satisfaction

no figurati, non parlo della rivista di Serino, che tra l’altro non leggo. mi riferisco alle storie che arrivano nella mia casella di posta. perché quando succede che un lettore mi racconta le proprie avventure sessuali, spinto dall’entusiasmo di non trovare in me alcuna censura, mi sento tanto Suzanne Simonin. 
Italia, terra di slave, master, bull e couckold. e agenti letterari (cazzo, e ogni tanto ridete eh)

ecco perché raccontare una nazione piena di pudore, di tabù, spaventata dalle fiamme degli inferi giubilari, come ho fatto nelle 2 raccolte dal titolo Proibito, mi pare sempre assai più originale.

ora, però, in attesa che esca Io e il Minotauro e mentre vado alla ricerca di un Editore che non voglia trattenere per sé quella miseria di royalty a me dovute per la mia ricerca storica e sociologica sulle parafilie dal dopoguerra in poi, voglio di sapere di voi, di questo entra ed esci che sembra non avere a che fare nemmeno con il sesso, quanto con la più elementare affermazione di sé.

come scrissi in Justine 2.0 mi sento una scienziata del sesso. mi piace osservarvi tenendo però le mani a posto. perché quello che m’incuriosisce è ciò che spinge un uomo, o una donna, ad attraversare l’Italia per fottersi uno/a di cui nemmeno conosce l’odore.

raccontatemi il vostro grado di soddisfazione, o meglio ancora le delusioni, omettendo parolacce e inutili descrizioni di piselli che, giuro, sono un po’ tutti uguali e servono sempre alla stessa cosa, per quanta fantasia noi si abbia.

qui il mio ultimo romanzo Castelvecchi

qui i miei racconti erotici GiaZira Scritture

 

tutto iniziò con un alto debito

anche Benito fece la sua fortuna iniziale in Patria grazie al debito contratto durante la prima guerra mondiale. ma già, certe analogie le vediamo in tre, ci sono piccole fan del Ruspa che nemmeno sanno chi fosse Alida Valli benché vogliano fare le attrici, figurarsi conoscere  la strategia autarchica del Duce o le migliaia di documentari di propaganda sul Lanital, tra gli altri prodotti tutti italiani, il filato simil lana  che si estraeva dal latte: troppo caro, poco competitivo con il vello animale, un totale fallimento ben architettato dal regime.

anche le scuole di economia domestica per donne coloniche fu tutta una manfrina di “testa secca” nel tentativo di pubblicizzare i nostri  satelliti africani. in Italia si faceva la fame, ma le braccianti non avevano nessuna intenzione di lasciare la loro Patria per andare a vivere tra le belve feroci e mettersi in competizione, tra l’altro con le belle “selvagge”, di cui il caro Montanelli, beatificato post mortem, potrebbe certamente raccontarci i pregi durante una seduta spiritica.

in questi mesi, per la stesura di Proibito ’50 ho visionato una grande quantità di film e documentari di propaganda fascista, non giustifico nulla, ma capisco come l’italiano medio, già tramortito dalla propria ignoranza, abbia ceduto a quel paradiso di nazione che avrebbe dovuto essere l’Italia fascista nella fantasia di Mussolini.

qui Conversazioni Sentimentali in metropolitana (Castelvecchi 2017)

qui lo scandaloso Pioggia Dorata (GiaZira 2015, cui domandare anche Justine 2.0, INK Edizioni)