parlare di sesso fa bene alla coppia

ecco perché non scriverò mai sulle riviste che pagano, perché devi avere la fantasia di una sasso e l’esperienza di una collegiale per mettere giù banalità di questo tenore. a parte che i settimanali farebbero meglio a riciclarli gli articoli, anziché chiamare una firma dell’editoria fuffa e pagarla pure.

alla coppia attiva, perché ce n’è tante che del sesso importa poco almeno stando alle ultime ricerche, alla coppia che freme a ogni sms, non fa bene parlare di sesso ma fa bene farlo. una volta ben collaudati, farlo con partner diversi… scusate…

… scusatemi no, veramente, sto digitando cose di cui non me ne frega niente, giacché ho bruciore di stomaco da ieri, dopo aver trascorso una buona ora a parlare con un’amica scrittrice della misoginia editoriale, del fatto che  in Italia se scrivi una minchioneria qualunque e hai la barba ti pubblica la major, ma se sei femmina non basta tu scriva come Mansfield, ma che abbia grossi appoggi o grossi soldi o grosse tette (quelle vanno messe  in copertina e su IG).

qualcuno potrebbe obiettare che stiamo vincendo premi a tutto spiano. e se io replicassi che questo a casa mia si chiama PinkWashing, ossia un contentino politico alla categoria, qualcuna potrebbe accusare me di essere invidiosa e misogina.  che io pensi non ci sia differenza tra i nostri tecnici dell’editoria e il sovranismo dell’oligarca russo, non avrà alcun peso sul destino della letteratura.

anzi, è il fatto che io sia dotata di pensiero che non avrà alcun peso.

qui Pioggia Dorata

qui Conversazioni Sentimentali in Metropolitana

da oggi solo sesso

che tristezza questo mondo social. nessuno che proponga analisi, tutti che trovano ogni mattina un pretesto per selfarsi, per mostrarsi umani, corretti, per portare alta la bandiera dell’hashtag del giorno. ma sì, nessuno ha mai bullizzato nessuno per come veste, mai fatto commenti ignobili sull’amica, sulla scrittrice rivale, sull’amante del marito; tutte femministe inclusive; narratori fantastici di una società di buoni sentimenti. poi domandi loro una sinossi e non sanno cosa sia, poi contrasti il loro pensiero e ti azzannano.

ma d’altra parte, se Marione (vignettista volgare, discusso, scorretto) insegnerà educazione civica nelle scuole romane, perché dovremmo scandalizzarci per un giornalista che scrive una lettera a Salvini indubbiamente brutta, sciatta, volgare?

la sciatteria è ovunque. anche nei romanzi Rizzoli. e il problema del #Paese non dovrebbe essere chi l’ha fatta più grossa, se il figlio di #Grillo con la sospetta violenza sessuale di gruppo su una modella ventenne, o il figlio di Salvini sulla moto d’acqua. il problema è che i nostri Ministri devono piantarla di stare sui #social e lavorare per portarci fuori dalla crisi.

perché se le nostre casalinghe incensurate sono costrette per debiti a tentare rapine e a rubare, il problema non sarà soltanto #Salvini, il problema saremo noi. nel frattempo, direi che scrivere solo di sesso mi pare già una soluzione.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui Pioggia Dorata

 

 

io sono bella

è il titolo del nuovo album (assi interessante) di Emma Marrone, che parla di autostima, del volersi bene anche se non siamo come i social ci vogliono, e come ci vorrebbe il pubblico e il fidanzato e il padre e che palle siete tutti quanti.

ma ammettendo pure che un giorno si riuscirà a venir fuori dalla dipendenza dalle app di ringiovanimento e dalle punturine vitaminizzanti, mi domando come mai nel 2019, a pochi passi dall’ecatombe dell’umanità (o della sua dissipazione, come vorrebbe, e giustamente, Guido Morselli), a pochi mesi dell’epifania climatica, mi domando come mai ci sia ancora qualche imbecille che ci misura il giro vita e donne che lo prendono sul serio. 

una Ministra scelta per competenze e serietà è raggiunta dagli insulti sessisti di Daniele Capezzone, personaggio comparsa della politica italiana, chiamiamolo piuttosto un disturbo, cresciuto in seno ai radicali e passato a stipendio dal Cavaliere come spin doctor. e questo dovrebbe scalfirla? abbatterla?

