“L’unico modo per far finire la violenza è smettere di usarla” Gino Strada

postare e rituittare è facilissimo, mettere in pratica il suggerimento di Strada pare proprio di no. il nostro è un microcosmo dove non si smette mai di combattere. gonfi di autostima procediamo armati fino ai denti perfino quando andiamo al supermarket. proviamo a dare un’occhiata allo specchio e al ghigno che mostriamo al mondo, prima di affermare che non è così. fotografiamo la bruttezza, quella che con ferocia mostriamo al vicino di carrello.

la guerra si combatte ovunque: per trovare parcheggio, al cinema, quando guardiamo con sospetto il tizio in fila che tenta di superarci, e così alle poste, o dal panettiere. durante il consiglio di classe, quando alziamo la voce perché vincano i nostri punti di vista sull’educazione del cucciolo. a calcetto. a danza, a scuola di musica: perché nostro “futuro” sia anche celebre e ricco. combattiamo con il talento altrui, anziché apprezzarlo, con la giovinezza, la bellezza e la realizzazione di chi ci sta intorno. con i follower in aumento di Tizio e Caio. miseramente, proviamo gioia, che è solo in apparenza sconforto, per chi cade in disgrazia e si leva di mezzo.

insultiamo, più che cedere il passo: per strada, su social, contro quello che sta dibattendo in TV e che ne sa sempre meno di noi. secondo noi. combattiamo con le unghie per il lavoro, per tenercelo stretto o portarlo via a qualcuno, per quella parte in teatro o per lo spot televisivo, per il provino, per la tesi di laurea, per la pubblicazione del nostro capolavoro. combattiamo contro il nostro corpo a cominciare dalle cellule, fiaccate o ribelli, pronte all’autodistruzione. combattiamo con la morte.

citiamo Maestri Zen, ci gonfiamo di hic et nunc, ma restiamo attaccati al futuro, rifiutando il normale ciclo delle stagioni, della vita, e della sconfitta naturale che è conseguenza di ogni guerra, che bisogna mettere in conto, e per una volta accogliere.

silenzio per Parigi

quando ieri notte mi è arrivato il suo messaggio stavo leggendo: tesoro, a Parigi sta succedendo il casino vero. ho pensato all’11 settembre. e quando succedono queste cose non posso far altro che accendere candele, lasciare spazio alle vittime, ai loro parenti, ai loro amici, al loro pianto che potrebbe essere anche il mio, perché in questa guerra che ci riguarda tutti si colpisce a caso, si spara a sangue freddo e ovunque, specie nei luoghi di cultura.

non posso strumentalizzare la morte per accumulare consensi, con la scusa di far parte del “tutto” non me la sento di tradurre in misera poesia le mie inutili parole. non si può ironizzare su una tragedia come questa, e non si può neppure parlare d’altro, o leggere altro. stamattina, quando ho aperto gli occhi mi sono domandata se non fosse tutto un incubo.

oggi per me è lutto. oggi scelgo il silenzio e la riflessione, non l’isteria di chi vuole mostrarsi, la tuttologia di chi vuole spiegarci come va il mondo, l’odio di chi non capisce un cazzo, la finta compassione di chi poi nel pomeriggio uscirà a far compere da Calzedonia.

lascio spazio al silenzio. l’unico che in questi casi può parlare. lo stesso che c’è per le strade silenziose della capitale francese, dove chi può non esce.

domani scenderò in Piazza anch’io. lascio questo post it soltanto per ricordare.

Gli ostaggi di Parigi siamo noi

scusate se arrivo tardi ma chi mi conosce sa che qui la televisione è sempre spenta.
ci sono i giornali.
on e off line.
almeno per i pochi non analfabeti rimasti.

sono stata tele dipendente durante gli anni ottanta, avevo il culo grosso, la faccia gonfia e mangiavo schifezze tutto il giorno nutrendomi di telenovelas.
è stato dopo un periodo di disintossicazione da un professore Rosacrociano, nella sua masseria sulla Murgia, che ogni volta che vedo la tivù sento puzza di merda di vacca.
siete pazzi.
tutti.
voi che la tenete accesa tutto il giorno avete veramente le rotelle fuori posto.

di cosa parlo?
del fatto che a guardare di continuo un cadavere non si vede più la morte.
che la nostra informazione è monotona, è vecchia, ricattata dal sistema politico.
SkyTg24 è in grado di mantenere un servizio per novanta minuti facendo scorrere sempre le stesse immagini e dicendo le stesse cose, solo cambiando ordine alle parole. e basta. sempre le stesse: GIP, GUP, attentatore, ministro.
E io dico: bravi, complimenti, fantastici.
ma basta.
l’informazione dovrebbe aggiungere, approfondire.
e invece no.
i servizi di questi giorni mi fanno lo stesso effetto della scrittura di E.L. James, all’inizio dell’intervista so già come andrà a finire.
tutta la solidarietà ai cugini “mangiabaguette” ma anche noi siamo ostaggio di Parigi, dei terroristi e dei media.