e giacché il generatore di notizie si è premurato di corredare l’articoletto striminzito apparso sul Messaggero di ben cinque foto scollacciate, la notizia ci appare decisamente di parte soprattutto perché è da anni che non posta più sue foto hard, scritta e divulgata apposta perché i machisti italioti sparino il loro prevedibile giudizio da maschi e si sentano così più virili. e per far incazzare noi ragazze, che non ne possiamo più di vederci infilate in una categoria.
di lui, poiché a ispirare certi pezzi sono generatori di notizie, con sede a Milano o Huston, pagati 50 centesimi ogni 800 parole, di lui, il generoso marito, si sa che è americano, architetto, miliardario e ha settant’anni.

la voce elettronica su Youtube ci tiene a sottolineare che non soltanto lui le paga alberghi a cinque stelle, ma le ha già lasciato il 50% del patrimonio.

e se anche fosse?
se questi soldi e questa fortuna fossero il premio per aver lavorato al servizio del godimento altrui per tanti anni?
che cosa c’è di più letterario del riccastro che sposa la sex worker?
e perché piangere di commozione su Pretty Woman una volta l’anno e storcere il naso sulla fiaba di Nong Nat finalmente libera e soprattutto ricca?

perché lei è reale e noi siamo realmente crudeli.
perché i commenti più cattivi arrivano da maschi increduli e da donne scettiche.
perché pornostar e fortunata assieme è troppo.
perché se nasci puttana puttana muori.
perché la felicità altrui ci disturba e non possiamo fare a meno di insozzarla con il nostro scetticismo.
io le credo perché soltanto un buddhista sa quanto si paghi rapidamente la menzogna, ed io sono convertita da 27 anni.
inoltre le credo perché è bella. e perché godere della felicità altrui è il solo modo per accumulare ricchezze.

FALLOplastiche

e mentre l’editoria decide di accorciare, distillando romanzi moderni con tanto di bene placet dell’autore affamato dalle vendite ormai magrissime in libreria, eliminando dal plot le parti più interessanti per il lettore forte: digressioni e descrizioni dei personaggi, figure minori e flash back, in chirurgia si allungano cazzi. (gugolate pure se v’interessa l’argomento)
e scusate se li chiamo con il loro nome e non “peni” o “membri”, come il perbenismo di facciata degli ultimi anni suggerisce di chiamarli.

che tristezza.
tra sbiancamenti anali, Viagra e piselloplastiche sarà sempre più difficile mantenere vivo, nei confronti del maschio il più delle volte (ma per fortuna non sempre) egoista e disattento, l’unico sentimento che ancora mi lega al genere: la tenerezza.

dove troverò più i miei maschi perdenti da consolare, risollevare e aiutare?
il loro girare attorno alla faccenda perché quell’incontro nell’alberghetto sul mare non avvenga?
dove si andranno a ficcare tra tanti machi dal cazzo superdotato, quelli che da una donna sognano carezze materne e non performance da pornostar?
dove si rifugeranno quelli che preferiscono una bella cena in compagnia che una serata di scortico?

il sesso vuole avvicinare la perfezione della pornografia mentre io continuo ad amare l’imperfezione della natura.
Penso a G. il protagonista dell’ultimo racconto di Pioggia Dorata, e penso a quel finale probabilmente inutile.
mi domando se c’è ancora in giro qualcuno che la pensa come me. o se non valga la pena iniziare a scrivere penosi Romance.

contiamo meno di niente. noi donne.

già viviamo in una società dove dire o scrivere “noi donne” fa innervosire alcune che tutto vorrebbero fuorché “immischiarsi” con le colleghe femmine, almeno così urlano a gran voce su #twitter dal profilo da amazzone e con la bocca a culo di gallina, dimentiche del DNA comune, della storia, della resistenza delle bisnonne, di un inconscio collettivo fatto di baci, guerre, botte, dolcetti casalinghi e borsa nera, ma bloccare e censurare qualsiasi pratica sessuale non preveda il ruolo dominante del maschio mi pare eccessivo.

ieri FB ha censurato un articolo, questo, http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/culturalmente-culo-nuova-fica-dopo-chiappe-kim-93782.htm?ref=nf, non farò come i giornalisti che hanno poco da dire e non riassumerò il contenuto del pezzo. ho poco spazio.
dico però, o meglio deduco, che qualche fan della posizione del missionario si è subito dato da fare: ma come?, Cameron vieta perfino il “face sitting” o lo spanking e io devo sorbirmi l’immagine di una bella figa che per di più non sembra una pornostar ma anzi pare la ragazza della porta accanto che si fa leccare il culo da un bel maschio? un maschio che sta in ginocchio?
ma siamo matti?
lei in posizione dominante?
lei che decide dove farsi sollazzare e che gli guida la testa con la mano spingendola tra le sue mezze lune profumate d’impudicizia?
invece, l’isola dei famosi è un talent da fare vedere ai bimbi.
ma anche le decine di cani martoriati, per non parlare delle teste mozzate dai terroristi dell’Isis quelle sono immagini edificanti da mostrare su FB.
vero?

su FB è utile e consigliato sorbirsi l’imbecillità altrui ma dire che “il culo è la nuova fica”, sicuramente fa trasalire i cattolici di mezza penisola che “non lo fo per amor mio ma per far piacere a dio”.
e spero capirete che non saranno mai i romanzetti rosa sul sadomaso a ridarci la libertà, quelli la tolgono a me, che ho “sei storie amare” in attesa di una pubblicazione impossibile, a tutti coloro che il sesso lo scrivono sulla pelle, non sul raso rosa della censura.
non passerà mai la mia bella manager che infila carote nelle buie cavità dei suoi bei maschietti ventenni. espressamente da me immaginati forti, virili, puzzolenti di birra, comunisti e gentili e dolcissimi e malleabili e capaci di piangere.
non bastano tutte le donne uccise per capire che il maschio va tolto dal suo vecchio ruolo dominante. che gli va ridato il piacere lento della saliva, del bacio e della carezza e non quello violento e urlato della prestazione da pornodivo.
la censura passerà la giuliva top model alle prese con una gara di cucina messa in ginocchio dallo Chef.
perché così ci vuole il mercato, senza sorprese, con un’espressione disumana e un po’ cretina sulla faccia.

(p.s. alla truppa di ragazzi in costume che ieri, causa l’articolo in questione mi hanno domandato l’amicizia: sono sposata e fedele, il fatto che scriva sempre ciò che penso non vuol dire che faccia sempre ciò che voglio).