be’, forse sì, se continuiamo a dare importanza a certe merde galattiche. perché talvolta penso che la pezza dei social sia peggio del buco, che la classe sta nel sorvolare, che in definitiva dell’età della moglie di Macron non mi sarei neppure accorta non me avessero fatto notare i social, i giornali, Feltri.

ecco. purtroppo per certe nullità uno shitstom è manna dal cielo.

in attesa di gennaio e del mio nuovo romanzo sulla manipolazione relazionale, trovate qui Conversazioni sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi) e qui Pioggia Dorata

la bimba su Instagram

orecchini vistosi, smalto rosso fuoco a mani e piedi, due pezzi sgambato e incedere da modella arrogante.

ma non sono le sue mille pose da sirena a impensierirmi, anche io a 5 anni mi piantavo ore davanti allo specchio, è la preoccupazione nel suo sguardo da bambina a rendere chiaro il mio futuro incerto, l’ansia per uno scatto perfetto da postare su Instagram.

qui Pioggia Dorata

qui Conversazioni sentimentali in metropolitana

 

Manzoni

ogni tanto, sulle pagine FB di amanti della letteratura (o presunti tali) e sugli altri social, qualcuno scrive quanto Manzoni gli faccia schifo, lo annoi, lo trovi razzista perché non c’è un nero uno nei Promessi sposi; omofobo, perché non ci sono gay; certamente baciapile, moralista e perbenista e nonostante Don Abbondio.

ve lo giuro, c’è chi scrive certi obbrobri e la passa liscia.

bene. ora io comprendo che avere la possibilità di digitare qualsivoglia minchiata (minchiata: tutto ciò che non si basa su una lettura critica del testo; giudizio basato sul semplice gusto personale, ossia campato in aria, che ha lo stesso peso di quello del mio salumaio sui film di Lars Von Trier),  ecco, capisco che sfogare finalmente il vostro odio verso lo scomparso poeta, vi faccia dire un mucchio di sciocchezze che non pensate nemmeno e semplicemente per contraddire l’interlocutore, o perché, fatto salvo il tedio provato da adolescenti, non ricordate più un cazzo del testo in questione, ma arrivare a scrivere che Manzoni è uno sborone perché vuol dimostrare al pubblico di essere un dotto… ecco, affermare che andrebbe “tagliato” e farlo col gusto di uno che trascorre su twitter la metà della propria vita, be’.

siete così presi dall’anti meritocratico “uno vale uno”, così spalleggiati dal populista anti pensiero e così aggressivi verso chiunque studi, che non vi vergognate neppure un po’ di promuovere l’anticultura fascista pur dichiarandovi di sinistra. perché così si chiama chi, anziché porsi il dubbio di essere indietro con gli studi, anziché cercare di  capire le ragioni per cui dei coglioni (tanti) scrivono ancor oggi saggi su Manzoni o come mai si organizzino gruppi di lettura su I Promessi sposi, abbatte l’accetta del proprio giudizio striminzito su qualsiasi cosa sia la nostra storia comune.

ma credo che ciò faccia parte del disegno di impoverimento culturale verso cui stiamo precipitando. e se vi sentite offesi per le mie parole, perché sapete che son rivolte a voi, sappiate anche che io mi sono sentita offesa dalle vostre, giacché “personalmente”, ma seguita da una nutrita schiera di esperti, trovo I Promessi sposi un testo infinito, un romanzo esemplare sul nostro valore e sulla nostra vile italianità.

potete affermare che è un testo che vi fa schifo? certo, siete liberi anche di urlarlo, ma poiché è un giudizio di pancia, non supportato da nulla, non oggettivo, poiché “quella che chiamiamo opera d’arte o opera creativa è la creazione dell’individuo-artista; è cioè il prodotto di un individuo che ha vissuto e vive nel suo tempo e nel suo spazio, che è soggetto di storia e oggetto della storia”, il vostro giudizio resterà del tutto ininfluente, per me lettera morta.

perché certamente una mosca amerà la merda.

ecco cosa penso del vostro giudizio soggettivo.

qui il mio trasgressivo Pioggia Dorata

qui Conversazioni sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi)