ancelle all’Europarlamento

non è colpa della deputata Irene Tinagli se per secoli la richiesta di vedere realizzati i diritti delle donne è stata considerata una ROTTURA DI SCATOLE dagli uomini al Governo. ma anche dai papà, dai fratelli dai mariti.
certo a me fa molta molta impressione che una eurodeputata giovane e laureata parli in questi termini delle istanze femminili, così come ho potuto sentire ieri 6 maggio 2020  durante la puntata di Otto e Mezzo. io son saltata dal divano ma anche la Gruber non gliel’ha lasciata passare: non è una “rottura di scatole” la richiesta della realizzazione di un diritto.

ecco perché chiudono le Case delle Donne, forse, i centri antiviolenza, immagino, perché l’aborto non è più un diritto. se ROMPERE LE SCATOLE è l’unico termine che viene in mente alla eurodeputata per parlare in TV di una richiesta lecita, ossia l’affidamento di ruoli decisionali e di spicco nei Comitati antivirus, allora siamo messe veramente male. allora ci meritiamo Arcuri che fa battute con la giornalista soltanto perché donna.

immagino le ancelle al Parlamento che in punta di piedi, e se proprio non disturbano, bussano con leggeri  tocchi alla porta del mega maschio e chiedono permesso prima di entrare; chinano il capo per domandare; baciano l’anello per ringraziare.

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pop corn

qualche giorno fa affermavo quanto l’atteggiamento di Renzi fosse deplorevole, e lo penso ancor oggi: un ex Presidente del Consiglio, e Senatore, deve rispettare anche la forma, e questa è d’obbligo quando ricopri certe cariche e prendi certi stupendi e sei lì come rappresentante del tuo elettorato. ma Renzi è quello che è: non ha ascoltato la base, gli elettori che gli chiedevano il rispetto verso i risparmiatori, la difesa dei pensionati, del lavoro, delle famiglie strozzate dagli interessi di Equitalia, di certi articoli della Costituzione che non andavano cambiati.

non si può accettare di farsi governare da gente che non è nemmeno in grado di dire parola su una strage terrificante come quella di ieri a Gerusalemme, che probabilmente neppure sa dove si trovi Gerusalemme, che parla di galera per gli evasori quando le galere sono al collasso, di respingimenti degli immigrati, di provvedimenti che non si conciliano tra loro, che sottopongono un “contratto di Governo” anziché un “Programma”: il programma puoi cambiarlo, un contratto no, un programma puoi rimetterlo in discussione, un contratto no.

non si tratta di volere il male del Paese, come commenta una tizia che mi dicono abbia militato ovunque le promettessero poltrone, si tratta di una flebile speranza, che il Paese si risvegli, che capisca quanto sia folle far governare l’Italia alla Casaleggio SpA e alla Lega, che in quanto a furti e ruberie non sta meglio del PD e in più è xenofoba.

qui il mio ultimo romanzo edito Castelvecchi.

le ombrelline

ormai la storia la conoscono perfino le mie gatte. il Governatore della regione Abruzzo D’Alfonso, PD, tra l’altro indagato per corruzione eccetera, assieme ad altri signori uomini, tutti PD e tutti elencati sui numerosi articoli di sdegno usciti nelle ultime ore, tengono una due giorni a Sulmona, dal titolo calzante per l’occasione: Fonderia Abruzzo, laboratorio di idee nuove e visioni per il futuro.

fa un caldo da schiattare, e in alternativa a quattro pali piantati ai lati del palco, con un bel lenzuolone bianco a fare da copertura, o a parasole acquistati in qualsiasi catena di supermercati, o a un leggero gazebo comprato al volo all’Ikea di Sulmona, (perché ce n’è una anche lì), o presso il fornitissimo Leroy Merlin, l’organizzazione sceglie di assoldare quattro ragazze che reggano gli ombrelli sulle capocce pensanti degli onorevoli maschi. ovviamente, per il PD e l’organizzazione questa è tutta una montatura, perché non si poteva fare altrimenti, come se, appunto, Sulmona fosse il deserto del Kumtagh.

quindi le discussioni su FB: colpa delle donne che hanno accettato, o colpa di chi ha avuto la brillante idea di trasformare un dibattito sul “futuro”, in una scena del passato  che invece ci parla di oggi, e del fatto che non è cambiato niente, e da ambo le parti, perché siamo sempre quelle che alla Festa dell’Unità stanno nel retropalco a girar salsicce e porchetta e son pure felici.

personalmente son stata ricattata tante volte, sia quando facevo teatro sia oggi, addirittura da un direttore di banca che doveva decidere se concedermi uno scoperto per la mia azienda. senza distribuire “colpe” in giro, perché non sono dio, credo che se la si piantasse innanzitutto di sentirci vittime e si dicesse “no” per prime, denunciando subito l’accaduto, o ricattando a nostra volta, che si tratti di palpeggiamenti o scatti di carriera o di ombrellini, inizieremmo una vera rivoluzione, perché se aspettiamo che il gran Visir capisca che farsi sventagliare da una donna è una cosa da medioevo, stiamo fresche.

