rosa è femmina

ogni tanto faccio esperimenti. mi servono per capire come mai neghiate così fortemente ci sia oggi un  problema di conflitto tra i generi, e perché tra tanti battutisti del sesso, ce ne siano in definitiva pochi che passano dalle parole ai fatti. stando almeno alle infinite lagnanze delle amiche, perché io ho già dato  e il risultato è tutto scritto qui https://www.amazon.it/Justine-2-0-cuore-soltanto-muscolo/dp/8897879071/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1468909884&sr=1-2. quindi tutto fumo e niente arrosto, molti molti DM (direct message), troppi, noiosi. tipo il tizio che ieri si ostinava a immaginare il mio “lato b” (con me è proibito chiamarlo così), in un paio di short da quindicenne. e poi un oceano di emoticon che soltanto per aprire Messenger mi ci vuole un’ora e mezzora per domandarmi cosa mai vi spinge e rispondere con emoticon a quesiti importanti.

quindi ho provato a fare qualche battuta a proposito di pornografia. del tipo: quando in fila al supermercato apro il navigatore e sono sulla pagina di youporn; o che mentre voi maschi vi facevate le seghe su Vestro io rubavo giornaletti in edicola. apriti cielo! una sollevazione popolare, il perbenista italico che per tradizione vuole la pornografia appartenere al proprio ambito, nonostante siamo sempre noi le protagoniste, scopre che è appannaggio anche di noi donne. sorpresi manco mi aveste vista camminare sulle acque agganciata  alla vita sottile di un bellissimo africano, anzi due, che così vi rode di più. insomma a noi toccano gli articolini della sessuologa, i consigli dello psichiatra, la lezione del cuoco, gli orocopi dell’oroscopista, le storie d’amore di Confidenze e a voi la meraviglia delle donnine nude.

in effetti mi par ieri che quando noi si chiedeva il divorzio, ben protette da uno stuolo di avvocati, ci veniva negata perfino la possibilità di vedere i figli. mi pare evidente vi meritiate le cinquanta sfumature anziché l’ironica analisi di ciò che ci spinge oltre http://www.anobii.com/books/Pioggia_dorata/9788890973161/01feae04956cff7a2d, di ciò che pensiamo ma non diciamo, del perbenismo ignorante che vi frena, di ciò che invece facciamo e subito rimuoviamo, di ciò che soprattutto ci proibiamo anche di sognare, e che crea dolore, e frustrazione, e poi il bisogno assurdo di fagliela pagare.

ANAL-fabetismi

non in grado di comprendere il senso compiuto di una frase, e soltanto per propria volontà intendiamoci, perché la conoscenza è ormai alla portata di chiunque, i nuovi analfabeti non leggono mai ciò che scrivo di loro; e se è per questo neppure il mio ex marito, né sua madre o suo fratello, non perché analfabeti ma narcisisti; come l’altro nutrito gruppo di “non lettori di post altrui” di cui posso dire il peggio senza che se ne accorgano, critici e scrittori troppo impegnati a spostare le meteore impazzite del proprio microscopico sistema solare per accorgersi dell’esistenza di altre nebulose.

e così m’ignorano anche le decine di profili, cui ho purtroppo restituito il favore su twitter, di cui leggo la quotidiana e insensata pubblicità al culo altrui, e che speravo avrebbero avuto un briciolo di curiosità per sei racconti sul pissing (http://www.ibs.it/code/9788890973161/bibolotti-elena/pioggia-dorata.html).
e invece no.
perché al di là delle figure non vanno, e allora si spiega, senza mettere in discussione taluni talenti, il successo che oggi incontrano i fumettisti di cui tra l’altro sarà pieno il Salone del Libro di prossima apertura a Torino.

comunque non so a che cosa vi serva questo lurido scambio di figurine sconce, questo mercanteggiare di labbra e sfinteri altrui che fate sui social e scambiate per eros. e continuo a non capire perché prendiate a prestito organi sessuali di gente ignota per raccontarci il vostro disagio: economico, fisico, emotivo.
perché francamente, e insisto, soltanto chi vive un profondo disagio con se stesso e il proprio corpo, ma anche con la storia, può pensare di trovare on line qualcosa che non sia una superficiale amicizia e un po’ di cazzeggio, o qualche telefonata con l’amica che si finge interessata alla nostra carriera e ci fa anche perdere tempo, e minuti telefonici.

l’eros è moto a luogo

lecco, graffio… l’ano, la figa, che viene meglio se scritta con la “c”. ecco, tutto ciò per me non ha alcun senso accanto a uno pseudonimo. certo non farebbe ridere se appartenesse a una biografia con nome e cognome e con tanto di foto della ragazza, o del ragazzo, o del maturo maschio barbuto, o del magro intellettuale che come estrema ratio si dà ai social per evitare l’uso di Viagra.

insomma un conto è raccontare l’eros a viso scoperto, mettendoci la faccia, dovendo discutere ogni volta con la propria madre sull’opportunità di farlo o meno, perché poi quei quattro imbecilli che ti tagliano gli abiti addosso nemmeno l’hanno letto il romanzo e parlano a vanvera. facile invece fare i disinibiti scrivendo due o tre frasi piccanti travestendosi da ninfette, lasciando fuori marito e parenti, delegando la responsabilità di ciò che si scrive a un account anonimo.

comunque ribadiamo un concetto, eros non è pornografia https://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2016/01/28/un-intervista-con-elena-bibolotti/, ma tutto ciò che spinge due persone a incontrarsi. l’eros è un moto a luogo,  un percorso che non dà mai niente di scontato perché fatto di turbamenti interiori sempre diversi, di perdite di tempo, deviazioni dal percorso originario, lutti, miracoli e perché no, stranezze.

la vita di ognuno racconta l’eros, anche quello negato e rimosso. ma se a farlo è un uomo è un’altra cosa, sempre. tutto ciò che dice o fa un uomo, ancora oggi, assume un aspetto autorevole. e in fondo, a pensarci bene, non fu forse anche a causa della possibilità di avere orgasmi multipli che ci mandarono al rogo? non  è stato a causa del ciclo mensile e dei nostri ormoni (impazziti) che ci hanno impedito per secoli di ricoprire ruoli istituzionali perché non in grado di essere equilibrate? e non sarà a causa di qualche breve disanima dell’eros che infileranno ogni mia storia nel “genere”?

 

ho sognato Murakami

stanotte la mia selvaggia mi ha fatto passare la notte in bianco, capita, nonostante sappia che qui sa dove andare e non di certo sulla strada. ma l’amo proprio perché è così, cacciatrice, autonoma e forte. così ho sognato a puntate. e quando si sogna a puntate si ricorda. cosa che io non voglio. così mi sono dibattuta tra l’incubo della ricerca del pusher, in questo paese di merda che autorizza Renzi a farsi gli aerei e i viaggi a nostre spese ma non la legalizzazione della cannabis, e il sogno della mia nuova attrezzatura da corsa.

così ho deciso. Mizuno siano!, come Murakami suggerisce, scrittore di cui sto rapidamente approfondendo la conoscenza ma senza troppo entusiasmo, nella remota speranza che mi venga il guizzo orrendo di scrivere anch’io storie così garbate e commerciali, con tante tante tante tante descrizioni oni oni oni, che fanno sbrodolare le casalinghe letterate cui sembra di capire meglio una storia anche quando la storia non c’è, basta citare le marche degli abiti indossati dai protagonisti a dar loro la certezza di trovarci del reale. come se il reale fosse importante. manca solo il cartellino del prezzo.

comunque. pazienza. cazzi loro.

tra un incubo e l’altro mi domando come sarà la distribuzione di “Pioggia dorata“, mentre faccio la conta delle librerie che sono rimaste soddisfatte delle vendite di Justine 2.0. sicuramente quelle che mi hanno tenuta in scaffale, e come quella di Termini ne ho almeno altre tre. poi c’è Amazon.

è dura la vita per chi non fa passaggi in TV. mio cugino Almo dopo Masterchef pubblica ricette di cucina per Mondadori, anche se Mondadori non pubblica più certa roba che scotta. perché la vita è doppiamente dura per chi racconta l’ipocrisia di un’Italia che ci vuole Milf, cougar, puttane non puttane, sante ma non troppo, che va soltanto per anglicismi, che scrive ma non legge, che fa indigestione di pornografia ma che non ama parlare sul serio di amore estremo. come non ammette di essere per una buona percentuale alcolista .

ciao, e buona giornata. e ricordate di leggere prima di mettervi a scrivere.