Manzoni

ogni tanto, sulle pagine FB di amanti della letteratura (o presunti tali) e sugli altri social, qualcuno scrive quanto Manzoni gli faccia schifo, lo annoi, lo trovi razzista perché non c’è un nero uno nei Promessi sposi; omofobo, perché non ci sono gay; certamente baciapile, moralista e perbenista e nonostante Don Abbondio.

ve lo giuro, c’è chi scrive certi obbrobri e la passa liscia.

bene. ora io comprendo che avere la possibilità di digitare qualsivoglia minchiata (minchiata: tutto ciò che non si basa su una lettura critica del testo; giudizio basato sul semplice gusto personale, ossia campato in aria, che ha lo stesso peso di quello del mio salumaio sui film di Lars Von Trier),  ecco, capisco che sfogare finalmente il vostro odio verso lo scomparso poeta, vi faccia dire un mucchio di sciocchezze che non pensate nemmeno e semplicemente per contraddire l’interlocutore, o perché, fatto salvo il tedio provato da adolescenti, non ricordate più un cazzo del testo in questione, ma arrivare a scrivere che Manzoni è uno sborone perché vuol dimostrare al pubblico di essere un dotto… ecco, affermare che andrebbe “tagliato” e farlo col gusto di uno che trascorre su twitter la metà della propria vita, be’.

siete così presi dall’anti meritocratico “uno vale uno”, così spalleggiati dal populista anti pensiero e così aggressivi verso chiunque studi, che non vi vergognate neppure un po’ di promuovere l’anticultura fascista pur dichiarandovi di sinistra. perché così si chiama chi, anziché porsi il dubbio di essere indietro con gli studi, anziché cercare di  capire le ragioni per cui dei coglioni (tanti) scrivono ancor oggi saggi su Manzoni o come mai si organizzino gruppi di lettura su I Promessi sposi, abbatte l’accetta del proprio giudizio striminzito su qualsiasi cosa sia la nostra storia comune.

ma credo che ciò faccia parte del disegno di impoverimento culturale verso cui stiamo precipitando. e se vi sentite offesi per le mie parole, perché sapete che son rivolte a voi, sappiate anche che io mi sono sentita offesa dalle vostre, giacché “personalmente”, ma seguita da una nutrita schiera di esperti, trovo I Promessi sposi un testo infinito, un romanzo esemplare sul nostro valore e sulla nostra vile italianità.

potete affermare che è un testo che vi fa schifo? certo, siete liberi anche di urlarlo, ma poiché è un giudizio di pancia, non supportato da nulla, non oggettivo, poiché “quella che chiamiamo opera d’arte o opera creativa è la creazione dell’individuo-artista; è cioè il prodotto di un individuo che ha vissuto e vive nel suo tempo e nel suo spazio, che è soggetto di storia e oggetto della storia”, il vostro giudizio resterà del tutto ininfluente, per me lettera morta.

perché certamente una mosca amerà la merda.

ecco cosa penso del vostro giudizio soggettivo.

qui il mio trasgressivo Pioggia Dorata

qui Conversazioni sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi)

asfissia intellettuale

non posso giustificare che nel 2017 ci sia ancora chi pensi all’hashish come a una sostanza che dà dipendenza. perfino il commissario Schiavone si fa le canne.

la mancanza di cultura, oggi, che sia scientifica o letteraria, è una questione di comodo: fai prima a domandare a me cosa vuol dire “ossimoro” piuttosto che cercarlo da solo, perché è più importante guadagnare follower su twitter facendo battute idiote scopiazzate in giro, piuttosto che essere portatore sano di buona sintassi. è più facile impedire il cammino di una legge ferma da anni come quella sulla Liberalizzazione della CANNABIS, contestata e discussa, cancellata e riscritta, facendo dichiarazioni mendaci in TV, piuttosto che informarti. 

l’ignoranza, l’incompetenza, non è dovuta oggi alla mancanza di mezzi, ma a uno strano e insopportabile orgoglio populista; tu sei giustificato a non sapere ed io devo anche stare zitto e leggere le cazzate che scrivi. io direi invece che se non sai, eviti di parlare e basta, e magari ascolti. ci sono vecchi che non sono saggi, neonati che non sono belli e pareri che non sono richiesti. se sei ignorante oggi hai gli strumenti per sapere, se continui a non farlo è perché sei pigro, quindi stupido. il mio dovere, pertanto, è comunque quello di avvertirti, non posso lasciarti libero di spandere imbecillità in giro.

i romanzi?, quelli fuori copyright li scarichi gratis si Internet, gli altri li trovi ai mercatini a un euro; due settimane fa ho comprato dieci BUR tascabili con copertina in pelle rossa a 1 euro; l’opera omnia di Gary, invece, l’ho comprata a rate in libreria, perché 14,00 euro al mese, giacché li spendi per parrucchiere, estetista, cinema, cellulare, birre e intimissimi, li puoi anche tirare fuori per un cazzo di libro. ed esistono anche luoghi chiamati BIBLIOTECHE.

 

 

Maestri

quando avrò il costume entrerò in parte. così dicevamo da ragazze, in Accademia, quando proprio non riuscivamo in un ruolo.
ma non è così. si è in parte anche senza costume né scena, dipende dal talento, dallo studio e dalla capacità mimetica di ognuno.
il vecchio saggio afferma: stai con gli ospiti come stessi in casa da solo e stai da solo come avessi ospiti.
la casalinga di Ardea, invece, dice: uso il congiuntivo e gli accenti giusti quando scrivo un romanzo, non quando commento su un blog o quando sto a casa rilassata con un amico.
giuro, lo ha affermato ieri una che si è offesa a morte per la mia, nemmeno diretta, provocazione.

ebbene sì, sono in grado di creare scompiglio pure qui su wordpress. luogo quieto per eccellenza.

ed ecco spiegata la differenza tra il professionista e il dopolavorista. che il dopolavorista usa l’arte per divertirsi e misurarsi con qualcosa che non sia il cartellino da far timbrare al collega, il professionista ne è ossessionato. il dopolavorista usa la pancia per scrivere, e normalmente ne vengono fuori flautolenze, il professionista sublima. il dopolavorista non tollera le provocazioni, il professionista vive soltanto di queste. il dopolavorista è permaloso, il professionista è felice di prenderne di santa ragione per migliorare. paga perfino le Agenzie letterarie. il dopolavorista non ritiene che la formazione sia importante per il lavoro, normalmente in Italia si assume per parentele, il professionista s’indebita per studiare.
perché non è vero che la Cultura si fa per lo più fuori dalle università, come dice l’esperto Fabio Volo, quello si chiama “culo”.

puoi leggermi qui 

semplicità

l’ignoranza vuole e urla sui social, figlia del populismo dell’ultima ora, che è la semplicità a rendere tutto comprensibile, commestibile, masticabile, emozionante.
una scrittura semplice può dire spesso cose complesse, assai più complesse che un linguaggio pomposo e pieno di subordinate, magari un po’ manierista.
perché semplice non vuol dire povero. semplice significa: costituito da un solo elemento.
e se questo elemento fosse il concetto di dio?, o quello di amore?, o quello di male?
vi pare semplice spiegare il male? dovremmo comunque arrampicarci sugli specchi, usare metafore e fare paragoni.

la semplicità è esaltata da chi non è in grado di comprendere concetti complessi e batte i piedi sul terreno della pochezza perché in diritto di avere spiegazioni.
e se queste spiegazioni semplici comunque non gli bastassero? se dovessimo rendere ancora più poveri concetti già in definitiva semplici? se dovessimo trovarci a svilire rendendo privo di mistero un concetto come l’amore?
abbiamo tradotto le preghiere e non è servito a niente.