non mi va di spiegarti perché voto #PD

non mi va di parlare di politica a colpi di 140 caratteri e non mi va di farlo oggi che mio marito torna da Sanremo. non mi va di spiegarti perché voto PD perché in caso dovrei confessarti che lo faccio perché non ho alternativa, e che il Movimento che tu frequenti, e involontariamente rappresenti, ragazzo dall’occhio bovino che ti ostini a trascinarmi in una discussione social in cui non voglio stare perché sei un violento, non m’interessa, perché non mi piace il suo leader, le sue regole, i suoi adepti, compreso tu che mi dai dell’autoreferenziale soltanto perché non mi va di risponderti.

qualcuno lo ha scritto anche di Murakami, che è autoreferenziale, parlando del libro l’Arte di correre, l’unico nel quale lo scrittore giapponese abbia raccontato un’esperienza personale, insieme a quello sul Jazz, credo. ah. finalmente. che figata. ho anche questo in comune con il Maestro del romanzo surreale, oltre le Mizuno; erano mesi che nessuno mi accusava di essere una che fa riferimento soltanto a se stessa perdendo contatto con la realtà esterna,  infatti non c’è una delle mie storie dove parli di me, mentre tu, che pretendi la mia attenzione a ogni costo, fai la parte di quello cui si è bruciato il cervello.

la personalità fa male a chi non ce l’ha. e nessun frequentatore di social può permettersi di dare dell’autoreferenziale all’altro, soprattutto se protetto da nickname, nessuno è immune dall’egocentrismo cronico, e da quello ipertrofico, perché il social è di default una vetrina, anche per lo schivo e il timido; stare su twitter e Facebook significa di per sé esaltare il proprio ego, raddoppiarlo, portarci dentro le proprie esperienze, cosa che, tra l’altro, faccio con gran cautela. personalmente ho soltanto due account che spesso chiudo per mesi. tu hai sicuramente almeno 10 profili aperti e chissà su quante altre piattaforme.

comunque non ti rispondo perché sono libera di farlo, perché stare sui social non può essere una condanna, e perché mi hai rotto il cazzo.

Marité e Equitalia

«ti giuro che non volevo», mi dice Marité affranta.
«ho perfino cercato su Internet: “impiegati Equitalia assassinati”».
sento l’aspirapolvere che ingoia moquette: è il filippino del giovedì.
«pensi mi sia fatta karma cattivo?».
«eh, una manciatina amica mia. dipende anche dalle intenzioni».
«ah, però non sono stata su Youporn la sera della vittoria del NO, giuro», mi rassicura Maria Teresa, la mia amica che con tre lauree fa marchette per fare la spesa.
«che poi, a proposito, li vedi come sono diventati più umani gli impiegati di Equitalia?, che prima di Natale fanno fermi e pignoramenti a mezza Italia?».

sento che smanetta al PC.
«ma li hai mai incontrati dal vivo?, sai come sono fatti?, se come noi hanno occhi, naso e bocca?, o se espellono fluidi verdastri mentre parlano di more ed esecuzioni… a volte penso siano come i vincitori al Superenalotto, esseri che esistono ma anche no. allora, come sono?», domando io, curiosa, e riprendo «ecco, Marité, potrei scrivere “vita e morte di un impiegato di Equitalia”… un’ottima idea per un noir».
Marité annuisce entusiasta.
«perché devi avere un cuore di pietra e l’anima in cantina per decidere di diventare uno strozzino, adducendo come scusa che fai il tuo dovere».
mi spara tre “sì” uno dietro l’altro, non ho mai sentito Marité così alterata. anche gli angeli delle puttane sono spariti dal suo attico ai Navigli.
«leggi qui, leggi quanto è diventata umana e vicina al cittadino Equitalia…».

leggo, resto a bocca aperta.
«quindi non è vero niente?».
«perché?, hai mai creduto che i politici facessero il nostro interesse?, che invece di mettere le mani sui grossi capitali -e ce ne sono-, continuano ad affamare le famiglie, piccoli imprenditori, liberi professionisti?, hai mai creduto in una politica così amaramente libera, che riempie le nostre città di ipermercati uccidendo i piccoli negozianti?».
c’è silenzio adesso. anche il filippino ha spento l’aspirapolvere.

«hai mai visto un elefante che vola? un deputato del PD che non abbia almeno la villa a Capalbio?, o due stipendi più vitalizio?», Marité, arrabbiata come mai l’ho vista prima.
«sei ancora in cerca della sinistra?», io, dolcemente.
«sì, speriamo nel Congresso, come dice Cacciari», ride amara, riaggancia, poi m’invia un sms: è una vita che sto sulle barricate.

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