è colpa tua

c’era la mamma di un mio amico, ovviamente madre di quattro maschi, che quando una di noi finiva tra le grinfie del gruppo e tornava a casa dopo averle prese, o peggio ancora dopo essersi dovuta togliere le loro mani di dosso, diceva ridendo tra i denti sghembi, con sadico divertimento: “puttana, è colpa tua! così impari a fartela con i maschi”.

ci sono Giudici, perché i Giudici sono sempre stati maschi, nonostante tal Ludovico Mortara nel 1911 abbia eliminato l’obbligo alla verginità della donna, che fino agli anni 70 hanno ritenuto la violenza sessuale un invito della donna al maschio, e l’adulterio un reato soltanto femminile. e ricordo  vieppiù alle “pisello dipendenti” che per qualche retweet mostrano i gioielli a un manipolo di sconosciuti, che i disegni di legge del 1968 sull’abrogazione delle sopracitate leggi, a firma di Giuliano Vassalli, passarono sotto silenzio per due ragioni: per la brevità delle legislature e perché le leggi sul delitto d’onore NON dispiacevano all’opinione pubblica. è sempre grazie alle femministe, alle loro lotte “anacronistiche”, se le donne possono divorziare e chiedere la custodia dei figli.

comunque, grazie a ciò che pensano le neo destriste dei 140 caratteri che fanno filosofia del cazzo sul fatto che il femminismo sia senza senso, siamo sempre al “è colpa tua”, o al “non diritti non di genere”, o all’ancora più ridicolo “anche i maschi son morti per ridarci i diritti”. ancora,  nel 2016 e nonostante il numero delle donne laureate,  i C.d.A. sono composti per la maggior parte da pisello muniti, e noi donne siamo ancora lì a portare il caffè ai capi, siamo ancora alle quote rosa, e al “lei resti a casa a fare la mamma” anziché candidarsi Sindaca.

il disprezzo per le altre donne e la mancanza di sorellanza è espresso ogni giorno da tweet infamanti che vedono la lotta femminista come cosa inutile, o peggio  una “lagnanza” la richiesta del rispetto dei nostri diritti.

un po’ di ripasso di storia, anziché stare all day long ad accumulare follower sarebbe auspicato. o magari il silenzio su ciò che non si conosce, o perché no, delle scuse sincere.

pisellodipendenti

ce la faccio amò?
dove vado amò?
salgo amò?
o devo da scenne amò?
oddio quanta tenerezza. e quanto sarebbe bello se fosse così, se in nome dei piatti lavati e dei calzini raccattati e dei guasti emendati, loro, gli uomini, fossero veramente un sostegno per noi.
ma ci vuole esperienza per sapere che non è così. e ci vuole testa per convincersi che l’amore è una partita a due che non vuole vantaggi.

lo so che dovrei stare sul pezzo perché ieri sera è morto il Maestro Ettore Scola, ma non credo di avere niente da aggiungere, io, alla carriera di un gigante. tra l’altro ci sono già orde di account che, edotti o meno sul personaggio, stanno spandendo lacrime social, e critiche infondate, dopo aver strenuamente difeso Zalone a la sua arte cinematografica.

pertanto oggi mi dedicherò alle pisellodipendenti, o fallocrati, donne insomma, laureate o meno non importa, che in qualsiasi situazione si trovino, in alto mare, sulla neve, in barca o in ufficio, preferiscono dare ascolto alle parole di un uomo piuttosto che a quelle di una donna. perfino in ospedale, se la donna è medico e il maschio in questione un portantino, daranno più credito alle parole del tizio in possesso di proboscide.

qualche giorno fa, una signora dal nickname conturbante, è venuta ad azzuffarsi in TL con me per un tweet su certe fragilità femminili a mio avviso eccessivamente pubblicizzate, concludendo che io non amo né gli uomini né le donne.
ah!, sapesse quante lacrime.
i conti in banca prosciugati.
le sue amanti appena ventenni nel mio letto.
tutti gli errori commessi per essermi fidata di un maschio alpha.

gli uomini non sempre sono affidabili.
le donne non sempre sono distratte. molte, però continuano a cedere la responsabilità della propria esistenza a un uomo. che a me sembra un buon modo per difendersi dai propri fallimenti, piuttosto che salvaguardarsi dai propri errori.