è una donna chiacchierata

perché in questo caso si usa il verbo in forma transitiva? perché anche la responsabilità del pettegolezzo cada su chi lo provoca. se su FB scrivo “quando ti fai un ditalino e non sai a chi raccontarlo apri un account anonimo“, è soltanto mia la responsabilità di ciò che digito, sono io che mi faccio chiacchierare, e poco importa se oltre questo vi racconto l’opera omnia di McEwan e Gary, ciò che conta è soltanto la mia sfacciataggine.

tanto sono nata sotto il segno del “chi se ne fotte”, non ho bisogno di account anonimi né di scrivere le mie storie sporche sotto pseudonimo. però, giuro, era dal 1977 che non sentivo una puttanata del genere: è una donna chiacchierata!, è una donna chiacchierata perché le hanno intestato le polizze vita. cazzarola!, dovrebbe essere casomai una Sindaca disonesta, no? che si è fatta corrompere!, in caso l’inciucio risultasse credibile. ma non è di polizze vita che voglio dibattere, (né della Raggi che NON ho votato), e neanche voi che siete più che altro in attesa di soddisfare certi pruriti dopo la Messa, ma del fatto che se una donna ha la sfortuna di nascere piacente, non si riesca proprio a collocarla mentalmente nel luogo che le compete, in questo caso in Campidoglio, ma soltanto a letto, e da donne, soprattutto.

capitato mai con una bella dottoressa?, in ospedale?, di pensare malignamente: chissà questa che ce l’ha messa qui?, no?, sicurissimi? giurin giurello croce sul petto e che l’angelo vi fulmini?, nemmeno con la Professoressa di filologia romanza, di filosofia comparata, di lettere antiche?, sì, qualche volta succede che ci sia un marito sfortunatamente collega o capo, ma in quel caso, più che chiacchierare sarebbe opportuno fare i bravi cittadini e andare dal Rettore a denunciare il fatto, le leggi anti “parente” esistono, allora usiamole, anziché adagiarci sulle nostre chiacchiere.
il fatto è che  siamo ancora scimmiette, ci piace molto fare chiacchiere. ci piace perché ci consente di innalzarci pubblicamente sopra altri, e anziché farlo grazie alla nostra forza, ci facciamo belli con la debolezza altrui.

sono una donna chiacchierata, e dio sa quanto mi piace.

qui trovate i miei romanzi chiacchierati. (presto in ebook)

qui la pagina FB

non rimane

l’amarezza di aver speso una giornata intera per incontrarti, di non aver dato retta a chi mi diceva che eri una piccola insignificante cercatrice di retweet e inseguitrice di twitstar.
si cerca l’amore, si cerca la fede, un lavoro, si cerca un amico con cui parlare, non un retweet.
esiste un mondo intero che nemmeno sa cosa sia un retweet.
esiste un mondo che ha ben altri pensieri. che si occupa di questioni vitali. che lotta per far valere i propri diritti, che scende in Piazza, che legge i giornali, che discute di politica, che compra libri, li legge, e in più ne trae giovamento.
esiste un mondo dove conta la sintassi, il curriculum, la vita vera.
esiste una realtà dove è importante soltanto ciò che sei, non ciò che avresti voluto essere.
c’è una realtà, fuori da lì, che non fa del pettegolezzo una ragione per stare al mondo. che non parla male di chi non conosce. c’è un mondo dove il numero di follower non conta niente.
e il fatto che qualcuno perda tempo a parlar male di me non mi lusinga, purtroppo.

siamo miseri pezzetti di umanità di cui resterà poco e niente. di cui forse, alla resa dei conti, si valuteranno azioni buone e pensieri compassionevoli.
il livore fa male soltanto a chi ce l’ha. e si vede tutto, nelle pieghe amare della bocca della tua ultima PIC ritoccata con photoshop.